Anche il nostro secolo si presenterà all'avvenire co' suoi miliardi di debito e milioni di soldati, per attestare che unicamente la forza egli seppe surrogare a idee e ad istituzioni abbattute; coll'incertezza di tutte le opinioni; con un tarantismo di brame, di prove, di sforzi; colla smania del bene senza coscienza per discernerlo dal male; colla perpetua surrogazione dell'intelletto alla coscienza, del fatto al diritto; con quell'inettitudine alla carità, per cui fra la nazione più ricca di denari e d'istituzioni si vedono migliaja di poveri morire ogni anno di pura fame: per cui ai cuori impetuosi invasi dalla noja, esasperati dall'ingiustizia, non sa largire che lo scherno finchè vivi, e compassione dopo suicidi: per cui le inclinazioni perverse diede a punire alla polizia, invece di industriarsi a raddrizzarle, e moltiplicò tante prigioni quanti v'erano conventi, prigioni di condanna, di prevenzione, di correzione, fin d'osservazione, e birri e gendarmi e vigili e guardie e ferri duri e durissimi, e disopra di tutto il carnefice a tutelare la sicurezza pubblica e salvare la civiltà.

Eppure chi negherà i meravigliosi suoi avanzamenti? e non dico solo questa dominazione assicurata sopra il mondo fisico coll'applicazione di stupende scoperte; ma questo rispetto all'uomo, quest'acquisto di dignità, questa diffusione degli agi, delle dottrine, della ragione?

Pari tolleranza usiamola anche per trasformarci ne' tempi passati, quant'è necessario a intendere un diverso incivilimento. Certo l'età delle incalzantisi rivoluzioni a fatica comprenderà quella delle lente evoluzioni: ma ha torto di rinfacciarle solo gli sconci e il bene che non compì; guardar solo al lato triviale delle cose grandi e al debole delle potenti. Chi il Coliseo di Roma trovi rinfiancato d'informi contrafforti, li befferà o riproverà, se non rifletta che altrimenti la mirabil mole sarebbesi sfasciata. Cura perpetua della Chiesa fu il sostituire l'autorità alla forza. Se non riuscì a rintuzzar le spade, è sua la colpa? e la tacceremo di usurpatrice se in mano dei soli studiosi d'allora traeva i giudizj, strappandoli alle sanguinose e ladre dei baroni? Avendo a fare con uomini, e non potendo annichilare il passato, essa, sprovvista di forze materiali, si contentava di collocarvi accanto qualche cosa che il correggesse. Sussisteva la schiavitù? e la Chiesa istituisce le feste, in cui anche il servo riposi, e l'asilo dove rifugga, e lo riceve agli ordini monastici e agli ordini sacri, mediante i quali si pareggia al padrone, e può divenire capo del mondo. Le fiere pel santo, i mercati attorno al santuario, sono l'unico commercio possibile fra tante prepotenze. Le croci e i tabernacoli sui crocicchi offrono un ricovero al viandante contro alle intemperie e ai masnadieri, e gli servono d'indirizzo, come le lanterne che vi si accendono. Apre i monasteri agli sgomenti d'anime sfiduciate della propria forza, all'espansione di bisognose d'isolarsi col loro Creatore, all'indignazione di disingannate della felicità, alla violenza di inacerbite dalla nequizia, alla prostrazione di logorate d'ogni speranza.

Diversi i sentimenti, doveano essere diverse le scritture. Oltre mancare della carta e della stampa, non si aveano tanti ozj da mascherare coll'occupazione da tavolino, nè si credeva che il mondo potesse governarsi colla penna, quando non sapeano maneggiarla Teodorico, Carlomagno, Federico Barbarossa, personaggi sì grandi. Noi beffiamo la loro ignoranza delle scienze mondane; non potrebbero essi deridere la nostra ignoranza di teologia? noi credere che i nostri studj siano più utili; essi chiederci se v'ha cosa di maggior conto che la salute dell'anima? Pochissimi scriveano la storia, e questa per la congregazione, per la città, per la famiglia propria; noi, tutti politica, empiamo le gazzette colla nascita, la salute, i viaggi dei re, coi pensamenti de' magnati, coi preparativi di guerre, cogli affari altrui, con ciò che fanno, dovriano fare o avrebber dovuto fare i ministri e i re: allora si occupavano di ciò che al popolo concerneva; ad una carestia, ad un allagamento, a un'irruzione di cavallette davano l'importanza che noi oggi alla nomina d'un maresciallo o d'un consigliere; la fondazione d'un convento, cioè d'una repubblichetta nella quale ogni plebeo potea trovare asilo e virtù e primato, era tenuta in conto quanto oggi gli atti d'un'accademia e le conferenze di due plenipotenti: oscure virtù d'un benefico, penitenze d'un eremita, pie fondazioni, credeansi degne dello stile istorico, non meno che oggi le parlate che mai non furono dette, le descrizioni di battaglie non viste, e le teoriche umanitarie. Non dirò che que' cronisti avessero dottrina maggiore dei gazzettieri d'oggi: pure a quelli si ricorre con tanto frutto, quanto si disimpara da questi, perchè non proponeansi d'ingannare; e leggendoli si ha da indovinare cosa volessero dire quando oscuri, illusi o passionati, ma non supporre dicessero quel che non pensavano o sentivano.

