Ventott'anni si ostinò Ruggero (1089) per togliere l'isola ai Saracini, ai Greci ed ai naturali: la resa di Palermo segna l'epoca in cui la stirpe dei Beni-Kelb fu spossessata. Ben-Avert teneva ancora Siracusa e Noto; e Ruggero, assalitolo per mare, lo sconfisse ed uccise; e dopo assedio fierissimo ebbe anche Siracusa, poi Girgenti e Castrogiovanni, e ultime Butèra e Noto: col che potè dirsi padrone di tutta l'isola, della quale investì il fratello Roberto, per sè conservando Palermo e Messina. Rincacciando poi i Musulmani, assalì anche Malta, obbligandoli a tributo e a rilasciare i prigionieri cristiani. Presi molti beni per la sua famiglia, molti assegnatine alle chiese, altri distribuì a' suoi seguaci, dando così origine alla feudalità in Sicilia, e ripristinò i vescovi nelle sedi. Molti ricchi Musulmani uscirono di paese: ai rimasti Ruggero lasciò il culto e le proprietà, privandoli però d'alcuni diritti, come d'aver botteghe, mulini, forni, bagni pubblici; gli ebbe nell'esercito, ed erano una metà di quello che, nel 1096, stringeva la ribellata Amalfi; in arabo si poneano ancora le iscrizioni e battevansi le monete.
CAPITOLO LXXVIII. La Chiesa. Simonia e concubinato. Gregorio VII. La contessa Matilde. Guerra delle Investiture.
Fra quell'universale scombuglio, sola la società cristiana rimaneva immobile; società d'intelligenze, che non fondandosi sopra cose contingenti, ma sulla perpetuità delle idee, soffrendo e combattendo consolidava la propria unità e indipendenza, diffondeva nozioni ed esempj d'ordine, di pace, di personale dignità; alla forza che presumeva poter tutto, metteva un limite di verità, di giustizia, d'amore; tendeva senza posa ad assimilare quanto stavale dattorno, e conquistare i conquistatori, non badando alle nazioni ma agli uomini, e proclamandoli eguali perchè tutti creature di Dio, liberi perchè tutti servi ad un signore non terreno. Tale assimilazione incarnò essa nel sacro romano impero, come principio d'equilibrio politico e tutela di sociale giustizia: ma gravi tribolazioni e scosse ebbe di là donde attendeva sollievo e franchezza. Perocchè gl'imperatori, con pretensioni vaghe e col mal definito possesso dell'Italia, nocevano all'indipendenza di questa e alla dignità reale; i papi, costretti cercare possedimenti quando dai terreni derivava ogni podestà e ogni sicurezza, intesero in senso materiale il morale arbitrio che loro attribuiva la coscienza de' popoli. Quindi il cozzarsi delle due podestà, e difficile l'assegnare fin dove di ciascuna giungesse la ragione, e cominciasse il torto.
I possessi ecclesiastici, protetti contro il disordine, erano meglio coltivati degli altri; onde, non solo per pietà, ma per metterli in salvo dalla generale violenza, molti offerivano alle chiese i proprj averi, ricuperandoli poi a titolo di livello e di precario; e tanti in Italia davansi alle chiese come oblati o manimorte, che re Lotario dovette imporre, chi il facesse senza necessità, rimanesse nulladimeno soggetto all'eribanno e all'altre pubbliche gravezze. Le decime, consiglio dapprima, divennero comando; e la superstizione vedeva i demonj svellere le spighe dal campo dei renitenti. Aggiungetevi le donazioni che la pietà e la politica dei re vi faceva, e il tributo d'interi regni, e comprenderete il perchè lautissimi possessori riuscissero i conventi, le chiese, le mense vescovili. E poichè sulla proprietà territoriale era piantata la società, alto grado occuparono nella gerarchia feudale; vescovi e abati acquistarono i diritti di moneta, tributi, giudizj di sangue e le altre regalie; baroni insieme e gran sacerdoti, intervenivano a far leggi e creare il re. Convertiti in elettori, i vescovi poterono dettare ai re precetti diversi da quelli che suggeriva la sbrigliata prepotenza, e giuramento di mantenere le prerogative del popolo e i diritti della Chiesa.
