Basilio, tenendosi insultato dal tono della lettera e dal titolo di fratello, non rispose alla chiamata, anzi gli nimicò alcune città, spargendo ch'e' volesse farsene signore; laonde l'impresa fallì. I Franchi, usi in Italia a disgustare dopo la vittoria anche quelli a cui pro hanno vinto, offesero coi loro eccessi, e massime Angilberga colla sua avidità straccò i Beneventani a segno, che Adelgiso loro principe, subillato anche da Soldano, si chiarì per gl'imperatori d'Oriente, i quali allora ricuperarono le principali città della Calabria, del Sannio e della Lucania.
Lodovico accorse ad assoggettarle (871); avrebbe mandata a sterminio Capua che a lungo resistette, se non fossero usciti gli abitanti col corpo di san Germano implorando pietà; passò a Benevento, e credendo alla sommessione d'Adelgiso, congedò le truppe o le distribuì in guarnigioni. Adelgiso, senza rispetto all'impero nè alla vittoria, rapì ai Franchi il bottino non solo, ma anche le salmerie dell'imperatore, cui tenne prigioniero nel proprio palazzo[261]. Tre giorni durò egli in cima ad una torre; poi sceso per fame, giurò sulle reliquie di non vendicarsi nè più tornare; ma sciolto appena, si fece dal papa assolvere dell'estorta promessa, e dal senato romano autorizzare a proscriver quel principe. L'assalì dunque, giurando non levarsi d'intorno a Benevento se non avesse preso il ribelle: ma neppur questo giuramento potè tenere, giacchè il principe ricorse all'imperatore di Costantinopoli, promettendo a lui il tributo che prima dava ai Franchi; e papa Giovanni VIII, venuto a sua richiesta nel campo (872), li riconciliò[262]. I re suoi parenti che moveano tardi al soccorso, tornarono indietro: alcuni vassalli che aveano favorito al ribelle o non ajutato il re, vennero puniti.
Di queste dissensioni faceano lor pro i Saracini, che cupidi di vendicare le sconfitte, spedirono immenso esercito dalla Sicilia e dall'Africa a Salerno e sopra Capua, per dar mano alle loro colonie rinvigorite: quella di Tàranto avea ripreso Bari; la Puglia era battuta da Musulmani; Napoli, Gaeta, Amalfi, se non amiche, neppur erano avverse a costoro. Lodovico appena liberato gli osteggiò, ma prima di morire li vide arbitri dell'Italia meridionale, e minacciare d'incendio Salerno e Benevento e sperperarne i contorni. I vicini sosteneano l'assediata Salerno; ma l'imperatore, forte adirato al duca di essa, negava soccorrerla. A quell'assedio l'emir Abdila piantò il letto sulla mensa della chiesa de' santi Fortunato e Cajo, e vi sacrificava ogni notte la verginità d'una monaca, finchè una trave vel fracassò (874). All'assedio di Benevento un cittadino calatosi dalle mura per chiedere soccorsi, nel ritorno è preso; gli Arabi gli fan larghe profferte se inganni i suoi, fiere minacce se no; ma condotto presso le mura, grida: — Coraggio! durate! arrivano i liberatori: avrò morte; vi raccomando mia moglie e figli»; ed è fatto a pezzi.
Lodovico, venuto poi a soccorso, riportò qualche vantaggio, ajutato da Amalfitani e Capuani, avvistisi del pericolo proprio nell'altrui. Anche in Napoli il duca Sergio cozzava col santo vescovo Atanasio, il quale, per sottrarsi alla persecuzione di lui, suggellò il tesoro e fuggì nell'isola del Salvatore. Sergio spedì Napoletani e Saracini per pigliarlo; ma l'imperatore mandò Marino duca d'Amalfi, che fe macello degli aggressori. Sergio in vendetta derubò il tesoro, onde fu scomunicato dal papa, mentre Atanasio conseguì onori dall'imperatore e dai popoli.
I Saracini, nojati del lungo resistere di Salerno, incatenarono il nuovo emir Abimelech, e partirono, abbandonando munizioni e viveri. Ma cresciuti di nuovi rinforzi e d'accordo co' natii, poterono metter radici sulla costa Campana, devastare i territorj di Benevento, Terelle, Alife; e il duca Adelgiso sconfitto dovè mettere in libertà Soldano, che teneva come ostaggio. Costui, non disarmato dal perdono, ricomparve più terribile che mai. I monasteri di Montecassino e di Volturno, mal difesi dalle orazioni e dai vassalli, furono incendiati; nè il paese de' fieri Sabini seppe tener testa alle correrie. Gli assaliti invocavano i Greci, ma questi erano deboli; invocavano i signori di Salerno, Amalfi, Napoli, ma questi se l'intendevano coi Musulmani. Il papa in persona andò a Napoli per distorre dalla lega cogli Infedeli quel duca e gli altri principi di là intorno: Sergio, che ricusava, fu scomunicato; Guaifero principe di Salerno gli mosse guerra; il vescovo Atanasio suo fratello congiurò contro di lui, e preso e accecato il mandò a Roma a finire miserabilmente, e proclamò duca se stesso, come avea fatto il vescovo Landolfo a Capua; e n'ebbe lode dal papa. Ma l'intrigante vescovo anch'egli ben tosto aderì ai Saracini, e partecipava alle loro ladronaje; e chiamato di Sicilia l'emir Sicaimo, gli diè stanza alle falde del Vesuvio. Mal per lui, giacchè le costui masnade cominciarono a predare i contorni, rapir cavalli, armi, fanciulle: si spinsero anche fin alle delizie di Tivoli e alle sacre rive del Tevere, e per due anni le campagne di Roma nulla fruttarono agli atterriti abitatori.
