Non sempre erano usate a così nobili fini, e rendeano oggetto d'ámbiti e di brighe la sede pontifizia. Si racconta che una fanciulla di Magonza, educata in Atene sotto abito virile, fermossi a Roma (855) col nome di Giovanni d'Inghilterra, e salse in tanta fama d'erudizione e virtù, che fu assunta al papato; ma dopo due anni ne furono clamorosamente scoperti il sesso e l'impudicizia. Diceria vulgare, opportuna a celie e scandalo, ma insussistente non che alla critica, nè tampoco al senso comune. Mariano Scoto, cronista del secolo xi, l'accenna, indi a disteso Martin Polacco, autore d'una storia dei papi fin al 1277: autorità tardive; eppure i passi medesimi sembrano interpolati; come sembra quel di Anastasio Bibliotecario, atteso che altrove egli medesimo dà Benedetto III per successore a Leone IV, e soggiunge che l'elezione di quello fu notificata a Lotario imperatore, il quale si sa che morì nel settembre 855. Ferveva allora la rivalità della Chiesa greca colla latina, risolta poi in deplorabile scisma: Leone scriveva al patriarca di Costantinopoli Michele Cellulario correr voce in Occidente che alla sua sede fosse stata assunta una femmina. Il fatto saria colà meno strano, se è vero che l'ottenessero anche eunuchi; ma certamente Leone non avrebbe dato questo colpo, o Michele gliel'avrebbe rimbalzato se fosse stata nota la favola della papessa. Nè fra tante ingiurie lanciate dal patriarca Fozio e da altri alla sede romana se ne trova cenno. Una medaglia poi dell'855, portante il conio di Lotario e del papa, dissipa ogni dubbiezza.

Un prete Anastasio, da Leone IV in concilio deposto perchè non risedeva nella parrocchia, levossi a competere il seggio con Benedetto III, e tratti dalla sua i commissarj imperiali, lo spogliò delle insegne: ma a lungo dibattuta la causa, prevalse l'elezione de' Romani all'usurpazione dei forestieri.

Nicola fu il primo papa che si dica coronato (858), in presenza di Lodovico II imperatore, il quale l'addestrò alla briglia, e alcuno aggiunge gli baciò il piede. Tratto dal chiostro a vera forza perchè sentiva la gravità dell'offertogli manto, volle tenerlo con un'inflessibilità pari agli austeri suoi costumi ed alle illibate intenzioni: difese la primazia papale contro Fozio patriarca di Costantinopoli, dal quale cominciò lo scisma greco; mantenne l'integrità del matrimonio contro le intemperanze dei re, i quali pretendevano ripudiare le mogli quando sazj. Dopo la morte di Nicola (867), Lamberto duca di Spoleto entrò in Roma, e sott'ombra d'acquietare, lasciò saccheggiarla da' suoi scherani, senza rispetto a chiese o monasteri, e rubando molte nobili fanciulle. Tale scompiglio regnava presso al capo della cristianità.

Il nuovo papa Adriano II aveva avuto per moglie Stefania, e questa viveva ancora con una fanciulla, impromessa a un nobile. Anastasio parroco di San Marcello, già nemico ai papi e scomunicato, poi perdonato e rimesso bibliotecario, aveva un fratello Eleuterio, nobile e ribaldo al par di lui; il quale, sedotta la fanciulla, la rapì e sposò. Adriano indignato trovò modo a ritorgliela; ma Eleuterio entrato in casa, in istanti uccise lei e la madre. Fu preso dalla giustizia; ma Arsenio suo padre, versando all'imperatrice Angisberga l'oro di che era ghiotta, si assicurò la protezione dell'imperatore. Vero è che fra quei negoziati morì, e il papa domandò messi imperiali che facessero processo e giustizia secondo la legge romana; ed Eleuterio fu mandato a morte, Anastasio scomunicato.

Giovanni VIII, intrigante e passionato, mal giudicò la moralità delle azioni; prodigò scomuniche, convertì le penitenze in pelligrinaggi, e lasciossi illudere da Fozio. Fu il primo papa che fosse chiamato a decidere fra due competenti alla dignità imperiale, e dichiarò che, essendo questa stata conferita a Carlo Magno per grazia di Dio e ministero del papa, egli la trasportava al re dei Franchi, ch'era Carlo Calvo[282]. Dicono che questo, in benemerenza, rinunziasse ad ogni sovranità sopra Roma: ma più probabilmente non fece che dispensare il pontefice e il suo popolo dall'omaggio che rendeano all'imperatore. Però non seppe difender Roma dai Saracini, ai quali il papa dovette pagare un tributo.

Fra le contese de' Franchi e degli Alemanni che si disputarono l'impero, gl'italiani aspirarono a tenerlo di qua dall'Alpi, e poichè allora ogni cosa traducevasi in linguaggio e fatti ecclesiastici, ne nacque un turpe scisma. Formoso, devoto a re Carlo che con tanto vantaggio aveva apostolato i Bulgari e favoriva il partito tedesco, da Giovanni VIII che sosteneva i Franchi fu spoglio del vescovado di Porto e tenuto prigione. Il nuovo pontefice Marino lo liberò e restituì alla sua sede, dove egli persistette ad avversar il partito italiano che portava Guido di Spoleto, il quale infatti riuscì imperatore, favorito dal nuovo papa Adriano III (882-84). A questo si attribuisce un decreto che esclude l'imperatore dall'elezione de' pontefici. Ricusò di ricomunicare Fozio; nel che stette egualmente saldo Stefano V (885), spiegando all'augusto bisantino i limiti fra l'autorità pontifizia e l'imperiale. Stefano, allorchè fu assunto, trovò spogliati il tesoro, la guardaroba, i granaj, le cantine in modo da non poter fare il solito donativo; tanto nelle vacanze crescevano le devastazioni.

