Se i Barbari, dilagando sulla nostra patria, avessero scontrato tanta patriottica ostinazione quanta Annibale o Pirro, sarebbe nata guerra di sterminio, dove una delle parti avrebbe dovuto soccombere: qual delle due non è difficile il prevederlo, chi avverta come la germanica migrazione continuasse da secoli senza esaurirsi. Sarebbe dunque avvenuto dell'Europa come più tardi dell'Asia e dell'Africa, donde gli Arabi svelsero ogni radice dell'anteriore civiltà. All'incontro i Barbari (eccettuiamo sempre gli Unni, che comparvero, distrussero e si dileguarono) arrivavano in Italia già cristiani, cioè accolti in una fratellanza che dava diritti e imponeva doveri.
Per quanto infelice fosse dunque la condizione cui trovaronsi ridotti i vinti in Italia, non va paragonata a quella che fecero, per esempio, all'Asia i Turchi, o all'America gli Spagnuoli. Qui, oltre il clero, si trovavano nobili, operaj, minuti possessori, coloni e schiavi. Al popolo basso generalmente dovette parere che i Barbari recassero un sollievo da quella concatenata oppressione fiscale. Degli schiavi gran parte nelle prime correrie fu rapita; ai restanti poco caleva a qual signore servissero, fatati alla miseria. Altrettanto dicasi dei coloni, che nulla avevano a perdere, e non di rado vantaggiavano. Della nobiltà patrizia romana aveano già fatto sterminio gl'imperatori; allora i Barbari l'annichilirono, giacchè, non trovandola buona ad alcuna delle arti di cui essi aveano mestieri, non le usavano que' riguardi che agli agricoli ed agli artigiani; sicchè della primitiva conquista rimase levata ogni traccia. Della nobiltà nuova formatasi nelle provincie, alcuni s'appigliarono alla fortuna de' vincitori, per trarne qualche porzione a proprio vantaggio: i più, umiliati, scaduti dalle dignità, spogli in parte o in tutto dei beni, sentivano repugnanza pei conquistatori, e faceano opposizione con quel poco di potere che ad essi era rimasto nelle curie; talvolta anche rimbalzavano contro gli oppressori, come vedemmo tentarsi sotto i Goti; altri si ritiravano nelle vaste e lontane tenute in mezzo a coloni e clienti, sperandosi dimenticati.
La civiltà romana, dovunque arrivasse, si sovrapponeva alle leggi, ai costumi, alla religione, alla lingua nazionale, per modo che pochi secoli di dominio cancellavano quasi ogni orma delle istituzioni dei popoli sottomessi e assimilati. I Germani al contrario, invadendo il nostro paese, sentivano quanto una civiltà sistemata fosse superiore ad una barbarie incomposta; sprezzavano i Romani individualmente, ma concepivano, se non rispetto, almeno meraviglia dinanzi a quei superbi edifizj, agli acquedotti, agli anfiteatri, alla regolare gerarchia de' poteri. Fissandosi poi sulle terre romane, e col diventare proprietarj acquistando relazioni più complicate e durevoli, comprendevano la necessità di regolamenti più estesi; e poichè la legislazione romana glieli offeriva, mentre abbattevano l'ordine politico, vagheggiavano il sociale, ed anche mettendo al giogo i Romani, si confessavano ad essi inferiori, e s'ingegnavano d'imitarli.
Non privavano dunque i vinti della libertà naturale riducendoli schiavi; e talvolta neppure affatto della civile. Questo, che era generosità rara fra gli antichi, qui veniva dall'esercitarsi i due popoli in diverso genere d'industria; nell'armi i vincitori; i vinti ne' campi, nelle arti, negli studj. Teodorico usò in insigni uffizj Cassiodoro, Boezio, Simmaco; altri Barbari si valsero certo dell'opera di Romani; e sebbene de' Longobardi non sia detto, li vediamo però dettare le proprie leggi in latino: queste leggi modificare alla romana; stabilire un sistema fiscale complesso, qual non avrebbero potuto se non col sussidio de' vinti.
