Fra i simboli che si conservavano come passaggio dall'iniziazione dei culti antichi alla realtà ed alla storia, sono le sigle Α Ω, ☧, IH, indicanti Cristo; la colomba posata sul ramo di palma con una stella nel becco, o che bee dal calice; cervi che corrono al fonte; pesci in asciutto; un gallo che annunzia il mattino dell'eterna giornata; due mani erette al cielo, o due mani e due piedi disposti a croce; il delfino, simbolo del tragitto delle anime verso una riva ospitale; l'àncora della speranza, o un semplice ramo d'ulivo; talvolta il cuore, che i Gentili appendevano al collo de' loro fanciulli. La croce era segno usitatissimo; e dapprincipio si faceva greca, cioè a braccia eguali; nel secolo iii si allungò, quando vi si appose il Crocifisso, ignoto a' primi tempi; com'era inusato il calice, da cui più tardi si fece sporgere l'ostia, o fu posto in mano all'evangelista di Patmo col serpente. Il serpente, nota di salute ai Greci che l'attribuivano al dio della medicina, ed agli Ebrei che ricordavano quello eretto nel deserto, passò a significare lo spirito del male, e si figurò vinto a piè della Croce, poi più tardi conculcato dalla Immaculata concetta. Talora il maligno esprimevasi col corvo; ma solo nel medioevo fu introdotta la sconcia forma di mezz'uomo e mezza bestia. La forza irrazionale trovasi talora rappresentata col leone, che dappoi fu posto fuor delle chiese con un agnello o un fanciullo in gola; altre volte, indicando la forza morale, sostiene la sedia vescovile, o il cero pasquale, o colonne.
Alle allegorie si aggiungono rappresentazioni storiche, desunte dal nuovo Testamento, come le parabole del Vangelo, o dell'Apocalisse il libro dei sette suggelli, il candelabro di sette rami, i quattro angeli dei quattro venti, i ventiquattro vecchioni, la bilancia, la donna inseguita dal dragone: non ne mancano di cavate dai Gentili o dalla tradizionale sapienza, quali sarebbero l'Orfeo, le Sibille, le Muse: e scene di vendemmia, che raffiguravano pel pio artista una vita matura, e da cui stavasi per ispremere il succhio spirituale. La morte, effigiata dai Greci in genj di graziosa mestizia colla face rovesciata, non aveva emblemi tra' primi Cristiani, e furono i Gnostici che introdussero la forma dello scheletro[174].
I nomi di santo, caro, innocente, dolcissimo, attestano l'affetto verso il defunto: l'in pace, frequente imitazione degli Ebrei, la fiducia religiosa che fa men tristi gli avelli; mentre negli epitafj romani l'idea d'una vita futura era mentosto credenza che augurio. I caratteri romani vi sono deformati, ineguali, fitti, raccorci, misti a lettere greche[175].
Antichissimo era l'uso dei doppieri accesi ai feretri; e sebbene Tertulliano riprovi lo spargervi fiori, troviamo usitato questo bel simbolo della bellezza e fragilità della vita. V'avea sepolture private, bisomi, trisomi, cioè per due, tre o più cadaveri; e alcune separate pei fanciulli vissuti men di quaranta giorni. Spesso il cadavere acconciavasi con aromi, donde quella fragranza che spesso si legge usciva dalle tombe dischiuse.
I sarcofagi s'introdussero quando alla nuova religione diedero il nome senatori e ricchi. Il primo, di cui l'età sia accertata dall'iscrizione, è di appena due anni anteriore alla morte di Costantino[176]; ma forse il più antico è quello della villa Panfili, figurante portici alla corintia, sotto cui quindici personaggi che circondano Cristo, in toga sopra sedia curule, bello del volto, e colle chiome spartite sul capo, al modo che suole ancora figurarsi. Sui sarcofagi per lo più si scolpiscono scene evangeliche, come l'adorazione de' magi o la benedizione dei fanciulli: talvolta anche della mitologia, o pagane reminiscenze, talchè non meno di Giona e Noè vi appajono Deucalione e Giasone, e le agapi non differentemente dai banchetti profani. Imperocchè l'arte plastica greca rivaleva sulle concezioni giudaiche; e massime dopo che la Chiesa non fu più costretta a nascondersi, si palesò il contrasto fra i comandi a metà pagani de' signori, tendenti a ridur materiale il culto, e il genio riordinatore e progressivo della Chiesa, che sostituiva la storia all'allegoria: la qual lotta impedì qui pure la trasformazione totale, cui il cristianesimo aspirava.
Intanto era nuovo questo prendere a soggetto, non più la forza e la leggiadria nella più vistosa appariscenza, bensì la bellezza che deriva dall'interno, i patimenti, l'ascetismo: e l'uomo dei dolori, la vergine madre, vecchi plebei, donne piangenti, esprimevano una religione insolita, per cui la vita era una espiazione, e che rendeva sacre le lagrime, e nell'amore e nella speranza trovava una significazione morale alla gioja e ai tormenti: anzi, per protestare contro gli abusi del bello, alcuni effigiavano la divinità in forma umile e servile. Quando la Chiesa divenne trionfante, più non ebbe a temere di quel che a principio potea parerle un inciampo; e non che repudiare le arti, se le appropriò, purificandole come tutto il resto; e conoscendole capaci di produrre effetti morali e intellettuali qualora sentano la propria elevatezza, se le rese ferme ed eloquenti ausiliarie nella promulgazione della divina parola.
