Accettando poi la parte di terre e servi, assegnatagli come ad un ordine eminente dello Stato, il clero si applicò ad elevarne gradi a gradi la condizione. Cominciò a sanare terreni, imbonendo paludi e foreste; poi ne concedeva porzione ai villani per più o men tempo, per una generazione o tre o più, con cui si mantenessero pagando un canone annuale (mansum). Questi livelli o enfiteusi[330] segnano il vero passaggio dalla schiavitù alla proprietà traverso al servaggio, disponendo la rivoluzione che nel XII secolo si compì quando cambiaronsi le enfiteusi in fitto temporario, e il livellario in fittajuolo com'oggi è. Adunato un peculio potevano i servi riscattarsi; e per tali passi rintegravansi la famiglia, la proprietà, l'industria, la libertà anche tra essi.
Ottone I si accorse che i signori prendeano a livello le terre degli ecclesiastici, dappoi non pagavano il censo, e finivano coll'appropriarsele come allodj. Pertanto nel largire beni a chiese vi ponea patto non li allivellassero se non a coloni, i quali in persona li coltivassero e retribuissero i frutti. Fu un altro avviamento al sistema di mezzadria odierno[331].
Alle forme dell'antica manomessione erasi aggiunta la ecclesiastica, come atto religioso, conducendo l'affrancando attorno all'altare con un torchio acceso, e leggendogli preci e formole che il dichiaravano franco. E l'emancipazione era le più volte suggerita da sentimento religioso, onde vedonsi addotti per motivo i meriti della redenzione, l'amor di Dio, il rimedio dell'anima propria, la speranza d'impetrare grazie celesti. Altri lo faceano al letto di morte quando lo spirito è più disposto a' sentimenti di pietà e d'umanità[332].
Colle carte di franchezza il padrone rinunziava al diritto di vendere, cedere, o fare altrimenti della persona del suo schiavo; gli dava arbitrio di disporre degli averi suoi per testamento o per altro atto legale, e di sposare chi volesse; e determinava la tassa o i servizj che si riservava[333].
Ma molti arrivavano alla libertà senza mezzi di sussistenza; altri erano manomessi dai padroni quando non più capaci di lavoro, sicchè rimanevano mendichi e sulla via. Per essi la Chiesa moltiplicò istituzioni di carità[334]; e ben ella bastava a mantenerle, perchè primo il clero avendo applicato l'intelligenza e il lavoro a far fruttare gl'immensi possessi, n'era venuto in ricchezza. I pontefici poi presero sempre a cuore gli schiavi, più volte esclamarono contro chi ne facea traffico, e colle entrate della Chiesa ricomprarono alcuni dagl'infedeli o da mercanti. Già Gregorio Magno nell'emancipare due schiavi proclamava la natural libertà degli uomini dicendo: — Come il Redentor nostro si compiacque vestir forme umane per frangere i nostri legami e restituirci alla primitiva libertà, così è conveniente e salutare che quelli che da natura furono creati liberi, e che in forza di umane leggi soggiacquero a servitù, siano colla manomessione restituiti alla libertà»[335]. Alessandro III nel concilio Lateranese dichiarò i Cristiani franchi da schiavitù. Alessandro IV in una bolla del 1258 diceva: — Giacchè gli uomini, eguali per natura, sono resi schiavi dalla schiavitù del peccato, sembra giusto che quelli, i quali abusano del potere concesso da Colui da cui deriva ogni podestà, siano privati d'ogni potere sui servi. Perchè dunque ad Ezelino ed Alberico, scomunicati da noi, possa venire alcun danno dall'averci disobbedito, dichiariamo con autorità apostolica liberi i servi e le serve, coi figli ed i nipoti loro, che si sottraggano all'obbedienza di quei due, in modo che possano tenere peculio proprio, godere la libertà, come fossero nati liberi cristiani». È probabile che simili atti si replicassero verso coloro che reluttavano all'autorità suprema.
Da un pezzo erano cadute in disuso le leggi che a certe colpe infliggevano la servitù; e i nuovi schiavi che qui e là trovansi ancora nominati, erano gente non battezzata, attesochè, secondo le idee d'allora, l'uomo non cristiano rimaneva inferiore, come schiavo del demonio. Spesso le chiese cercavano privilegi pei loro villani, acciocchè questi comparissero superiori agli altri; e i re gli assentivano volentieri, perchè, senza scapitare di nulla, venivano a far atto di qualche autorità anche fuori dei proprj dominj.
Procedendo i tempi, troviamo ai coltivatori imposto il terratico, cioè una quarta parte del ricolto; l'acquatico, cioè il ventesimo o trentesimo della canapa o del lino venuto alla falce, pel padrone del maceratojo; il glandatico per menar i porci a pascolare ne' rovereti, dando un porcellino da latte ogni dieci, un grosso majale ogni quindici; l'erbatico pei pascoli, portante un decimo dell'armento; il plateatico pel mercato, a cui s'aggiungeano i bolli delle misure. Alle grandi feste si presentava un dono di pelli, ova, ricotte, frutta secca. Dove la caccia e la pesca si permettessero, doveasi una parte della preda; la testa e una spalla del cinghiale, testa, pelle e zampe dell'orso, i pesci migliori[336]; un donativo al signore nuovo, pagare i viaggi suoi alla Corte o al placito, servirlo militarmente per tre giorni o più entro un limite determinato, retribuirgli servizj personali e di bestie. Al signore spettavano pure i molini, i torchj, gli edifizj sopra acqua, pei quali doveasegli un canone. E tutti questi diritti erano certamente anteriori, perchè nelle controversie si fa sempre riporto alle consuetudini e alle testimonianze: ma la riscossa, che vedremo nel secolo seguente, consistette in ciò che tali pesi non appartenevano più alle persone ma ai beni, sicchè questi si poteano vendere.
Il generale miglioramento appariva dal modo onde i baroni trattavano i campagnuoli. Quando questi venissero a recar latte e frutti al mercato, non trovavansi più chiuse in faccia le porte del castello; l'intera giornata potevano trasportare i covoni o il fieno; punito chi rubasse al colono i grani o i frutti o la stiva; chi lasciasse capre o porci correre le sue vigne; chi non avesse a mezzo marzo rifatte le siepi, nettati i canali; chi menasse la caccia presso alle vendemmie o al ricolto: istituite guardie campestri; vietato al fittajuolo di portar via i pali; agevolata la permuta delle eredità onde prevenire il soverchio sminuzzamento; talora proibito alla giustizia di pignorare gli attrezzi e gli animali dell'agricoltura, o l'abito del giorno da lavoro. Queste attenzioni, ignote alle leggi antiche, danno segno di notevole progresso.
Nel 1068 i conti di Calusco, nel Bergamasco, per allettar gente, promettono con carta regolare a chi venisse abitare sulle loro terre, di non torgli il bestiame nè per giudizio nè senza; non obbligarlo ad alloggiar soldati, se non nel caso di guerra in cui si deva menare più che i vassalli; non a dare il fodro, cioè i viveri militari, se non quando sia imposto dal pubblico; non viveri e vino, se non quando i signori vengano o facciano nozze: garantiscono da ferite e altre offese nel territorio; in caso di guerra tra la famiglia dei Calusco, questi non vi faranno guasto, ma gli abitanti non parteggeranno con nessuno, nè impediranno ad alcuno dei guerreggianti d'andare o venire[337].
E quei patti, o scritti o di consuetudine, poteano farsi valere davanti a tribunali, o compromettersene l'elucidazione in arbitri, del che molti esempj ricorrono negli archivj[338].