Presso al Mille un conte Ugone dell'Auvergne colla moglie Isengarda pellegrinò alla soglia degli Apostoli per iscontare le gravissime sue colpe: ma quando volle entrare in San Pietro nol potè, spasimando di dolori e rimorsi. Costretto a confessare questi patimenti, ha l'assoluzione da papa Silvestro, e l'obbligo di edificare un monastero. Reduce, alloggiò a Susa presso un amico, al quale raccontò i mali e la penitenza; ed esso l'esortò a dedicare il monastero all'arcangelo Michele, mostrandogli la chiesa, ivi a dodici miglia, ove tanti miracoli questo operava. Ed ecco la notte l'arcangelo stesso appare in sogno, e lo conforta a tal fatto; e così ebbe origine il famoso monastero di San Michele alla Chiusa, ricco di molta storia, e pietoso ai tanti che da quella valle scendeano di Francia in Italia[417].
E in pellegrinaggi furono spesso cambiate le pubbliche penitenze: il che non piaceva a Carlo Magno, perchè incentivo a gabbar gente; e invece d'andar randagi coi ferri e ignudi, pareagli espierebbero meglio i peccati stando fermi in un luogo a lavorare, servire, far le penitenze canoniche[418]. Non valse l'avviso, anzi i pellegrinaggi crebbero, e si dirigevano massimamente ai luoghi della Palestina, dov'eransi compiti i grandi misteri dell'aspettanza e della redenzione. Ivi ogni gleba portava l'orma d'un patriarca o d'un apostolo; i racconti della prima fanciullezza come gli studj dell'età matura erano pieni dei nomi di que' luoghi; i cantici di Salomone, i treni di Geremia, le maledizioni d'Isaia, le istruzioni del vangelo li rendean noti e cari a ciascuno come una seconda patria. Pertanto v'affluiva gente a visitarli fin dai primi tempi del cristianesimo, e sempre più quanto più si convertivano popoli germanici, amanti delle corse lontane e avventurose e infervorati di zelo recente.
Nell'850 un diacono di Spoleto, involontariamente micidiale del fratello, andò a Roma a riceverne penitenza, e cerchiate le braccia e il collo di ferro, fu mandato ai luoghi santi finchè impetrasse perdono. Dauferio, nobile beneventano, per avere ucciso Grimoaldo principe di Benevento, passò a Gerusalemme tenendo in bocca un sasso abbastanza grosso, cui traeva solo per mangiare[419]. Con quel pellegrinaggio vedemmo puniti i concubinarj di Milano, ed Erlembaldo andarvi ad attingere il coraggio di combatterli: a Cencio che l'aveva tratto prigione, Gregorio VII impose di visitare Terrasanta. Ad esortazione di Sergio IV vuolsi che molti Veneziani andassero a Gerusalemme verso il 1009, tra i quali Gherardo Sagredo che colà morì e fu sepolto. Ne ereditò il nome e la pietà il figlio, il quale fatto monaco e priore di San Giorgio Maggiore, volle visitare il santo sepolcro: ma una tempesta lo gettò a non so qual riva, dove un monaco lo persuase andasse piuttosto ad apostolare l'Ungheria. In fatto vi fruttò grandemente in propagar la fede, e vi ottenne un vescovado, poi il martirio; onde ancora in Ungheria e a Venezia è venerato col nome di san Gherardo[420].
Nel Mille, due reduci da Terrasanta, sorpresi da un miracolo, si fermarono in val del Tevere, e fatto un oratorio, vi deposero reliquie, dalla cui devozione originò la città di Sansepolcro. Il monastero di San Vito nel Lodigiano fu fabbricato il 1030 da un Ilderado di Comazzo, nobilissimo, vivente a legge ripuaria, il quale racconta: — Avendo commesso grave misfatto, pensai scontarlo pellegrinando oltremare. Ma il pontefice cui mi confessai, trovando leggera l'ammenda, m'impose di continuare tre volte la visita al santo sepolcro e a cento santuarj, scalzo i piedi, senza cavallo nè bastone, nè uso di moglie, nè fare verun agio alla carne, e mai non passando il giorno ove la notte. Non reggendo io a tanto, gli caddi a' piedi, supplicandolo ad alleviarmi questa penitenza: ed egli impietosito mi ordinò di fondar questo monastero, e offrirgli la decima di tutti i miei possessi»[421]. Quei possessi eran nullameno di quattromila quattrocensessantaquattro pertiche, oltre molti diritti lucrosi: e quel monastero contribuiva ogn'anno un denaro d'oro al santo sepolcro.
