Non sufficit papa unus; binis gaudes infulis.

Fides tua solidatur sumptibus exhibitis.

Dum stat iste, pulsas illum; hoc cessante, revocas;

Illo istum minitaris. Sic imples marsupias.

Lib. III. c. 38.

[398]. Gregorio VII fu santificato da Benedetto XIII nel 1729; e Giuseppe II, l'imperatore sacristano, lo volle cancellato dai calendarj austriaci. Non v'è ingiurie che non siansi dette di questo pontefice; ma altrettante lodi gli furono attribuite, massime da moderni, anche protestanti, e principalmente dal Voigt nella vita che di lui scrisse. Guizot lo mette a paro di Carlo Magno e di Pietro czar, riformanti per via del dispotismo. Stephen (nell'Edinburgh Review) lo dichiara il più nobile genio che regnasse a Roma dopo Giulio Cesare; e, come protestante, detestando lo scopo di lui, lo riconosce «favorevole e forse essenziale al progresso del cristianesimo e della civiltà». Lamennais lo intitolò il gran patriarca del liberalismo: ma questo concetto non è una novità, poichè il Giannone, cavilloso fautore dei diritti regj e perciò sempre ostile a Ildebrando, racconta che «niun altro più meglio e più al vivo ci diede il ritratto di questo pontefice quanto quel giudizioso dipintore che lo dipinse nella chiesa di San Severino di Napoli. Vedesi quivi l'immagine di questo papa avere nella sinistra mano il pastorale co' pesci; nella destra, alzata in atto di percuotere, una terribile scuriada; e sotto i piedi scettri e corone imperiali e regali, in atto di flagellarli. E dopo avere così mostrato essere stato Gregorio il terrore e il flagello dei principi, e calpestar scettri e corone, volendo ancor far vedere che tutto ciò potea ben accoppiarsi colla santità e mondezza de' suoi costumi, sopra il suo capo scrisse in lettere cubitali queste parole: SANCTUS GREGORIUS VII».

[399]. Così la intesero i contemporanei. Non cujuslibet regis et ducis sive marchionis, sed unius feminæ, scilicet gloriosæ et Deo dilectæ comitissæ Mathildis congressione imperator debilitatus est. Deusdedit Cardin. ap. Baronio ad an. 1081. — Ipsa pene sola cum suis contra Henricum... jam septennio prudentissime pugnavit, tandemque Henricum de Longobardia satis assai viriliter fugavit. Bertold. Constant. ad 1097.

Donnizone la dice hilari semper facie, placida quoque mente, e fœmina pacis; ma altrove Pervigil et fortis, perversos sæpe remordit.

Fervida bella nimis cum rege potenter inivit;

Nam per triginta duravit tempora firma