In tre zone era partita la chiesa: alla prima (narthex, ferula, pronaos) vicina alla porta aveano accesso i penitenti non iscomunicati, e i catecumeni, che udivano il vangelo senza poter assistere al sacrifizio. La seconda (navis), ad uso degl'iniziati, n'era separata trasversalmente per un muro a tre porte; quella a destra per gli uomini, la sinistra per le donne, la mediana per le processioni. Nella nave di mezzo, riservata alle cerimonie religiose, avevano posto i leviti e i tre cori cantanti attorno ai tre pulpiti o amboni. Questi si faceano ottagoni o quadrati[180] con musaici e scolture; e uno serviva per l'orchestra, uno per l'epistola, dall'altro i diaconi leggeano il vangelo e le lettere dei vescovi. Davanti agli amboni stava la colonna del cero pasquale. La sedia del vescovo dietro all'altare occupava il centro dell'abside, che poi si chiamò presbitero, e che avea la volta dorata, e a lato i pastofori. All'estremità delle navi minori il senatorium ed il matroneum servivano pei patrizj e le dame. Al sacrario (cella, hieration), separato dal restante tempio con un arcone trionfale, si saliva per tre gradini; un velo colorato lo toglieva agli sguardi; nè ad altri che al sacerdote era dato penetrarvi. Stava sotto di esso la confessione, cripta delle ossa de' martiri, sopra cui ergevasi l'altare, unico all'unico Dio. Sopra di quello pendea la pisside, spesso in figura di colomba, entro cui conservavasi l'eucaristia; e attorno lampade di varie forme, appese al baldacchino in triangolo (ciborium) che era sorretto da quattro colonne. A questa generale distribuzione molte varietà s'introducevano.
Per edificare più prontamente, e trovandosi già le arti in decadenza, alle chiese s'adattavano colonne tolte ad edifizj diversi, e perciò di grandezza disuguali. Invece d'accorciare le troppo lunghe o rialzare con uno zoccolo le brevi, si sbandì l'architrave, e dall'una all'altra gettaronsi archi, sorgenti immediatamente da esse; metodo già conosciuto, allora fatto generale. Nella basilica di San Paolo fuor della mura[181] ventiquattro colonne di pavonazzetto furono portate dalla Mole Adriana, i cui elegantissimi capitelli discordavano dalle sedici aggiuntevi forse quando Teodosio ed Arcadio l'ampliarono; divideano esse la basilica in cinque navate, che con una trasversale formavano croce, e davano un vedere ben più grandioso e magnifico che i peristilj esterni degli antichi: tutti gli archi impostavano sulle colonne. In Santa Costanza le colonne sono binate, non nel senso della circonferenza, ma secondo il raggio della rotonda; quali pure in una chiesa presso Nocera de' Pagani, e in non poche posteriori. Il tempio pagano ricevea luce dalle porte o da un foro nella volta o da lampade; ne' cristiani finestre rotonde ed arcuate trasmettevano una luce, temperata da vetri a colore che rappresentavano al popolo le storie bibliche o dei santi.
Moltiplicaronsi poi le chiese a Roma, e in esse potrebbe seguirsi passo a passo l'architettura nel dechino e nel risorgimento, nessuna età così infelice trovandosi che qualcuna non ne ergesse per munificenza o devozione de' pontefici. Anche nelle altre città se ne aprivano, man mano che il cristianesimo vi era piantato, prediligendo le forme rituali nelle piante, nell'elevazione e negli ornamenti. Quando poi il culto non si limitò ad un martire solo, crebbero gli altari, il che coll'interrompere le linee alterò la semplicità del disegno; molto più quando s'introdusse la profana pompa de' mausolei.
Edifizj considerevoli son pure i battisteri. Nelle rovine della casa di Prisca a Roma, ove credono abitasse san Pietro, mostrano un capitello incavato, nel quale è fama ch'egli battezzasse, con acqua dapprima sacra a Fauno: aggiungono ch'egli amministrasse quel sacramento in una catacomba della via Salaria, e in quella dove poi fu sepolto presso un luogo ch'ebbe nome di Fonte san Pietro. Dappoi si eressero a quest'uopo edifizj presso le acque, accanto alle chiese, alle quali talora erano congiunti per via di portici, come ad Aquileja. Presso al palazzo Laterano, Costantino o san Silvestro fece il suntuoso battistero che ancora sussiste, con più ordini di magnifiche colonne di porfido o marmo, e membrature di edifizj antichi, senza unità di stile e di proporzioni: nel mezzo vaneggia il bacino, a cui si scende per alquanti scaglioni, ottagono come tutto l'edifizio, al quale precede un portico pei neofiti aspettanti; e serbasi ancora pei solenni battesimi amministrati dal papa. A tal uso furono pure ridotte in Roma le terme pubbliche di Novato, fratello delle sante Prassede e Pudenziana; il bagno del loro padre senatore Pudente; e quello di santa Cecilia, chiuso ora nella bella chiesa che da questa trae il titolo. Ottagona se ne volea per lo più la pianta; ma talora quadra, rotonda o a croce, con gallerie in alto, e una cappella coll'immagine del Battista, o di san Pietro che battezza Cornelio, o altra da ciò. Alle vasche giungeva l'acqua per doccie sotterranee, talchè il vulgo credeva si empissero miracolosamente. In quel di Sant'Andrea, rifabbricato da Leone III, la fonte era circondata da colonne di porfido; e di mezzo ne sorgeva un'altra, portante un agnello d'argento che versava l'acqua. Talora era un vaso isolato, sorretto da colonne o da animali simbolici. Un solo battistero faceasi per diocesi, e a pasqua e pentecoste soltanto si compiva la cerimonia; lo perchè i battisteri doveano essere molto capaci. Sulla forma de' primi se ne costruirono poi molti nel medioevo[182].