Lodovico II, lodato dai contemporanei come amator della giustizia, sostenitore dei poveri e dei pupilli (875), morì nel territorio di Brescia, e quel vescovo lo fece sepellire in Santa Maria. Ma Ansperto arcivescovo di Milano andò colà coi vescovi e tutto il clero di Bergamo e Cremona, e fattolo disotterrare e imbalsamare, con lunga processione portollo a deporre in Sant'Ambrogio di Milano, con un epitafio di non infelici versi e di amplissime lodi[263].
Papa Giovanni VIII tentò ravvivare il coraggio o la compassione del vano e inetto successore di lui Carlo Calvo. — Il sangue cristiano dilaga; chi campa dal fuoco o dalla spada è trascinato schiavo in esiglio perpetuo: città, borghi, villaggi periscono vuoti d'abitanti; i vescovi dispersi non trovano rifugio che alla soglia degli Apostoli, lasciando le chiese loro per tane alle fiere; sicchè veramente è il caso d'esclamare, Beate le sterili, e le mamme che non allattarono. Chi mi dà rivi di lacrime per piangere la rovina della patria? siede addolorata e sola la regina delle nazioni, la regina delle città, la madre delle chiese. Oh giorno di tribolazione e d'angoscia, giorno di miseria e calamità!» Con eguale istanza dirigevasi agli altri principi perchè non lasciassero dalla stirpe di Agar ridurre serva l'Italia e rovinar la religione. Carlo comandò al duca di Spoleto di dar mano al papa; ma il console di Napoli, sordo a minaccie e scomuniche, ricusò staccarsi dai Musulmani. Roma dunque non si potè redimere che assoggettandosi a venticinquemila annue monete d'argento, e vide i baroni circostanti allearsi coi Saracini per ambizione di piantare la propria signoria in Roma.
CAPITOLO LXXII. Imperatori italiani. Gli Ungheri.
| Carlo Magno imperatore 800-814 | ||||||||
| Pepino re 781-810 | ||||||||
| Bernardo re 810-18 | ||||||||
| Adelaide sposa Lamberto? | ||||||||
| Guido di Spoleto re 889 imp. 891-94 | ||||||||
| Lamberto imp. e re 894-98 | ||||||||
| Lodovico il Pio assoc. all'imp. 813-40 | ||||||||
| Lotario assoc. all'imp. 817-55 | ||||||||
| Lodovico il Giovane assoc. all'imp. 849-75 | ||||||||
| Ermengarda m. di re Bosone | ||||||||
| Lodovico il Cieco re 899 imperat. 901-903? | ||||||||
| Lotario di Lorena | ||||||||
| Berta m. di Tibaldo di Prov. | ||||||||
| Ugo re 926-47 | Rodolfo II di Borgogna re 922-26 | |||||||
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| Lotario assoc. 931-50 marito di . . . | Adelaide che nel 951 sposa Ottone il Grande | |||||||
| Carlo di Prov. | ||||||||
| Carlo il Calvo imp. e re 875-77 | ||||||||
| Lodovico il Tedesco | ||||||||
| Carlomanno re 877-79 | ||||||||
| Arnolfo imp. e re 896-99 | ||||||||
| Lodovico il Fanciullo | ||||||||
| Zventiboldo re di Lorena | ||||||||
| Luigi il Sassone | ||||||||
| Carlo il Grosso re 879 imp. 881-87 | ||||||||
| Pepino d'Aquitania | ||||||||
| Gisela | ||||||||
| Berengario I re 888 imp. 915-24 | ||||||||
| Gisela m. del marchese d'Ivrea | ||||||||
| Berengario II re 950-61 | ||||||||
| Adalberto re col padre | ||||||||
Lodovico II non lasciava figliuoli; e quanto si fossero ingagliarditi i grandi ecclesiastici e secolari apparve nelle due fazioni che allora si formarono attorno ai due suoi zii. Una, desiderando un protettore robusto, chiedeva re Lodovico il Tedesco, al quale nella partigione del retaggio di Carlo Magno erano tocche la Baviera, la Boemia, la Moravia, la Pannonia, la Carintia, la Sassonia ed altri paesi d'oltre Reno; l'altro Carlo il Calvo re della Francia occidentale, perchè, debole essendo, non avrebbe attenuato i diritti e gli arbitrj signorili. Carlo passò di subito le Alpi: lo seguì per contrastarlo Carlo il Grosso figlio di Lodovico, e trovandosi prevenuto, guastò il Bergamasco e il Bresciano; poi atterrito, o deluso dallo zio che fingeva assalire la Baviera, diede indietro; e Carlo il Calvo venuto a Roma (875), coll'arti di Giugurta vi comprò voti e la corona dell'Impero, poi in Pavia quella de' Longobardi. Come in Francia egli non sapeva impedire le usurpazioni de' nobili, anzi gli aveva assicurati non sarebbero rimossi dalle pubbliche funzioni nè essi nè i loro figli, ed obbligato i liberi a sottoporsi ciascuno a un patrono; altrettanto fece in Italia.