Restava la dominazione degl'imperatori greci, i quali non cessavano di protestare contro quelli d'Occidente come usurpatori; onde Ottone pensò snidarli d'Italia, come via a sterminare poi i Saracini. Mostrò dunque assalire i loro possessi in Calabria (968); pure al tempo medesimo chiedeva fossero dati a titolo di dote ad una figliastra dell'imperatore Niceforo Foca, ch'e' domandava sposa a suo figlio Ottone re di Germania. Recò quest'ambasciata Liutprando vescovo di Cremona, il cronista arguto o maligno di questa età, che si compiacque raccogliere aneddoti scandalosi intorno ai re ed ai papi. Non ebbe egli veruno buon risultamento, anzi furono perfidamente côlti e uccisi alcuni ch'erano stati spediti per ricevere i doni promessi; laonde Ottone accelerò la guerra, assediò Bari, e continuò lungo tempo le fazioni, alle quali non dovette rimanere estraneo Adalberto, irreconciliabile al vincitore di suo padre. Ma il nuovo imperatore Giovanni Zimisce si rassettò con Ottone (969), il quale partito d'Italia, poco dopo morì (973), e la posterità gli conserva il titolo di Grande.
Il nome di lui segna un nuovo stadio della civiltà in Italia. Carlo Magno venendovi non si era trovato a fronte che la nazione longobarda, in arme e dominatrice assoluta, mentre i vinti giacevano senza possessi nè nome. Al calare di Ottone le condizioni erano mutate; e a petto alla nobiltà franca e longobarda crescevano il clero e le città; più vivo il commercio, più svegliati gli spiriti. I feudi non erano ancora tanti, quanti i possessi allodiali: perocchè nelle passate contese, se i re aveano cercato amici col largir loro benefizj, quando cadeva il signore questi diventavano liberi possessi, e gli uomini che abitavano su quelli venivano ad acquistare l'immunità, cioè a non esser dipendenti che dal re, siccome avveniva di quelli sulle terre dipendenti da vescovi e da chiese. Al contrario, per sottrarsi all'obbligo del militare, molti si davano vassalli e persino servi dei vicini potenti, col che sminuivano i possessori liberi; e principalmente le correrie degli Ungheri indussero altri a ridursi in vassallaggio dei signori per impegnarli a difenderli. Ma questo avveniva nella campagna: nelle città gli uomini si trovarono abbastanza forti per resistere da sè: laonde il Comune vi si manteneva. Nelle città pertanto si trovavano uomini dipendenti dal vescovo, altri dipendenti dai signori, altri soltanto dal re, il che allora significava esser liberi. Erano essi governati da conti, i quali, nella lontananza de' re, crescevano di potere, e tendevano a rendere patrimoniale questa dignità. Ma intanto i vescovi erano cresciuti in autorità fino ad elegger essi soli il re d'Italia, ed esercitare diritti sovrani, come edificar mura e guidare battaglie[288]. Nell'esercizio di tali diritti si trovavano impacciati dalla giurisdizione dei conti, e perciò tendevano a sminuirla. I re ne secondavano gl'incrementi, sì per umiliare i conti emancipati con metter loro a petto questi altri, di cui non temevano si rendesse ereditaria la potenza; sì per avere amici nelle diete i vescovi, che ormai n'erano il tutto.
Qui dunque, come altrove, la società era ordinata così: un re, baroni da lui dipendenti, altri minori soggetti a questi; liberi Comuni sottoposti al conte; clero, uomini e corporazioni immuni. La baronìa, fiera ed agguerrita, avida di gloria, di potenza, di dominj, avea rinforzato i castelli, addestrava alle armi i vassalli, e mesceva fazioni, imbaldanzendo principalmente negli interregni o nei contrasti. Ottone, robusto di forze e di consigli, dopo che a fatica l'ebbe domata, vide a prova che, appena egli s'allontanasse, risorgerebbe irrequieta e faziosa. Sterminarla non era possibile, nè di colpo mozzarne l'autorità; onde si volse a fomentare gli altri poteri che accanto a quella sorgevano, il clero e le città, facendo che queste crescessero di potenza col ridurvisi in Comune i Tedeschi cogli Italiani, i liberi coi vassalli. Alcune città rimasero in signoria di conti, come Lucca, Verona, Ivrea, Torino; ma nelle più dell'Italia superiore Ottone o i successori suoi confermarono l'immunità ecclesiastica, o deputarono a conti i vescovi medesimi, come diviseremo più avanti; talchè esse e il territorio suburbano (che ne' diversi paesi chiamavasi i corpisanti o le camperie o i chierici o le masse o le cortine) dipendevano dalla giurisdizione del vescovo, ossia del santo patrono di ciascuna. Dominio gradito ai re, perchè non poteva ridursi ereditario; protetto dalla religione, che dichiarava sacrilegio l'attentare ai possessi di un santo; e men gravoso ai cittadini, come quello che maggior parte serbava di giustizia e di moralità.
