Parrà indegna di attento e spassionato esame questa legislazione, nuova negli annali dell'umanità, e che operò per più tempo e su maggiori individui che non molte altre antiche e nuove? Tutto v'è democratico, tutto elettivo; ogni monaco salire al primo grado; acciocchè la nascita non rechi distinzione, si dimentica pur il nome di famiglia; l'eguaglianza sarà mantenuta dalla comunione de' possessi. In tempo che l'ozio era decoroso, e sordido il lavorare, Benedetto intima alla sua repubblica: — Il far nulla è nemico dell'anima, e per conseguenza i fratelli devono alquante ore occupar in lavori di mani, altre in pie letture; e se la povertà del luogo, la necessità o il ricolto dei frutti li tiene costantemente occupati, non ne stiano in pena, giacchè veri monaci sono se vivono delle proprie mani, come usarono i Padri e gli Apostoli: ma ogni cosa facciasi con misura per riguardo ai deboli».
Al quale obbligo adempiendo, i monaci domesticarono i terreni attigui ai loro monasteri: la prosperità de' quali essendo intento comune e trasmesso ai successori, poteano compier opere cui non bastano la vita e i mezzi d'un proprietario; ed uno s'accorgea d'avvicinarsi a un monastero quando vedesse campagne ben colte, anguillari di viti, e frutteti, e rigagnoli ad arte guidati. Le terre loro andavano esenti dalle contribuzioni; non amministrate dalla cupidigia privata, lasciavano maggior agiatezza al villano; talchè come un privilegio guardavasi l'esser messo a servigio d'un monastero. Quando poi deposero la zappa, presero lo stilo e le tavolette (graphium et tabulæ) che la regola imponeva a tutti di avere, copiarono libri, e ci conservarono i classici: poscia eressero magnifici chiostri, nei quali si ricoverarono le arti e la letteratura, e ai quali il secolo volge ancora l'ammirazione, dopo dimenticato quanto giovarono al vulgo.
L'abate era scelto dai monaci e tra essi; ma una volta eletto, acquistava potere assoluto, sebbene obbligato a interrogare i fratelli ne' casi più gravi. La virtù nuova introdotta nella società da quel precetto del Vangelo Obbedite ai vostri capi, fu spinta fino alla più assoluta abnegazione. «Se comando difficile od impossibile sia dato ad un fratello, lo riceva con dolcezza e docilità. Se trascenda affatto le sue forze, l'esponga sommessamente, non inorgogliendo, non ostando, non contraddicendo. Che se dopo la sua rimostranza il priore persista, il discepolo sappia che così dev'essere, e confidando nel Signore obbedisca» (cap. 68).
Così ogni volontà individuale era sottomessa a una sola, nè doveva il frate «avere in proprio potere il corpo nè la volontà» (cap. 33). L'abbate comandava, puniva, premiava, mutava di luogo e destinazione, finiva i litigi, castigava i renitenti. Nè però era egli un tiranno, giacchè trovavasi costretto dalle costituzioni del monastero e dalle consuetudini, che si consultavano ad ogni dubbio, e che determinavano le più minute particolarità della vita; come vestire, quando radersi o lavarsi, in che giorni all'erbe e alle fave aggiungere leccornìa di olio o di grasso, o il frugal desco rallegrare d'ova, pesci, frutte. Ai disobbedienti toccava dapprima l'ammonizione, poi la correzione in pubblico, poi la scomunica, cioè l'isolamento nel lavoro e nella preghiera: ai pertinaci il digiuno e anche pene corporali, e per ultimo l'espulsione.
Il mutamento più segnalato che Benedetto introdusse nella vita monastica, fu la perpetuità dei voti solenni. Per farli, era necessario conoscere quel che si prometteva, e in conseguenza durare un tirocinio, ove per un anno leggevasi ai novizj più volte la regola, onde assicurarsi che avrebbero e voglia e capacità di sostenerne i pesi; e venivano esercitati in mortificazioni, in esperimenti faticosi, e fin vani e puerili, ma diretti a ottenere il trionfo dello spirito sopra la materia, e la libertà vera che consiste nel padroneggiar le passioni.
Il vestire, quale costumavasi nel paese; e per trovarsi pronti al tocco del mattutino, nol deponevano neppur la notte, eccetto il coltello. I frati erano laici, nè lo stesso Benedetto ricevè gli ordini: «che se qualche prete chieda entrarvi (dic'egli), non gli si consenta agevolmente la domanda; se poi persiste, tengasi obbligato alle discipline senza alcuna dispensa».
Oppresso dai Longobardi, l'Italiano potea farsi frate, e subito diventava di valor superiore al dominante. È ben naturale che quella società nella società imponesse condizioni a chi vi entrava, e prima era l'eguaglianza, talchè Rachi già re longobardo, e Carlomanno già re dei Franchi restavano indistinti da qualunque altro benedettino.
Insomma quella regola era un compendio e un'applicazione del cristianesimo, delle istituzioni dei santi padri, de' consigli di perfezione. Ivi eminenti la prudenza, la semplicità; ivi coraggio e umiltà, libertà e dipendenza, tutto fondato sul sagrifizio, sull'obbedienza, sul lavoro; e di sotto alla severità generale trapela una moderazione, una dolcezza, un retto senso, da supplire a quel che ponno desiderarvi i secoli più colti. Cosimo de' Medici ed altri legislatori aveano sempre alla mano la regola di san Benedetto, tanto l'occhio esperto vi ravvisa secreti di vera economia politica; e i bisogni dell'anima sono armonizzati a tutti i gradi coll'attività necessaria al corpo[163].
Totila, traversando in guerra la Campania, volle vedere Benedetto; e per accertare se veramente e' fosse dotato di profetico lume, si pose indistinto nel corteggio: ma il santo, a lui difilatosi, il rimbrottò delle vendette che usava, e gli predisse vicina la sua fine, intimandogli di prepararvisi con opere di penitenza e di riparazione. Questo ed altri assai fatti ci furono trasmessi da insigni storici che (non ultima fortuna) sortì san Benedetto, cioè Gregorio Magno allora, poi il Mabillon; e le arti belle nel risorgimento, poi nel massimo loro splendore li riprodussero e perpetuarono per tutto il mondo, ma in nessun luogo più commoventi che a Montecassino, cuna ed asilo il più venerato dell'Ordine suo.
Qui l'aspetto di fortezza dato al convento, che più volte fu costretto a respingere le incursioni, e più vi soccombette; la lautezza di possessi, attestata dai titoli scritti sopra ruderi antichi, radunativi da ogni parte; la suntuosità dell'edifizio, adorno di quanto san fare di meglio pennello e scarpello; la memoria dei dotti, che ne' secoli più oscuri vi trovarono ricovero; la dovizia di documenti e di libri, fanno mirabile contrasto colla primitiva celletta del santo, e col povero sepolcro ove dormì fin quando la furia saracina non turbò le sue ossa; e l'uomo che ascende lassù tra ammirato, curioso e devoto, può leggervi intiera la storia dell'Ordine, che fu il principale dei tanti che s'introdussero.