Se occorrevagli un'ombra di diritto, gliel'offerse Onoria, sorella di Valentiniano III, che relegata per aver amato il ciambellano Eugenio, spedì un eunuco ad Attila, esibendogli l'anello e le ragioni ch'essa poteva offrirgli come moglie. L'Unno mandò a chiedere formalmente la mano d'Onoria, come già sua fidanzata, e con lei mezzo l'impero. — Le donne romane non hanno diritto alla successione», gli fu risposto: e la principessa venne maritata di nome ad un uomo oscuro, indi chiusa in perpetuo carcere. Attila allora aduna un nuvolo di popoli germani e di vassalli od alleati, stermina molte città della Gallia (450), ed assedia Orleans.

Ezio, non illudendosi nè alle insidiose profferte d'Attila, nè agli intrighi d'una parzialità che alla corte italiana favoriva la pace, per timida apprensione della guerra, fatto eroe per volontà, come sempre era stato per coraggio, avea raccolto le maggiori truppe che potesse, e massime gli ajuti dei Visigoti e de' costoro alleati, congiuntisi per respingere questi nuovi invasori d'un terreno, dov'essi cominciavano a gustare la dolcezza di stabili domicilj. Un generale romano, purchè riuscisse ad unire un esercito, poteva fare gran fondamento sulla superiorità che la tattica gli dava sopra di gente ragunaticcia, ricca soltanto di personale valore. Lo sentì Attila, il quale, ingombrato più che soccorso dalla moltitudine raccozzata, conobbe la titubanza, e levatosi d'attorno ad Orleans, e ripassata la Senna (451), attese il nemico nelle pianure Catalauniche sulla Marna, opportune ai volteggiamenti della cavalleria.

Ivi dunque s'accampava tutto il mondo asiatico, romano e germanico; quelli cui sfuggiva, e quelli che afferravano il dominio della nuova Europa. Con Roma schieravansi Visigoti, Leti, Armorici, Galli, Breuni, Sassoni, Borgognoni, Sarmati, Alani, Franchi, Ripuarj; con Attila altri Franchi ed altri Borgognoni, Boj, Eruli, Turingi, Gepidi, Ostrogoti: fratelli separati da lunga stagione, qui si rincontravano per trucidarsi. Nella battaglia, con poc'arte e assai furore travagliata, cencinquantamila cadaveri copersero le rive della Marna, ma ai Romani restò il vanto: e fu l'ultima gran vittoria che si riportasse in nome degli antichi signori del mondo. Attila si ritirò dietro la trincea de' suoi carri, e la notte cantava battendo le armi, a guisa di leone che rugge nella caverna dove l'hanno ridotto i cacciatori. Preparatosi alla difesa, accatastò le selle e le gualdrappe dei suoi cavalli, disposto a bruciarvisi vivo perchè nessuno potesse vantare d'aver preso od ucciso il sire di tante vittorie. Ivi aspetta un attacco; ma al silenzio della campagna s'accorge che il nemico s'era ritirato per arte di Ezio, ed anch'egli rivarca il Reno, e costeggiando il Danubio torna in Pannonia.

A primavera s'accinge a nuova invasione (452), e chiesta ancora la mano di Onoria col patrimonio di essa, e ancora disdetto, mettesi in marcia, valica le Alpi, e invade la pianura che l'Isonzo, il Tagliamento, la Livenza, la Piave, il Musone, la Brenta, l'Adige, il Sile avevano formata presso ai lenti loro sbocchi in mare. Era stata popolata dai Veneti Paflagoni[290], i quali colla caccia e la pesca viveano in quelle lagune, che offrivano breve tragitto fra Aquileja e Ravenna: vestiti alla greca con tuniche a maniche, larghi calzoni, il pileo in capo, e molto curandosi dei cavalli[291]. Il paese che con nome generico chiamavasi le Venezie, fioriva per le città di Concordia, Opitergio, Patavio, Altino, ridente di ville quanto il lido di Baja[292], e principalmente Aquileja.