Rimanevano così ai vescovi le città, ai signori la campagna, che perciò venne chiamata il contado. Sotto la comune giurisdizione dei vescovi sparivano le anteriori differenze tra Longobardo, Franco, Italiano, Tedesco; onde gli abbiamo veduti alla dieta di Pavia proclamare l'eguaglianza di tutti, sebbene si mantenessero le antiche consuetudini per certi modi di possesso e di contratti e per le pene; e congregati i cittadini d'ogni stirpe, ne derivava un Comune degli uomini liberi, cioè de' possessori.
Con ciò non vogliamo, come altri, far Ottone autore delle costituzioni municipali. Erano lento frutto del tempo, ed egli non fece se non maturarlo, non già con carte comunali al modo di Francia, ma colle immunità concesse, o il più spesso confermate, a chiese ed a Comuni. E già prima di lui appajono fiorenti le città nostre, e fanno guerre e paci, e gli arcivescovi di Milano ci si mostrano motori primarj della politica. Assodati nel dominio o nell'indipendenza per decreto imperiale, diedero opera a prosperare la città e il contado, come si fa di cosa propria; e invece di cercare un'importanza generale col farsi elettori dei re, i baroni ed i vescovi pensarono a consolidarsi in casa, difendersi dai vicini e dai liberi, contro dei quali ad or ad ora invocavano l'appoggio dell'imperatore.
Ecco uno degli effetti del rinnovamento dell'Impero fatto da re Ottone: del resto, se il predominio della stirpe salica cessava, non si può dire che venisser di sopra i prischi Italiani, ma piuttosto la gente longobarda, posseditrice dei terreni. Contadi e marchesati duravano ancora, e di nuovi se ne introdussero; il ducato longobardo del Friuli andò spezzato alla morte di Berengario I; conti e marchesi militari furono posti a Treviso, Verona, Este, Modena, forse nel Monferrato e altrove, i quali poi divennero principati allorchè Corrado I dichiarò ereditarj i feudi. Aggiungansi le signorie ecclesiastiche, come il patriarcato del Friuli, fatto principesco da Ottone, e l'arcivescovado di Ravenna, emulo della potenza pontifizia.
In Roma al papa metteva impacci la nobiltà, la quale, mantenendo i titoli antichi, introduceva le nuove idee feudali. La consuetudine latina si conservava soltanto nella campagna, dove i possessi erano o grossi dominj (massæ), o minuti, coltivati da coloni che doveano porzione dei frutti e servizj di corpo, ovvero da censi e da servi, persone tutte senza rappresentanza civile, al par degl'infimi abitatori della città, sottoposti a ricchi ed a prelati.
I Tedeschi d'allora ci sono dipinti dai nostri come gente rissosa, briacona, ignorante, che abitudini feroci avea contratto nelle guerre private, di cui giornalmente tempestava il loro paese. Pure la civiltà facea tra loro grandi passi; le miniere d'argento dell'Hartz, le più ricche d'Europa, che appunto sotto Ottone il Grande cominciarono a cavarsi regolarmente, agevolavano le transazioni del commercio, il quale vi era esercitato dai Lombardi, cioè dagli Italiani, che vi portavano sete, spezie, manifatture, barattandole con materie prime. La letteratura mandava i primi vagiti; nè le arti belle v'erano ignote se papa Giovanni VIII richiese al vescovo di Frisinga un buon organo e chi ne sapesse costruire e sonare: crebbero poi la loro pulizia al contatto dell'italiana, della quale non rifinano di mostrarsi meravigliati.
Ottone II, giunto di diciott'anni all'impero, l'ebbe agitato da domestiche discordie, come suo padre. Invitato a reprimere gl'inquieti Romani, passò le Alpi (980); a Roncaglia adunò la solenne dieta del regno, conferendo feudi, e facendo giustizia degli sleali; e dato non pace ma tregua alla Chiesa, pensò ritogliere ai Greci i possedimenti nella bassa Italia, cui pretendeva come dote della moglie Teofania. In fatto (981) s'impadronì di Napoli, Salerno e Taranto: ma Basilio II e Costantino IX imperatori greci, dopo tentato invano stornarlo dall'impresa per via d'ambasciate, chiesero in sussidio gli Arabi di Sicilia e d'Africa, che guidati da Bulcassin, sconfissero Ottone a Besentello (983) (o piuttosto a Rossano), uccidendo molti campioni e assaissimi combattenti. Ottone non trovò scampo che col darsi prigioniero s'una galea greca, poi colto il destro, balza in mare e salvasi a nuoto.
Struggendosi di lavare quest'onta, a Verona intimò la dieta di Germania e d'Italia, dove fece elegger re anche suo figlio Ottone III, e pubblicò molte leggi che furono aggiunte alle longobardiche; e poichè estesissimo era l'abuso del giuramento e vani i rimedj, si stabilì che, qualora nascesse contestazione sopra alcun documento, si decidesse col duello.