Colla nuova civiltà mal si combinano le grandi aggregazioni di popolo, anzi prevale l'esistenza indipendente di ciascuno. L'estesissimo impero di Carlo Magno non resse dacchè manca la sua mano robusta; e le nazioni ch'egli avea strette insieme, rimbalzarono tosto che dall'instancabile volontà di lui non trasse più vigore la complicata amministrazione cui le avea sottoposte; e tutto andò spartito in tante signorie, quanti erano i popoli, con leggi proprie, e con effettiva indipendenza sotto una nominale subordinazione.
L'Italia, che pareva anch'essa dover venire assorbita in quel grande accentramento, ne restò distinta, ma sbranata in moltissime signorie; e i nostri re valeano poco meglio di qualunque altro de' possessori di grandi feudi, fossero signori longobardi qui sopravanzati, o nuovi pòstivi dai Franchi; e dei prelati che, a modo del clero di Francia e di Germania, mescevansi della politica; e che tutti mal s'acconciavano al regolato governo istituito dal Magno.
Pepino re d'Italia sedeva in Pavia, non però distaccato dall'Impero; tanto che Carlo Magno, a lui scrivendo nell'807, s'intitola ancora re dei Longobardi, e gli trasmette ordini[234]. Sinchè fanciullo, ebbe per tutore Wala, poi per consigliere e ministro sant'Adalardo abate di Corbia, che amava la giustizia senza distinguere persone nè ricever regali; i prepotenti che angariavano il popolo, represse; e dicevasi esser non uomo ma angelo. Papa Leone III l'ebbe famigliare, e — Se mi fossi ingannato nel credere ad esso, a niun Francese mai più crederei»[235].
Morto Pepino giovanissimo (810), Carlo Magno gli sostituì il figlio Bernardo: ma come il Magno morì, Lodovico Pio, suo successore, stabilì dividere il regno tra' proprj figliuoli (817), e a Lotario primogenito col titolo imperiale assegnò l'Italia, e primazia sovra i fratelli. Se l'ebbe a male Bernardo, che come re d'Italia aspirava all'Impero, e v'era sollecitato dagli Italiani; e i vescovi Anselmo di Milano e Valfondo di Cremona, scontenti d'una sovranità forestiera, formarono una lega di principi e città, e muniti i varchi, alzarono per la prima volta quel grido che fu poi echeggiato d'età in età, di liberarsi dai Barbari (818). Con essi Bernardo passò di là dalle Alpi, ma presto sconfitto, fu condannato a morte; e i due prelati, e i sacerdoti e i grandi che gli ascoltarono, furono chiusi in prigioni o in monasteri.
Lotario, rimasto re d'Italia, trascinò i nostri nelle lunghe guerre che contro del paese e dei fratelli menò per le spartizioni ripetute dell'Impero. Succeduto poi al padre (813), nel trattato di Verdun divise i possessi coi fratelli a seconda delle nazionalità, e non pretendendo per sè alcuna supremazia che ne sminuisse l'indipendenza, si piantò oltr'Alpe (844), e qui lasciò re il figlio Lodovico II.
Il regno d'Italia occupava la parte superiore della penisola, già dominata dai Longobardi, e che allora prese il nome di Longobardia. Era essa divisa in contadi, e già indicammo quali fossero le attribuzioni dei conti, e quali i privilegi de' liberi, degli ecclesiastici, dei Comuni, allora misti di varie cittadinanze per la concessione di Carlo Magno: e sebbene sussistessero le apparenze longobarde, si estendevano le maniere Franche del possedere e del giudicare, e dappertutto si trovavano benefiziati e vassalli laici o ecclesiastici al modo salico.
Di fatto le leggi emanate dai primi Carolingi non facevano che compiere il sistema del Magno, precisando i diritti e i doveri, frenando gli usurpamenti dei baroni, mentre alle chiese si prodigavano franchigie e privilegi. I re longobardi comandavano sull'intera nazione, e non facevano guerra fuori del regno o ben di rado: i Franchi sì, e perciò avevano bisogno di moltiplicare i vassalli proprj, coll'assegnar loro dei feudi, cioè beni particolari, portanti l'obbligo del militare. Eguagliati Longobardi e Romani col concedere anche a questi il guidrigildo, i nostri ch'erano rimasi della stirpe antica, massime nei paesi non occupati da Barbari, ottennero il diritto e l'obbligo di portare le armi, cogli onori e colle prerogative che ne conseguitavano, così qui pure fu dilatato l'uso de' benefizj o feudi, massime da che i beni confiscati ai contumaci furono scompartiti tra i Franchi. I grandi, possessori di quelli, vennero sempre meglio sottraendosi dal dipendere dai re, e tanto più quanto questi erano meno robusti, e sovente lontani. I vassalli maggiori non poteano essere spossessati dal re, se non per cause prestabilite; anzi riuscirono a rendere ereditario il possesso, lo che avvenne pure delle altre dignità. I piccoli feudatarj, abbandonati di protezione, si sottomettevano a conti e vescovi; i pochi liberi cercavano la tutela dei potenti, e di rendersi vassalli, giacchè il feudo portava seco la giurisdizione.
Era nel sistema de' Franchi di concedere a qualche possesso la piena giurisdizione, di modo che restasse disoggetto da ogni autorità se non fosse la sovrana: per le quali immunità veniva a sminuzzarsi il paese quasi in tante signorie, quante erano giurisdizioni privilegiate, e ponevansi le une a contrasto colle altre. Di questo passo i privilegi delle persone e delle terre nobili si assodarono, formandosi una classe, interposta fra il re e la plebe, qual non v'era nella Roma antica; i re trattavano coi duchi e i conti, non più col popolo o coi Comuni; gl'impieghi e le dignità non furono amovibili giacchè erano annessi al possesso di terreni; gl'individui, privati di qualunque rappresentanza, restavano in balìa dei signori.
Anche i papi, entrando a parte del sistema feudale, assodavano la propria potenza temporale in bilancia colla regia; sicchè il clero, i ricchi, i grandi erano mossi da interessi differenti da quelli del re. Lodovico II (855), e come re d'Italia e come imperatore dopo la morte del padre, dovette essere continuamente colle armi in pugno per mantenere la superiorità Franca, e impedire lo sfasciamento cagionato dalle immunità.
Carlo Magno avea lasciato a ciascun popolo la propria legge; ma ciò valea pe' magnati; valea fors'anche per recuperare qualche proprietà usurpata: realmente però e Romani e Longobardi e Salici restavano a discrezione del feudatario, che non aveva chi lo frenasse ogniqualvolta il suo interesse fosse in opposizione con quello del suddito.