A questa pose assedio Attila colle macchine fabbricategli da disertori, e col dispendio di vite incalcolate. Gl'Italiani nel difenderla mostrarono che l'antico valore non mancava in essi del tutto, qualora o non li disgustasse la dotta oppressione, o non gl'impedisse la gelosia degli imperatori. Dopo tre mesi di vani attacchi, Attila per disperato levava già il campo, quando nel girare vede una cicogna che s'appresta a fuggire coi pulcini suoi da una torre dove aveva posto nido. — La città sta per cadere, se l'abbandonano fin animali così fidi», egli dice; e con tale augurio ravvivato lo stanco coraggio de' suoi, li mena con superstiziosa foga all'assalto. S'apre la breccia, ed Aquileja ruina per più non risorgere. Altino, Concordia, Patavio vanno a strazio uguale; e gli abitanti sbigottiti, dal continente cercano rifugio tra le isolette della laguna, primo nocciolo della città e della repubblica che dovea conservare il libero imperio più a lungo che Roma[293].

Internatosi allora fra terra, Attila mandò a pari guasto Vicenza, Verona, Bergamo: Pavia e Milano si ricomprarono dal fuoco col cedere tutte le ricchezze e colla pronta sommessione. Attila, entrando nella reggia a Milano, e visto una pittura dove gl'imperatori erano rappresentati sul trono in atto di calpestar re barbari, sorrise, e vi fece istoriare i cesari, versanti sacca d'oro a' piedi di lui vincitore.

Tutta Italia, alle incalzanti notizie di replicati disastri, giaceva scarsa di consiglio, sprovvista di esercito, decimata d'abitanti. Ezio solo tenevasi in piedi: ma gli alleati che lo aveano soccorso di là dall'Alpi quando a quella dell'Impero andava congiunta la propria loro salvezza, allora vedevano con indifferenza dirigersi quella furia sopra l'Italia, come l'agricoltore quando il nembo, minaccioso a' suoi campi, si sfoga sopra gli altrui. Anche l'impero Orientale non seppe che promettere soccorsi; talchè a quel generale non restava che bezzicare di fianco l'esercito d'Attila. Valentiniano stesso non ben s'affidava nel suo generale, e tenendosi poco sicuro nel nascondiglio di Ravenna, era fuggito a Roma; poi vedendo anche questa abbandonata di soccorso e imperfetta di mura, meditava uscire d'Italia.

Nell'universale scoraggiamento, Leone papa ed Avieno romano consolare presero il partito di condursi supplichevoli al Flagello di Dio, e in nome della religione e delle antiche memorie implorare la salvezza di Roma. Lo scontrarono vicino a Peschiera, e accolti con rispetto, il pregarono a dar sosta, promettendogli immense somme qual dote d'Onoria.

Le leggende, che non poco s'esercitarono intorno a questo gran frangente, ricordano diverse battaglie avvenute sotto le mura di Roma, sì fiere che tutti i soldati perirono, eccetto i comandanti; ed anche esalate le anime, i cadaveri continuavano a pugnare tre giorni e tre notti come vivi[294]. Altri dissero che i santi Pietro e Paolo comparissero dal cielo, proteggendo la città dove riposano le loro ceneri, e minacciando Attila, il quale atterrito indietreggiò; miracolo perpetuato in colori da Rafaello, in marmo dall'Algardi.

Anche senza miracolo, può credersi che il rispetto all'antica metropoli del mondo gentile e alla nuova del cristianesimo rattenesse i Barbari: recente era l'esempio d'Alarico, di cui restarono spezzati i trionfi e la vita appena ebbe violato la gran città; i seguaci d'Attila, impetuosi negli attacchi, non reggevano alle lunghe prove degli assedj: erano decimati dalle malattie, con cui tante volte Italia punì i suoi invasori; infine, quale allettamento potevano avere i palagi per Attila, avvezzo a considerar libertà l'aria aperta, e prigione le case? Agognava prede? gli venivano offerte senza fatica.