[211]. Anselmo abate di Nonantola, cognato di Rachi, fu da Desiderio tenuto esule sette anni, e probabilmente adoperò assai a favore di Carlo, giacchè questo fecegli immense donazioni. Muratori, all'anno 774: — Dum iniqua cupiditate Langobardi inter se consurgerent, quidam ex proceribus langobardis talem legationem mittunt Carolo Francorum regi, quatenus veniret cum valido exercitu, et regnum sub sua ditione obtineret, asserentes quia istum Desiderium tyrannum sub potestate ejus traderent vinctum, et opes multas, cum variis indumentis auro argentoque intextis, in suum committerent dominium. Anonim. Salernit., in Rer. it. Script. tom. II. p. i. paralip.
Vedasi L. C. Betmann, Paulus Diaconus und Geschichtschreibung der Longobarden. Annover 1849.
Martino da Cremona, figlio di Paolo nobilissimo uomo, e di Sabina onoranda femmina, fu diacono, e andò a mostrar ai Francesi il passo delle Alpi; infine divenne arcivescovo di Ravenna. Descrisse egli stesso il suo viaggio in una lettera che si pretende aver trovata il canonico Dragoni di Cremona, e che fu, senza troppo esame, pubblicata dal Troya nel suo Codice diplomatico.
[212]. Di lui dice la cronaca del monastero di Volturno: Hic, licet bello fuerit austerus, tamen plurimis locis ecclesias construxit, ornavit atque ditavit rebus ac possessionibus multis. Ex jussione principis apostolorum, monasterium ædificavit in valle Tritana. Rer. it. Script., tom. II. p. II. lib. 3. Senza appoggio di storia, la tradizione in Toscana fa merito a re Desiderio di molte fondazioni, come le mura di San Gemignano, la città di San Miniato, ove del resto fiorì lungamente la consorteria dei Lambardi.
[213]. Anastasio Bibl. nelle Vite di Leone III e IV ricorda il vicus Saxonum, Sardorum, Frisonum, Corsarum, e le scholæ peregrinorum, Frisonum, Saxonum, Langobardorum.
[214]. Alcuni soggiungono che si fe coronare dall'arcivescovo di Milano. Non appare che i re longobardi fossero inaugurati colla corona, bensì con un'asta: Paolo Diacono riferisce che un cucolo si posò su quella d'Ildeprando. Neppure de' Carlovingi è mai mentovata la coronazione; e la prima memoria certa di quest'atto è dell'888, quando Berengario fu coronato in Pavia.
[215]. Rodolfo Notajo ap. Biemmi, Storia di Brescia.
[216]. Una contro gli Aquitani, diciotto contro i Sassoni, cinque contro i Longobardi, sette contro gli Arabi di Spagna, una contro i Turingi, quattro contro gli Avari, due contro i Bretoni, una contro i Bavari, quattro contro gli Slavi di là dall'Elba, cinque contro i Saracini, tre contro i Danesi, due contro i Greci.
[217]. Mabillon, Ann. Ord. s. Bened., XXIII. 3.