Nella vicenda di persecuzione e di tolleranza, corsa per quattro secoli, i Cristiani fabbricarono qualche cappella in Roma stessa: Adriano, dopo udita l'apologia di Quadrato, permise si radunassero in celle che s'intitolarono Adrianee: e già avanti Costantino, più di quaranta chiese aveva la sola metropoli. Ma sol dopo ottenuta la pace e il trionfo si potè alzare tempj artisticamente, ed abbellirli di effigie ed ornamenti. Papa Silvestro, avuto in dono da Costantino il palazzo di Laterano, vi fece disporre un battistero ottagono, consacrato al santo, dal quale prese nome la chiesa vicina di San Giovanni Laterano, dove ancora il pontefice prende possesso della città e del mondo (urbis et orbis princeps). Distrutto il circo di Nerone, Costantino v'alzò una chiesa al principe degli apostoli, fabbricò quella di San Paolo fuor delle mura, e San Lorenzo, e Sant'Agnese. Quest'ultima, in una valle sparsa di catacombe tra la via Salaria e la Nomentana, fu conversa poi in cappella funeraria, ove Costanza figlia dell'imperatore venne deposta entro stupendo sarcofago di porfido, ornato di bacchiche allegorie. Simboli eguali appajono nel musaico del vicino battistero rotondo.
La chiesa dedicata in Roma a santa Prisca là dove sorgeva il palazzo di questa, battezzata da san Pietro e considerata come la prima martire, arieggia alle catacombe, con un sepolcro, un altare, una cappella. Quella di San Clemente, che è anteriore a Teodosio Magno, conserva inalterata la forma rituale, cinta d'un atrio a colonne e col pronao; dentro in tre navate, di cui la mediana ha undici metri di sfogo, quattro la destra, sei la sinistra, con anomalia non rara; ampia scala conduce alla tribuna, sotto cui si apre la confessione colle reliquie. Anche San Silvestro, Sant'Ermete, San Martino ai Monti in Roma furono elevati sopra oratorj sotterranei. Galla Placidia, figlia di Teodosio, volle che la chiesa de' Santi Nazario e Celso in Ravenna imitasse gl'ipogei; e vi collocò le tombe per sè, pel fratello Onorio, pel marito Costanzo e pel figlio Valentiniano III[177]. A Leon Magno s'attribuisce San Pietro in Vincoli a Roma, e ignoriamo donde togliesse quelle colonne d'un dorico assai più alto del pestano.
Costantino imperatore e i primi successori suoi non abbatterono nè mutarono i tempj pagani; ma ciò si fece via via che il cristianesimo prevaleva. Uno dei primi che fossero ridotti a chiesa fu Sant'Urbano fuor porta Capena, sopra la fontana di Egeria, di cotto, con portico di quattro belle colonne. Però tempj così piccoli come i pagani mal potevano servire al popolo intero, che congregavasi a partecipare della preghiera e del sagrifizio, e ad ascoltare i dogmi della fede e i precetti della morale. Più opportune a tal uopo venivano le basiliche (t. III, p. 425), recinti coperti, nei quali raccoglievansi i mercadanti agli affari, gli oratori a discutere, i magistrati a sentenziare. Dieci ne aveva la sola Roma, che altrove nominammo; e mentre i tempj per lo più abbellivansi esternamente di colonnati, della basilica non si vedeano che mura. La sala interna formava un quadrilungo, tripartito da due serie di colonne, le quali riuscivano ad un semicerchio, alzato d'alquanti gradini, e coperto d'un emiciclo. In questo abside o tribunale sedeva il pretore, con attorno i giudici e rimpetto gli avvocati: in gabinetti attigui si tenevano gli scrivani minori, uffiziali intenti a risolvere o conciliare i piati insorti fra negozianti: alcune basiliche erano provvedute di loggie in alto per comodo degli spettatori. Siffatte erano opportunissime alle riunioni dei Cristiani, non solo per la capacità, ma anche per la distribuzione, collocandosi in mezzo del tribunale l'altare, sulla cattedra del magistrato il vescovo, attorno ad esso il clero, nel resto i fedeli, e sulle loggie le vedove e le vergini devote. Dicono che la prima basilica volta ad uso cristiano fosse in Roma la Porcia, e servisse di modello alle chiese che conservarono quel nome.
Mentre papa Liberio con un senatore romano ideava la chiesa di Santa Maria Maggiore, cadde neve, benchè fosse agosto entrante; e su quella un angelo delineò la pianta della fabbrica. Questa leggenda attesta che s'attribuiva alle costruzioni sacre un senso superiore al capriccio dell'artista; e sembra che ogni parte fosse rituale, come già nel tempio ebraico. Allorchè fossero arbitri della scelta, i Cristiani costruivano le chiese sulle alture, lunghe due volte la larghezza, e colla cella rivolta ad oriente. Prima incontravasi l'atrio o paradiso, portico a colonne largo quanto la chiesa, e talora formante un cortile quadrilatero[178]. Ivi si deponevano gli estinti, col capo verso levante, ad aspettare la resurrezione. Del sepellire in città, vietato rigorosamente dalle XII Tavole[179], più non s'aveva scrupolo, come mostrano le tombe di Costantino e d'Onorio: un campo fuor della chiesa serviva ai più: alcuno impetrava di collocare i suoi cari presso i martiri, come sant'Ambrogio depose il fratello Satiro vicino a San Vittore. Solo i vescovi poteano essere sepolti nelle navate della chiesa; la famiglia imperiale sotto la sacra soglia.