Costumati a governo regolare là dove ogn'altro era scomposto, i sacerdoti ne porsero l'esempio ai Barbari, i quali od affidarono loro o con loro divisero la direzione delle pubbliche cose. Traendo a sè le cause a cui per alcun appiglio si attaccasse idea religiosa[376], grandemente allargarono la giurisdizione; e poichè è canone non poter uno essere due volte processato pel delitto medesimo, con infliggere ai sacerdoti delinquenti la punizione ecclesiastica venivasi ad esimerli dalla ordinaria. Il vescovo era sottratto a qual si fosse tribunale, appena dichiarasse appellarsi al papa; in caso diverso, non poteva essere giudicato da meno di dodici vescovi, nè condannato che sovra deposizione di settantadue testimonj fededegni.
Non poco giovò alla civile equità il diritto, ai vescovi riconosciuto, d'ammonire l'autorità di qualunque disordine, e chiedere fossero abrogate o mutate le leggi devianti dalla giustizia. Quindi la protezione in cui la donna, balocco di regie passioni, fu presa da essi onde mantenere la santa castità del matrimonio, e sublimarlo nell'opinione; quindi le barriere poste all'abuso de' giuramenti e dei duelli giudiziarj; e se le ordalie non abolirono come troppo radicate nella consuetudine, le trassero però a sè coi riti, siccome un modo di campare molti innocenti. Ad egual modo non essendo possibile strappare ai signori il privilegio della ostilità privata, vi posero ripari secondo i tempi, l'asilo nei luoghi sacri e la tregua di Dio.
Il loro capo dovea poi naturalmente acquistare nello Stato una posizione, che non è nell'essenza della missione sua, ma che non vi ripugna: e se già da prima il papa interveniva come giudice od arbitro ne' grandi interessi dell'Occidente, più il fece dopo che all'estesa monarchia di Carlo Magno successero tanti piccoli regni, di forze equilibrate.
Nello sminuzzamento feudale nulla importava alla Francia quel che facessero la Danimarca o la Croazia: ma Roma prendea pensiero dello Spagnuolo come del Polacco; spediva legati e nunzj, prima che si usassero ambasciadori; deputava giudici e stabiliva tribunali di nunziatura là dove non conosceasi altro diritto che la spada; dettava leggi comuni, fondate su una giustizia eterna. Tutti quei popoli dunque veneravano la romana chiesa; alla sua primazia piegavansi i nuovi convertiti, giacchè da essa erano venuti gli apostoli loro; i metropoliti lontani portavano i loro piati alla curia romana. Un sacerdote inerme, che, scevro da mondani interessi, pronunzia nelle contese de' principi, o fra questi e i popoli; parla d'onestà e dovere a coloro, cui unico diritto sono il capriccio e la forza; ovvia le guerre, protegge il debole; è un tipo sublime che per avventura mai non fu pareggiato dalla realtà: ma forse vi accostarono altri sistemi inventati dappoi per mantenere una libera alleanza fra i popoli d'Occidente?
Attribuire l'incremento dell'autorità pontificia ad astuzia tradizionale e a millenarie ambizioni, è sapienza da caffè durante il medioevo. Non un palmo di terra s'aggiunsero per la via usata dai principi, la conquista; diversi d'umori, di passioni, d'affetti, d'ingegno, dall'un all'altro si trasmisero una volontà costante nelle cose superiori; nelle terrene la lor politica orzeggiava come gli uomini; perciò in quelle ebbero potenza irresistibile, in queste si schermivano a stento dal più fiacco nemico: baroni e re prepotenti o popoli rivoltosi toglievano loro i possessi e fin la libertà; intanto che la loro voce sonava temuta e venerata nelle parti più remote; e i popoli esultavano che ai grandi sovrastasse una podestà per arrestarne il despotismo, il quale soltanto è possibile dove i re si persuadono nulla aver di superiore.
L'autorità ecclesiastica poi dei papi, ingrandita col restringere il potere dei metropoliti, revocare a Roma la collazione di molti benefizj, sottrarre agli ordinarj i conventi e i beni parrochiali, favorire le pretensioni dei canonici, fu consolidata dalle false Decretali.