Esauste da piaceri eccessivi od infami le sorgenti della vita, i ricchi per voluttà, i poveri per necessità, aborrivano dal matrimonio; sicchè Costantino grandi privilegi attribuiva a chi pur un figliuolo avesse. Non volendo svilirsi nel commercio e nell'industria, i ricchi investivano i loro capitali in terreni, che vennero a ridursi tutti nelle mani di giganteschi possessori, massime dopo che Trajano pose per condizione dell'aspirare a dignità l'avere almeno i tre quarti del patrimonio in Italia. Sparì dunque la classe vitale de' minuti proprietarj, e alla popolazione agricola sottentrarono gli schiavi: ma fin questa infelice genìa minoravasi, e perchè gl'imperatori non conducevano tutti i prigionieri in Italia dacchè essa non era più riguardata come capo dell'impero, e perchè, meglio delle robuste braccia da aratro e da marra, si cercavano molti servi, che a centinaja seguissero per via i padroni e le dame[257].

I piani d'Italia, dalla maschia loro feracità erano convertiti in molli giardini e inutili parchi; il grano aspettavasi dall'Africa e dall'Egitto, sicchè qualvolta o le flotte nemiche o i tiranni o le procelle intercettassero il tragitto, Italia affamava. Diviso poi l'Impero, essa non solo cessò di ricevere i tributi del mondo, ma ebbe accomunate le tasse degli altri paesi, e divenne simile a colui che, avvezzo a scialare in casa di grandi, si trovi repente senz'appoggio, povero, inerte, male abituato.

Più volte qui gittò la peste, fierissima sotto a Tito, fin ad uccidere in Roma diecimila persone in un giorno; poi riportata d'Oriente dall'esercito di Lucio Vero[258]; di nuovo sotto Comodo, e spesso nel secolo seguente. Tre guerre civili s'erano combattute alla gagliarda nell'Italia settentrionale al tempo dei Trenta Tiranni, tre sotto Massenzio, tre sotto i figli di Costantino, due alla morte di Graziano e di Valentiniano II: e i Barbari, facendosi beffa della barriera dell'Alpi, venivano a rapire schiavi ed armenti, lasciando un incolto deserto.

Procuravano gl'imperatori risanguarlo o colle colonie militari, o trasferendovi gente; Aureliano distribuì prigionieri, che nel paese fra l'Etruria e le alpi Marittime piantassero vigne da far gratitudine alla romana plebe[259]; il vecchio Valentiniano spedì sul Po gli Alemanni presi al Reno[260]; Graziano, Taifali ed Ostrogoti su quel di Modena, Reggio e Parma: ma fin questo inadeguato ristoro mancò quando altrove che all'Italia gl'imperatori mandarono i prigionieri di Germania e di Persia, e quando, cessate le esenzioni, nulla allettava i veterani forestieri a piantarsi in colonia di qua dalle Alpi. Pertanto sant'Ambrogio scrive a Faustino: — Partendo da Bologna, tu lasci alle spalle Claterna, essa Bologna, Modena, Reggio; hai a destra Brescello, di fronte Piacenza, di cui non altro che il nome rimembra l'antica celebrità; a sinistra mettono compassione gl'incolti Appennini; e considerando le borgate un tempo animatissime di popolo, ti si stringe il cuore nell'osservare i cadaveri di tante città mezzo diroccate, e la morte di tante contrade per sempre distrutte»[261].

La Gallia Cisalpina, più discosta dalla corruttela, avea serbato lena più a lungo; ma quando si piantarono altre corti in Ravenna e Milano, le auliche splendidezze introdussero immoralità, le largizioni ozio, le cariche brogli; e la gente, affollandosi a quelle per vivere di donativi, svogliavasi dal lavoro dei campi, dalla tediosa onestà delle famiglie, dalla schietta rozzezza de' villaggi.