Nè per questo il vinto entrava nella società de' vincitori. Adoprato per bisogno non per onoranza, rimaneva escluso dalle armi, e da ciò che fra i Germani n'è conseguenza, la giurisdizione e l'amministrazione; solo per grazia speciale alcuno veniva ammesso fra i vincitori, consentendogli il titolo di convittore del re.
I beni de' natii furono divisi in ragione diversa ne' diversi paesi: i Visigoti tolsero ai possessori due terzi dei campi, degli schiavi, degli animali domestici e degli strumenti di lavoro[126]; i Borgognoni, metà delle corti e dei giardini, due terzi delle terre lavorate, un terzo degli schiavi, lasciando in comune le foreste. Gli ausiliari degli ultimi imperatori chiesero in Italia un terzo de' terreni, e avuto il no, deposero l'ultimo cesare d'Occidente, e ottennero da Odoacre ciò che Augustolo avea negato. Gli Ostrogoti sopragiunti occuparono anch'essi un terzo.
Togliere metà o un terzo dei terreni a gente decimata dalla guerra, ed esonerarla con ciò dal tributo, che sotto i Romani esorbitava a segno da far sovente abbandonare al fisco le tenute istesse, parrebbe tutt'altro che abuso di brutale vincitore. Se fosse poi vero che il Germano, indocile alla fatica dei campi, non esigesse che il terzo dei frutti, sarebbe un sistema più mite di quanto si pratica oggi nella nostra campagna. Ma una partigione fatta da conquistatori sopra gente che non ha armi nè rappresentanza per francheggiare i proprj diritti, può ella immaginarsi altrimenti che come una grande violenza, esercitata parzialmente da ciascun capo nel paese o nel villaggio dove infiggeva la sua lancia?
Inoltre, i Goti toglievano que' possessi dal pubblico dominio, o da possedimenti privati? Se dai privati, come pare, che cosa intende Teodorico quando asserisce un ricco Goto equivalere a un Romano povero? Perchè gl'invasori soprarrivati occupassero i terreni stessi dei conquistatori precedenti, converrebbe supporre i Goti tanti appunto di numero, quanti gli Eruli e i Turcilingi d'Odoacre; e che avessero catasto e misuratori e una regolarità di possessi, affatto inconciliabile colla condizione di Barbari. Poi, se al primo entrare ciascun Barbaro diveniva possessore, come spropriava altri via via che faceasi nuove conquiste? e se la misura non fosse stata equa, come avrebbe potuto richiamarsene il prisco possessore? e davanti a chi? e come tutelava egli i proprj confini? Poi delle proprietà dei Goti cosa avvenne, quando i Greci gli ebbero vinti? e di quelle dei tanti caduti in guerra sì micidiale? Può mai immaginarsi che, fra tanto scompiglio, venissero restituiti ai primi signori? Potrebbesi credere che cadessero al fisco; ma nella prammatica di Giustiniano non v'ha motto di oggetto sì rilevante.
I Longobardi occupano essi pure un terzo, ma in peggior ragione: poichè, se i Goti contribuivano alle spese della coltura ne' campi invasi, questi levavano un terzo lordo dei frutti, modo di costringere i più a ridursi servi, se già nol fossero per sistema.
E qui si presenta una controversia famosa sulla bontà de' Longobardi. Il terrore chiamava torrenti e diluvj le invasioni; la compassione esagerava gli sterminj, tanto che papa Gregorio Magno dice, l'umana stirpe, folta in Italia come campo di biada, restò allora guasta ed uccisa, e tutto il paese converso in deserto, popolato solo di fiere. Noi sappiamo storicamente che la popolazione dell'Italia ancora romana era tutt'altro che numerosa; oltre che un fiero contagio l'avea desolata poco prima dell'arrivo de' Longobardi[127]. Per quante poi sieno le violenze particolari, v'è poca ragione di credere a uno sterminio sistematico, dal quale al vincitore non sarebbe derivata altra conseguenza, che di ridurre incolte le campagne.