I principi di Benevento e di Salerno rappacificati (856) assalsero Bari, e riportarono grande vittoria; ma i Saracini li rivinsero e fugarono, desolando anche i principati, donde trassero grandi prede. Soldano, sbucato da Bari con trentasei vascelli, va e sperpera l'Illiria greca, spogliando le città che si erano sostenute contro gli Slavi: ma i Ragusei lo fecero stare tanto che giunse di Costantinopoli una flotta, innanzi alla quale i Saracini fuggirono.

Parve ai Romani che Lodovico II non avesse abbastanza ajutato a queste fazioni, e cominciarono a mormorare e dire: — Che cosa fanno per noi codesti Franchi? non ci proteggono contro i nemici, e violentemente ci tolgono il nostro. Non sarebbe meglio chiamar i Greci, e cacciare codesti stranieri dalla nostra dominazione?»[255].

Fu riferito a Lodovico che questi discorsi venivano da Graziano maestro della milizia; onde temendo d'una insurrezione, accorse coll'esercito. Leone papa, così robusto a difendere la Chiesa e la patria, non mostrava orgoglio verso gl'imperatori, e — Se abbiam fatto cosa alcuna incompetentemente, e ai sudditi non osservammo la giustizia, la sottoponiamo al giudizio vostro e dei vostri giudici. Spedite qua, ve ne supplichiamo, dei messi timorati di Dio, i quali facciano diligente indagine delle cose piccole e grandi, sicchè non rimanga nulla non discusso e definito da loro»[256]; e andò incontro all'imperatore con tutti gli onori onde placarlo. Graziano e tutti i nobili giurarono che l'accusatore aveva mentito, onde la condanna cadde su questo.

Partito Lodovico, l'Italia si trovò alcun tempo senza ingerenza di forestieri, in uno di quegli intervalli d'indipendenza, che sempre le furono così brevi e così male adoperati. Morto Leone IV (855), gli successe Benedetto III; ma una fazione sostenuta dai nobili voleva Anastasio, e ricorsa ai messi imperiali, conseguì l'intento. I Romani sdegnati protestarono voler piuttosto la morte che l'indegno pontefice; talchè ai ministri fu forza confermare Benedetto.

Gravissimo affare dei papi era il tutelare la disciplina contro le libidini dei re, i quali, ad esempio dei Maomettani, pretendeano prendere e ripudiar le mogli a loro senno. I re Franchi aveano più volte dato noje siffatte a' pontefici, e allora Lottario II, fratello dell'imperatore, rinviata Teotberga, voleva sposare una Gualdrada. La rejetta ebbe ricorso a papa Nicola (862), che alla violazione del sacramento si oppose risoluto, non ostante la connivenza de' germanici arcivescovi di Colonia e Treveri. Questi due prelati vennero a Roma per addur ragioni; ma scomunicati, trassero a favor loro l'imperatore Lodovico II, che infervoratosi a sostenere il fratello, cioè l'adulterio, e istigato pure dal sempre ostile arcivescovo di Ravenna, s'avviò a Roma per costringere il papa a cassare la data sentenza. Il papa ordinò litanie e digiuno; ma l'esercito sopragiunto quando una di quelle processioni montava la scalea di San Pietro, ruppe croci e immagini, e a bastonate volse i devoti in fuga. Il papa si tenne nascosto; ma intanto essendo morto uno che avea spezzato la croce di sant'Elena, e ammalatosi Lodovico stesso, si credette vedervi un avviso di Dio: la imperatrice andò pregare il pontefice venisse a parlare all'imperatore, e si riconciliarono; ma le uccisioni e le violenze de' costui soldati nessuno le riparò.

Fin quando Ravenna era sede degli esarchi, i suoi arcivescovi pretendevano il primato, o almeno non sottostare al papa. Quando Carlo largheggiava con questo, chiesero anch'essi la Marca d'Ancona, e non disdetti assolutamente, vi esercitavano giurisdizione, procurando estenderla su tutta la Pentapoli; causa d'incessanti lamenti de' pontefici[257]. E sempre reluttarono alla primazia papale, affettandosi pari, come per fasto, così per autorità. Volendo l'imperatore Lotario fare solennissimo il battesimo di Rotrude sua figlia, Giorgio arcivescovo di Ravenna ottenne di levarla al sacro fonte, e a tal uopo portò a Pavia gran parte del tesoro della sua chiesa per farne regali: nei soli addobbi battesimali della principessa spese quattrocento soldi d'oro. L'imperatrice, sentendosi assetata, bevve occultamente una buona tazza di vin forestiere; poi riccamente vestita e tutta gioje e col volto coperto assistette alla funzione, e partecipò alla sacra mensa. Tal violazione del digiuno ci è raccontata da Agnello, storico di quei prelati, il quale assisteva alla cerimonia, e vestì egli medesimo la principessa all'uscire dal sacro fonte.

