Qui alle fortune del paese meridionale si mescolò un altro popolo. Normanni, cioè uomini del Nord, è il nome rimasto a quella porzione di Teutoni (Deutsch) che occuparono la penisola Scandinava, mentre Franchi e Germani si dissero i loro fratelli piantatisi sulle provincie romane. Somiglianti a questi per aria di volto, corpo elevato e nobile portamento, da Odino aveano appresa una religione ferocemente superstiziosa, e dal combattere una natura selvaggia aveano attinto un'indole superbamente fiera; dei pericoli faceansi diletto; battaglie accannite, tempeste spaventevoli, lontanissimi viaggi, i più mortali pericoli erano loro esercizj e divertimenti. Devotissimi a un capo, al cenno di lui affrontavano i ghiacci, gli orsi, le procelle; beati se in questi perivano, perchè la loro anima era accolta nel paradiso a vuotare generose tazze in braccio alle Walkirie, e la loro gloria viveva sulle arpe de' cantori.

Vergogna per essi il morir sulle paglie delle paterne capanne. Lanciatisi in corso, all'ingratitudine della terra natìa supplivano vendemmiando i campi altrui, predando le messi della coste, pirateggiando. Approdati, la prima selva che scontrino convertono in flotta, cui rimorchiano su per fiumi ignoti; trovano ponti, chiuse, ostacoli naturali? pigliansi le barche in spalla e passano oltre. Oppure alla guida del più prode o più intraprendente, dopo consultati gli Dei, uscivano a fondar colonie in paesi lontani; dove spartivano fra sè i terreni, e nelle adunanze decidevano de' pubblici interessi, sotto un capo ch'era capitano, giudice, sacerdote. Quanto prodi, erano altrettanto scaltriti e cavillosi; rubavano e trafficavano; esibivano il loro valore a chi li pagasse, spiando ogni occasione di furto, di lucro, di formarsi un dominio nel paese ch'erano stati chiesti a difendere.

Così popolarono l'Islanda, l'estrema Groenlandia, e forse si spinsero fin nella Carolina d'America, cinque secoli prima di Colombo. L'Europa per due secoli minacciarono, tanto che figurano nella storia d'ogni nazione, e ne formarono l'aristocrazia guerresca. Alcuni fondarono l'impero russo con Rurico; alcuni con Guglielmo sottomisero l'Inghilterra; altri col nome di Varangi militarono al soldo degl'imperatori bisantini; altri molestarono a lungo la Francia, serpeggiando su pe' suoi fiumi, e piantando stazioni allo sbocco di quelli, sinchè vi ottennero il ducato che da loro fu detto Normandia.

In questa nuova irruzione di Barbari non veniva un popolo intero, bensì pochi guerrieri senza donne, e sposavano quelle dei vinti. Gaufrido Malaterra loro concittadino li dipinge «astuti e vendicativi; ereditarie fra loro l'eloquenza e dissimulazione; sanno abbassarsi all'adulare, si avventano ad ogni eccesso qualora la legge non gl'infreni: i principi ostentano magnificenza verso il popolo; il popolo accoppia la prodigalità coll'avarizia; cupidi d'acquisti, sprezzano ciò che hanno, sperano ciò che desiderano; armi, destrieri, lusso di vesti, caccie, falconi son loro delizie; e se uopo accada, sostengono i rigori del clima, la fatica e le privazioni della vita militare».

Ma il mettere a taglia l'Europa non era più così facile dopo che era spartita fra mille baroni, attenti ciascuno a difendere il proprio brano di terra, e quando ad ogni tragitto di fiume, ad ogni valico di monte presentavasi un uomo d'arme, col lancione e lo stocco e con grossi mastini, ad arrestare il passeggero e riscuoterne il pedaggio, se pur non rapiva bagaglio e persona.

Attemperando allora le antiche abitudini alle nuove idee del cristianesimo, i Normanni, col bordone e il sanrocchetto, e con fiere armi sotto la tonaca devota, disposti a combattere bisognando ed a rubare potendo, pellegrinavano a Terrasanta, a San Jacopo di Galizia, a San Martino di Tours, alle soglie degli apostoli a Roma, gridando al sacrilegio di chi osasse turbarne il viaggio: talora per via incontravano una castellana da sposare o un ducato da occupare, non scrupoleggiando le colpe, delle quali al fine del pellegrinaggio promettevansi l'assoluzione: trafficavano anche, se non d'altro, di reliquie, stimate perchè giunte di lontano, ed utili a crescer credito ad una chiesa o sicurezza al barone che se la mettesse sotto al giaco allorchè andava ad appostare il rivale.