Ogn'anno poi da tutta Europa, ma principalmente dall'Italia e da Roma partivano carovane di devoti, che colla schiavina in dosso, il bordone alla mano, un cappello di larghe tese, uno zaino sospeso alle reni, dopo confessi e comunicati, e benedetti colle preci che ancor sono nel Rituale, andavano oltremare, donde portavano palme e conchiglie, che reduci deponeano con solennità alla patria chiesa. Volle partire con una siffatta comitiva Raimondo piacentino dopo perduto ne' traffici ogni aver suo: ma sua madre non sofferse di staccarsene; e udita insieme la messa solenne del pellegrinaggio, e ricevuto il bordone e la bisaccia, si posero in cammino. Visitati i luoghi santi, tornavano per nave quando Raimondo ammalò agli estremi. I marinaj voleano gettarlo all'acqua perchè la sua morte non recasse maluria al vascello; ma la madre li distolse. E guarì, e toccarono terra, ma allora la madre infermò e morì; e Raimondo tornò soletto a Piacenza, ove depose il sacro ramo della palma; e fu sempre nominato il Palmiero.
Coloro che da tutta Europa passavano in Terrasanta, soleano attraversare l'Italia, con guadagno delle nostre città marittime, le quali, oltre il naulo, vantaggiavano alle fiere che le carovane de' Musulmani teneano a Gerusalemme, una delle città sacre anche nella rivelazione di Maometto, e nominatamente sul calvario il giorno dell'Esaltazione della croce; e nei porti di Siria trovavano occasioni di utili baratti. La pietà faceasi un dovere di soccorrere ai devoti; per loro fondavansi ospizj; Bernardo da Mentone ne fabbricò due sul grande e sul piccolo Sanbernardo; un altro erane sul Cenisio; Venezia già nel secolo x avea per essi un ospedale alla Giudecca, poi nel seguente a Sant'Elena, ai Santi Pietro e Paolo di Castello, a San Clemente.
Non di rado era occorso ai pellegrini di doversi difendere colle armi; e quando il furibondo califfo d'Egitto Hakem Bamrillah perseguitò i Cristiani di Siria, papa Silvestro II esortò i nostri a proteggerli (1001), e in fatto Genovesi e Pisani corsero quelle spiaggie[422]. La morte di Hakem sospese le minaccie; i nostri stipularono di pagare un tributo al nuovo califfo (1021) Daher Ledinillah per vivere sicuri in Palestina; e gli Amalfitani ottennero da lui di fabbricare, presso alla chiesa di San Giovanni, uno spedale pei viaggiatori d'Occidente, con ricca dotazione che ogn'anno mandavano d'Europa. Di qui l'origine degli Spedalieri di San Giovanni, durati poi fin alla nostra età col nome di cavalieri di Malta.
Ci fu veduto come i Musulmani avessero occupato la costa settentrionale d'Africa, e di là invaso la Sicilia e l'Italia meridionale, correndo continuamente il Mediterraneo a danno delle navi e del litorale; e come contro di loro operassero Giovanni XIV e i Pisani; e finalmente battuti dai Normanni, non solo rinunziassero a dominare l'Italia, ma anche in Sicilia fossero ridotti a condizione servile.
In altre parti però le minaccie de' Musulmani rinfocarono non solo contro Terrasanta ma contro tutta Europa, quando una nuova gente settentrionale rianimò la foga dei seguaci del Profeta, voglio dire i Turchi Selgiucidi, che avendo invasa la Siria (1078), vi trucidarono i Cristiani e i Musulmani Alidi, rei del pari al loro cospetto di credere che un Dio s'incarnasse. Fu sentito allora il bisogno di prevenire il pericolo coll'assalire i nemici; e Gregorio VII invitò i Cristiani ad assumere le armi, e passar a combattere per Cristo, proponendo condurli egli stesso, appena domi i suoi nemici[423].
Spetta dunque a lui la prima idea delle crociate; ed è notevole che non nomina tampoco il santo sepolcro, titolo d'emozione allora, come adesso pretesto: bensì ne motiva l'estendere il regno di Cristo, respingere l'Islam, restituire all'Impero le provincie tolte dai Selgiucidi, riunirlo alla Chiesa latina siccome prometteva l'imperatore Michele Parapinace, spingersi fino in Armenia regno di Cristiani, e ricacciare i Turchi nel deserto Tartaro. Vittore III continuò quelle esortazioni nel suo breve pontificato, e tenuto coi vescovi e cardinali un concilio, da tutti i paesi d'Italia adunò un esercito cristiano, al quale diede il vessillo di san Pietro e indulgenza plenaria[424]. All'impresa pigliarono principal parte Genovesi e Pisani, che invasero le coste d'Africa (1088), e delle spoglie levatene abbellirono le patrie chiese.