Tra quegli arcivescovi ebbe trista rinomanza Giovanni, che faceva colà ogni talento; vilipendeva i messi pontifizj, lacerava gl'istromenti di affitti o livelli della Chiesa romana, e gli appropriava alla sua; preti e diaconi deponeva senza giudizio canonico, e li cacciava in ergastoli; e sebbene la città fosse sotto l'autorità anche temporale del papa, impediva a' suoi vescovi d'andar a Roma, e li scomunicava. Alcuni cittadini ne portarono lagnanze, onde fu citato al concilio Romano; ma egli vantava di non esser tenuto andarvi. Scomunicato, ottenne dall'imperatore due legati, coi quali presentossi a Roma, credendo incuter soggezione; ma il papa stette saldo, e poichè i Ravennati lo supplicarono a venire a rassettar le cose, vi andò: ma vi volle un altro concilio di settantadue vescovi per domare il ricalcitrante. Eppure fra pochi anni lo troviamo in nuova rotta col papa, ed entrato in Ravenna, saccheggiò le robe de' papalini, rapì loro le chiavi della città, e le prese per sè e pel magistrato municipale[258].

Fra ciò i pontefici non desistevano di eccitare contro i Saracini, le cui correrie non lasciavano tregua. Gl'Italiani s'accorgevano che unico modo di sbrattare la patria dagli stranieri è l'unione: e Lodovico imperatore, supplicato da essi, gittò il bando della leva a stormo a tutti i conti, vassalli e liberi, e — Chiunque possiede in beni mobili il valore del suo guidrigildo si conduca all'esercito; i poveri che abbiano dieci soldi d'oro di valsente, proteggeranno le coste e le piazze di frontiera; prelati, conti, gastaldi usciranno con tutti i loro ministeriali, senza riserva o privilegio; i vescovi non lascieranno indietro laico alcuno; chi ha molti figli, non ritenga a casa che il più inutile: i liberi che ricusassero le armi, perdano beni e patria; onori e benefizj i conti, signori, abati e badesse che non mandassero all'esercito i vassalli e servi: i conti lascino a casa soltanto un vassallo pel proprio servizio e due per le mogli, e la gente imbelle facciano chiudere ne' castelli. Ogni uomo da guerra porti seco armadura compita, vesti per un anno e viveri sino al ricolto. Chi ruberà armi od animali domestici pagherà tripla composizione e sarà condannato all'harnescar (cioè a portar una sella in spalla al cospetto dell'esercito, e un messale se preti); se schiavi, abbiano la frusta: morte alle fratture, all'adulterio, all'incendio, all'omicidio».

Tutta Italia fu in armi (866). Lodovico andò a Montecassino a chiedere che le preghiere secondassero l'esercito; e colà gli menò le sue truppe Landolfo, vescovo e signore di Capua, gran mettitore di risse in quel paese, e che, come un'altra volta, fece disertare i suoi pochi a pochi. L'imperatore corrucciato, e vedendo dover assicurarsi degli amici prima d'assaltare i nemici, volse le armi contro il mal fido, e col distruggere Capua sgomentò gli altri, e anche Napoli, che colla indifferenza di gente intesa solo alla prosperità dei traffici, era piena di Saracini come Palermo, e gli ajutava d'armi, di viveri, di ricetto; anzi il duca Sergio avea lega coll'emir[259]. Procedendo, respinse i Musulmani d'ogni dove, restringendoli in Taranto e Bari: ma non arrivando la promessa flotta greca, dovette dar indietro. Lo inseguì Soldano co' suoi, che vincendo si spinse fino a San Michele sul Gargàno, santuario de' Longobardi, ma l'esercito lasciato da Lodovico nella Puglia non cessò di bezzicarli: e sebbene anche i nostri toccassero molte perdite, Matera, Venosa, Canosa furono ripigliate e munite (870); e anche Bari dopo tre anni, e mandata pel fil delle spade, e Soldano non riconobbe la vita che dalla generosità di Lodovico, mosso dalle istanze del principe di Benevento, di cui quello avea avuta prigioniera e rispettata la figlia.

Lodovico spedì ad assediare Tàranto, sollecitando l'imperatore Basilio Macedone ad ajutarlo della flotta per ispazzare il Tirreno da costoro[260]. Basilio mandò meglio di trecento navi; ma poichè i Greci arrogavano a sè il vanto della vittoria, a spregio de' Barbari obbedienti al falso imperatore d'Occidente, Lodovico rispose: — Avevate fatto di grandi preparativi, è vero, simili in numero alle cavallette che oscurano l'aria; ma come queste cadendo dopo breve volo, abbandonavate il campo per ispogliar i Cristiani della Schiavonia, nostri sudditi. Pochi erano i nostri guerrieri; perchè, stanchi di aspettare, li rimandai, solo ritenendo il fiore, con cui ho continuato il blocco, e vincemmo i tre più potenti emiri de' Saracini, sgominammo gl'Infedeli; e se per mare ci secondate, ricupereremo Sicilia. Fratello, sollecita i promessi soccorsi marittimi, rispetta gli alleati e diffida degli adulatori».