Quanto al mezzodì dell'Italia, basti dire che nel 395 una legge d'Onorio sgravò del tributo cinquecentoventottomila e quarantadue jugeri di terreno inseminato nel paese a cui l'ubertà guadagnò il nome di Terra di lavoro[262]. Per quei deserti erravano a baldanza orde devastatrici. Già soleano molestar le vie ne' tempi antichi; ripullularono durante le guerre civili, peggio dappoi: un Balla, entrante il III secolo, con seicento masnadieri infestava l'Italia inferiore, e due anni penò Settimio Severo a sterminarlo[263]. Tanto poi crebbe il male, che Valentiniano I venne nella determinazione di disarmare l'Italia come le provincie, sicchè nessuno portasse armi senza sua espressa licenza; nessuno, eccetto le persone di qualità, comparisse a cavallo nel Piceno, nella Flaminia, nell'Apulia, nella Calabria, ne' Bruzj, nella Lucania, nel Sannio, indi neppure nelle circostanze di Roma[264]: provvedimento estremo, che attesta la gravezza del male, e che toglieva alla quieta popolazione il modo di schermirsi da coloro che sfidavano la legge. E perchè di pastori principalmente formavansi queste bande, Onorio decretò che, chi consegnasse figli da allevare a pastori, s'avrebbe come confesso d'intelligenza co' masnadieri[265]. Alla strada e al bosco molti erano spinti dall'ingorda tirannide degli esattori fiscali, che, sotto pretesto di vecchi debiti, taglieggiavano il paese, e molestavano con estorsioni, prigionie, supplizj.

Potevano i cittadini amare una patria, che più non recava nè grandezza nè dignità nè sicurezza nè giustizia? Ristretta la pubblica vita nel gabinetto dell'imperatore, ai sapienti, agli statisti più non rimane che coltivare il diritto civile, ed esercitare la retorica e la giurisperizia nei minuti interessi privati. Proscrizioni dittatorie, guerra civile e supplizj imperiali tolsero di mezzo la nobiltà antica: la nuova, che non ha tradizioni a custodire, privilegi a tutelare, affollasi attorno al principe onde esercitare una parte delle costui tirannidi, e godere in fretta d'una preda che fra breve sarà rapita.

Dispensati dal servizio militare per gelosia, esclusi dai dibattimenti pubblici per costituzione, considerando come turpe l'industria, popolo e ricchi poltriscono nell'inerzia, ovvero esalano la turbolenta energia ne' parteggiamenti del circo o nelle esorbitanze del lusso. Ciascuno si fa parte da se medesimo, e con mercenaria avidità specula sulle pubbliche sciagure per ottenere gradi, piaceri, potenza, e, stromento dell'una e degli altri, il denaro, procacciato con spergiuri, corruzione, falsi testimonj, ladronecci. V'ha chi serba sentimento del nobile e del giusto? geme sulle sventure, e vedendole irreparabili, abbandona la società ai ribaldi e agli ambiziosi, e armato di disprezzo, o si ricinge di virtù austere ma senza viscere, o si stordisce fra godimenti sensuali, e con riti superstiziosi interroga un destino che teme e che non può declinare.

La classe media, più morale perchè operosa, era perduta, l'Impero riducendosi a ricchi sfondolati e a pezzenti, e tra loro l'abisso. Decurioni e senatori, a forza di eredità e di usurpamenti, succedendo ad infinite famiglie cadute serve o mendiche, aveano occupato provincie intere, e facendosi centro ciascuno d'un piccolo mondo, trascuravano tutto il resto. Se ad un de' siffatti il Goto occupasse i campi della Tracia, gliene sopravanzano immensi nella Spagna; se il Borgognone gli ardesse il ricolto nella Gallia, continuavano a fruttargli gli oliveti della Siria. Di qui l'imprevidenza meravigliosa di gente esultante sopra il sepolcro; di qui i prepotenti abusi, giacchè, qual magistrato poteva intimare obbedienza al possessore d'intere provincie?

In queste la nobiltà imperiale, cui spettavano le elevate magistrature, somigliava a quella di Roma, e diffondeva lontano la corruttela della metropoli; la nobiltà paesana, investita degli onori municipali, foggiavasi su quegli esempj. Fatti tutti cittadini romani, crebbe il numero degli ozianti, cui il tesoro dovea nutrire, del quale così aumentavano i bisogni quanto sminuivano le entrate; e ben tosto le campagne e le città lasciaronsi vuote per andar a godere e brogliare in Roma. Quivi bisognava alimentarli; e perciò, invece del grano, distribuivansi pane e carne e vesti già fatte e denaro, tutto a spese del restante impero.