Già in antico il re del mare Hasting, e Biörn figlio di Lodbrok, eroe famoso nelle loro canzoni, dopo presa Parigi (845), eransi proposto di saccheggiare la metropoli del mondo cristiano. Raccolte cento barche, predate in passando le coste di Spagna, toccato la Mauritania e le Baleari, giungono ad una città italiana (867), di mura etrusche fiancheggiate di torri. Que' fieri ignoranti la credettero Roma, ma avvertiti che era Luni, saccheggiarono i contorni, e ripigliarono via alla ventura; e scontrato un pellegrino, gli chiesero la migliore. — Vedete queste scarpe di ferro che reco alle spalle? sono logore affatto, e logore ormai quelle che ho ai piedi. Or quelle al partir mio da Roma erano nuove, e di là a qui ho camminato sempre». Scoraggiati da tanta lontananza, diedero indietro. Così una cronaca; ma altre settentrionali riferiscono che, scambiando Luni per Roma, mandaronvi a chieder rifugio e rinfreschi; il loro capo struggersi del desiderio di essere battezzato e di riposare. Il vescovo e il conte offersero ogni occorrente; Hasting fu battezzato, ma non per questo ammessi in città i suoi commilitoni. Fra breve il neofito cade malato, e fa sentire che intende legare il ricco suo bottino alla Chiesa, purchè gli conceda sepoltura in terra sacra. In fatto, quando i gemiti dei Normanni n'ebbero annunziata la morte, è con gran processione recato nella cattedrale: ma quivi egli sbalza dalla bara tutto in armi, e secondato da' suoi, trucida il vescovo e gli astanti. Impadronitisi della città, i Normanni si chiariscono che non è Roma; onde, toltone il buono e il meglio, le migliori donne e i giovani capaci dell'armi o del remo, rimettono alla vela[364].

Nel tragitto a Terrasanta usavano i Normanni evitare la noja del mare traversando a piedi l'Italia fin a Napoli, Amalfi o Bari, dove trovavano frequenti imbarchi per la Siria; e tanto più che su quella strada incontravano Roma, Montecassino e il monte Gargáno, meta di devoti pellegrinaggi. Appunto verso il Mille, quaranta Normanni, tornando di Palestina sopra vascelli amalfitani, capitarono a Salerno mentre una flottiglia di Saracini vi si era presentata per taglieggiarlo; e lieti d'adoprar il valore contro que' Musulmani di cui aveano detestato la tirannide in Oriente, ajutarono a respingere gli assalitori, protestando avere combattuto non per guadagno ma per amor di Dio, e perchè non poteano soffrire tanta burbanza de' Saracini[365]; e il principe Guaimaro III, congedandoli ben donati, li pregò di tornarvi con altri loro nazionali. La pittura di questi climi deliziosi, gl'insoliti frutti meridionali, le preziose stoffe con cui Guaimaro accompagnò le preghiere, ne infervorarono l'umor venturiero; e Osmondo di Quarrel (1013), con quattro fratelli e nipoti e coi loro uomini ligi, vennero, e preso stanza sul devoto Gargáno, offersero il lor valore a chi ne bisognasse.

In quel tempo il longobardo Melo, per valore e prudenza[366] principale non solo in Bari ma in tutta Apulia, non potendo più tollerare la superba nequizia de' Greci, odiati anche a motivo dello scisma, pigliò intesa col proprio cognato Datto, e ribellarono il paese. Forse costoro, come spesso, faceano del popolo la causa e l'ira propria; fatto è che i Baresi non bene gli assecondarono, anzi ordivano consegnarli ai Greci; ond'essi rifuggirono in Ascoli, pur essa insorta, ma non si tennero sicuri che a Benevento e a Capua. Là meditando come riscattar la patria dai catapani greci, chiesero Normanni al loro soldo. Un buon numero, allettati da Osmondo col dipingere la delizia del clima e la viltà dei possessori, giungono, respingendo gli abitanti ancora idolatri del monte di Giove (San Bernardo); e forniti da Melo d'armi e cavalli, e uniti a torme lombarde da lui raccolte, van contro i Greci. Furono vincitori alle prime; ma poi Basilio Bugiano venuto con abbastanza denari, ed edificate Troja, Draconario, Fiorentino ed altri luoghi forti contro ai sollevati, scese a giornata con essi vicino a Canne, e li vinse (1019) così, che di tremila Normanni soli cinquecento sopravissero[367], e Osmondo stesso perì. Melo corse in Germania invocando ajuti dall'imperatore Enrico II; ma quivi morì, ed ebbe esequie reali. Datto, côlto per tradimento dai Greci, fu menato s'un asino a Bari, poi, col supplizio de' parricidi, gettato al mare in un sacco di cuojo.

Di que' trambusti profittarono i Saracini per rinnovare i saccheggi: onde a reprimerli l'imperatore Costantino IX ritentò la conquista della Sicilia; e con Russi, Vandali, Turchi, Bulgari, Polacchi, Macedoni (1025), prese Reggio e lo distrusse. Punendo poi i popoli e le città che si erano sottratte all'obbedienza, i Greci ebber ricuperato quanto aveano perduto, e minacciavano Roma; sicchè i papi sollecitarono re Enrico III a venire e salvarla.