Poi, parliamo di lettere e scienze? il poema nazionale d'Italia in quai tempi fu concepito? e il maggior filosofo suo e teologo a qual secolo diede il nome? e il libro più letto dopo la Bibbia quando fu composto? Parliamo di belle arti? il medioevo seppe creare un ordine nuovo; vanto conteso alla moderna sterilità. Parliamo d'opere pubbliche? basta girare gli occhi per vedere in ogni luogo coltivazione, canali, palazzi, cattedrali, dovuti a quei secoli. Parliamo di libertà del pensiero? non v'è opinione per avanzata, infino al comunismo, che non siasi dibattuta ne' concilj, i quali allora proferivano decisioni su dottrine, su cui in appresso si proferirono sentenze capitali; le fondamentali quistioni della filosofia e della teologia v'erano agitate con un'attualità piena di persuasione e di scienza: se non che ogni età ha le sue forme, nè è ancora dimostrato quali siano le migliori.

Che se gli stranieri, i quali ingrandirono coll'uscire dal medioevo, per nazionale pregiudizio lo avversano, pel pregiudizio stesso parrebbe dovesse prediligerlo l'Italia, la cui civiltà vi fu somma non solo, ma unica; «quando (dice lo straniero istorico delle nostre repubbliche) Tedeschi, Francesi, Inglesi, Spagnuoli aveano privilegi municipali, capi feudali, monarchi da dover difendere; ma soli gl'italiani avevano una patria, e lo sentivano; aveano rialzato la natura umana degradata, dando a tutti gli uomini dei diritti come uomini, e non come privilegiati; primi aveano studiato la teoria dei governi, e agli altri popoli offerto modelli d'istituzioni liberali; restituito al mondo la filosofia, l'eloquenza, la poesia, la storia, l'architettura, la pittura, la musica, facendosi istruttori dell'Europa; e a pena si potrebbe nominare una scienza, un'arte, una cognizione, di cui non abbiano insegnato gli elementi ai popoli che poi li sorpassarono: e quest'universalità di cognizioni avea raffinato l'ingegno, il gusto, le maniere; pulitezza che restò loro anche molto dopo ch'ebbero perduto tutti gli altri vantaggi, come l'eleganza e il garbo sopravvissero all'antica dignità che n'era Stato il fondamento».

La grandezza politica dell'Italia non equiparò i vantaggi che essa recò all'incivilimento del mondo, nè i grandi suoi ingegni maturarono frutti politici: ma non sono prediletto tema a declamazioni sentimentali Genova e Venezia, capolavori del medioevo? E se strazj sì lunghi e variati non hanno ancora gittato la patria nostra nell'avvilimento, è dovuto forse più ch'altro agli avanzi delle istituzioni del medioevo e al sistema comunale; e quando essa testè si eresse tutta insieme ad una sublime aspirazione, il fece evocando le idee e le forme del medioevo.

Se non che la quistione restò fra noi complicata dal principato terreno, che la Chiesa assunse, non già per essenza sua, ma condottavi da contingenze deplorabili; e quando, soccombendo dappertutto le repubbliche ai principati, anch'essa più non potè appoggiarsi a' popoli, e dovette cercar posto fra i re, allora le toccò la sua parte dell'odio serbato ai Governi; e vi fu chi ebbe l'arte d'inasprirlo per distornarlo da altri oggetti: rimase esposta all'esagerazione di opposti partiti; e grandi scrittori d'Italia si chiarirono avversi, non tanto ad essa, quanto ad alcun papa: e in conseguenza, da Dante, dal Petrarca, dal Machiavelli si attinse colla prima educazione avversione e disprezzo pei papi; la turba pedissequa fece eco: oggi stesso i dettatori ci intimano che bisogna pensare coi nostri classici. Vero modo di progredire! Ma quelli almeno erano leali, e ci presentano gli errori col contorno delle virtù: poi, altrettanti scrittori nostri diverso giudizio portarono sui poteri in contrasto, o almeno spogli da quell'acrimonia esotica contro ciò che avea formato la grandezza del nostro paese, e che ancora gli dava l'unico primato lasciatogli dal trionfo di coloro, per cui campeggiavano i sostenitori della libertà del principato.

E dell'Italia specialmente crediamo rimanga inintelligibile e sterile la storia quando la si guardi come una nazione unica, guidata dai principi, i quali la lasciano occuparsi regolarmente de' mestieri e delle lettere. Questo tipo, acconcio a popoli la cui vita consiste nella vita dei loro re, manca di verità fra noi: il che, se nuoce alla compagine artistica, schiude però uno spettacolo più vario ed animato a chi sappia elevarsi fin là, dove si può non solo abbracciare il movimento politico e le operazioni materiali, ma esaminare sentimenti e raziocinj, lo sviluppo poetico e religioso insieme col teorico, collo scientifico e coll'industriale, unificando sentimenti, dottrina, attività.

E noi, con questo discorso che non a tutti parrà fuor di proposito, vogliamo soltanto inferire che importa osservare il medioevo, non con irriflessivo dileggio o cieca venerazione, ma con meditabonda serietà; non con iraconda preoccupazione, ma con amorevole coscienza; non con santocchieria angustiante, ma con franca e larga indagine; riferendosi all'opportunità de' tempi, anzichè misurare tutto col metro odierno; non repudiando il bene per gl'inconvenienti che l'accompagnano; non rampognando un buon fatto perchè poteva esser migliore, a somiglianza di que' frivoli che accusano i monaci d'avere distrutto alcuni libri antichi, senza tener conto che tutti quelli che abbiamo ci furono conservati da essi.