Alla sua morte prevalse il partito alemanno, e portò al soglio pontificio Formoso (891). Questi fu contrariato vivamente dal partito italiano, che giunse ad ucciderlo e gli surrogò (dopo il brevissimo e annullato regno di Bonifazio VI) Stefano VI (896), un de' più caldi in questa fazione. Per secondare alla quale, prese pretesto che Formoso avesse violato i canoni coll'abbandonar una chiesa per un'altra, atto allora insolitissimo, e diede scandalo nuovo alla Chiesa col farne disotterrare il cadavere, e collocato sul trono in vesti pontificali, giudicarlo d'aver deserto la prima sposa per un'altra; e condannatolo, gli fece mozzare il capo e le tre dita con cui benediceva e gettarlo nel Tevere, dissacrando quanti avevano da lui avuto l'ordinazione. Irritati da tali violenze, i fautori di Formoso insorti strangolarono Stefano, i cui atti furono cassati da Romano, egli pure considerato antipapa da alcuni, che riconoscono unico legittimo Teodoro II (898). Un concilio radunato da Giovanni IX abolì i processi contro Formoso e ne scomunicò i promotori, perdonò al clero che se n'era mescolato, volle non passasse in esempio la traslazione di esso da altra sede alla pontifizia, nè si consacrasse alcun papa se non dopo l'approvazione dell'imperatore. In un altro concilio a Ravenna fu riconosciuto dall'imperatore Lamberto il privilegio della santa romana chiesa, e confermati i possessi di questa; ma insieme stabilito che qualsifosse laico o cherico potesse andar liberamente all'imperatore per chiedere o grazia o giustizia. Ivi pure il papa esponeva la miseria cui era ridotta la Chiesa romana, non restandole pur tanto da mantenere il clero e i poveri; aveva egli inviato a tagliar piante per restaurare la basilica Lateranese che diroccava, ma i malviventi non l'aveano permesso.

Fatto è che, mentre l'autorità papale nell'ecclesiastico erasi di tanto ampliata, i baroni, cresciuti di forza in Roma, la inceppavano, ergevano pontefici i loro ligi, non soffrivano ostacolo alle loro prepotenze, e per meglio soperchiare accordavansi cogl'imperatori[283]. Ma una parte di essi ne escludeva l'intervenzione, non per ispirito religioso o nazionale, bensì per avere meno impacci. Adalberto il Ricco di Toscana n'era capo, e Teodora parente sua, colle ricchezze e colle prodigate lusinghe acquistava dominio, secondata da due figlie, una del suo nome stesso, maritata in Graziano console di Roma, l'altra quella Marozia che già nominammo, sposa d'Alberico marchese di Camerino e conte di Tusculo, il più poderoso signore della campagna romana. Marozia pose il capo ad elevar papa Sergio amico suo, sturbandone Giovanni IX, ma il tentativo fallì (900); e anche dopo la morte di questo e di Benedetto IV (903), Leone V fu preferito. Cristoforo romano, cacciatolo prigione, invase il papato; ma gli fu tolto bentosto dal predetto Sergio (904), che recò i vizj e l'adulterio su quel trono dove tante virtù eran splendute[284].

A tale strapazzo era ridotta la Chiesa dall'intervenire dei signori alle nomine, e dallo sbrigliamento delle partigianerie. Sergio III a quelli cui doveva il sublime grado consegnò Castel sant'Angelo; onde rimanevano arbitri di Roma, e avrebbero potuto interrompere quella serie, per cui il regnante pontefice legasi fino agli apostoli. S'accontentarono invece di farvi eleggere chi ad essi talentò, un Anastasio III (911-14) men male degli altri, un Landone sabino, poi Giovanni X amato dalla giovane Teodora sorella di Marozia. Riuscì egli migliore che non potesse aspettarsi dall'indegna origine; e compreso dei suoi doveri, come a capo degli eserciti sconfiggeva i Saracini, così provvide di sottrarre la sede pontifizia alla vergognosa tirannide col frangere la micidiale consorteria delle famiglie signorili.

Ne spiacque a Marozia, che maritandosi in Guido duca di Toscana, rinvigorì il nodo fra le due case di Toscana, e di Tusculo, sicchè ebbero a loro arbitrio Roma. Prima opera fu il soffogare l'indocile Giovanni, cui Marozia surrogò (928-31) Leone VI, poi Stefano VII, infine il proprio figlio Giovanni XI, che abbandonandosi alle inclinazioni della tenera e indisciplinata età, lasciava le cose sacre e profane raggirare dall'ambiziosa madre e dal fratello Alberico. Vedemmo come questo si ergesse signore di Roma, dopo respinto Ugo di Provenza re d'Italia; e carcerato Giovanni, lo costrinse a spedire legati a Costantinopoli chiedendo quel patriarcato per suo figlio Teofilatto, di quindici anni appena, a questo ed a' suoi successori in perpetuo concedendo il pallio. Morto Giovanni, quattro papi (931-46) (Leone VII, Stefano VIII, Marino II, Agapito II) furono successivamente eletti da Alberico: ma quando Ottaviano, suo figlio d'appena diciotto anni, fu sortito pontefice (956) col nome di Giovanni XII, l'autorità papale uscì da quell'oppressura, e Giovanni si trovò il più possente signore della media Italia, le cui fazioni rimescolò, e chiamò in Italia Ottone.