La decorazione e la sfragistica si esercitavano nei dittici, ove scriveansi i nomi dei santi e dei benefattori, da commemorare alla messa, ne' troni dei vescovi, negli altari e altarini, ne' candelabri, ne' reliquarj, nelle coperte dei libri rituali.
Coloro che non giudicheranno queste opere col sentimento, ma le scruteranno colla critica artistica, non dimentichino che era un'età di universale decadenza; e già imperante Costantino tal penuria si pativa d'artisti, che si dovettero dilapidar le fabbriche anteriori onde fornire le nuove. L'arco alzato a' suoi trionfi è tutt'insieme più maestoso che quel di Settimio Severo; ma gli ornamenti furono levati dall'arco e dal fôro di Trajano, e mal raccozzati con lavori di nuovo, scarsi di quell'arte di profilare che produce la grazia. Di questa mancano affatto le immagini del Salvatore e dei dodici Apostoli ch'egli fece porre in argento a San Giovanni Laterano, ed altre statue dell'età sua in Campidoglio, come pure le medaglie e monete: e per dedicargli una statua, si pose il capo di lui sovra un antico Apollo. Di quel tempo si fusero le porte di bronzo di San Paolo, perite nell'ultimo incendio, con incise figure e rabeschi contornati d'argento, ove la ricchezza mal potè velare lo scadimento dell'arte. E tanto fra il popolo scemava il culto del bello, che fu necessario vietare si demolissero mausolei, archi e colonne per capriccio o per bisogno di murare, e istituire un magistrato per difendere colla forza i pubblici monumenti[183].
Come dapprima la Grecia aveva allattata l'arte romana, così questa si trapiantò in Grecia con Costantino, e le costruzioni da lui fino all'imperatore Giustiniano derivano affatto dalle latine, e primieramente l'ippodromo e la gran cisterna di Costantinopoli; le medaglie bisantine portano latine leggende, e perfin la lupa romana. Solo al tempo di Giustiniano e colla fabbrica di Santa Sofia appare quel che volle dirsi stile bisantino, non bene definito nè cronologicamente nè artisticamente, ma che infine potrebbe ancora dedursi da edifizj romani, e specialmente dalle terme, preferendo alla sala rettangola delle basiliche la pianta rotonda e le cupole semicircolari, e tutto ornando di musaici e di pietre multicolori, e d'una ricchezza di ori, figure, rabeschi, opposta alla semplice nudità che dai Latini fu sempre preferita.
CAPITOLO LIII. Miglioramenti e complesso della legislazione.
Man mano che le altre discipline e l'Impero decadevano, migliorava la legislazione; segno evidente che la cagione non era a cercarsene nell'incremento della civiltà romana, bensì nello spirito nuovo, infuso dal cristianesimo. Solo un secolo più tardi dell'età che narriamo quella legislazione fu raccolta e vagliata per cura dell'imperatore Giustiniano: ma a noi pare questo il luogo di toglierla ad esame, sì perchè le sue disposizioni capitali si riferiscono a quest'età, sì per coglierne occasione a spingere un estremo sguardo nella vita intima del gran popolo, e comprendere meglio in qual senso deva intendersi la sua caduta.
L'antico Oriente non ebbe idea del diritto individuale, tutto rimanendo assorto dal capocasa, patriarca, autor della vita come del diritto; la personalità confondeasi nella famiglia, la famiglia nello Stato, lo Stato nel monarca; sicchè all'uomo non rimaneva altra difesa che ne' costumi patriarcali e nella religione, la quale, mentre sanziona l'obbedienza, mitiga insieme l'impero. Assoluta v'è pertanto la podestà paterna; il matrimonio è una vendita combinata fra' genitori; la moglie è serva; il padre può vendere i figliuoli, adottarne altri; sconosciuto il testamento, energica manifestazione della libertà individuale. È dunque il dominio dell'autorità, cioè della fatalità.