[94]. Deche, III.

[95]. — Sogliono le provincie il più delle volte, nel variare ch’elle fanno, dall’ordine venire al disordine, e di nuovo di poi dal disordine all’ordine trapassare; perchè non essendo dalla natura conceduto alle mondane cose il fermarsi, come elleno arrivano alla loro ultima perfezione, non avendo più da salire, conviene che scendino; e similmente, scese che le sono, e per li disordini all’ultima bassezza pervenute, di necessità non potendo più scendere, conviene che salghino; e così sempre dal bene si scende al male, e dal male si sale al bene». Storie fiorentine, lib. V.

[96]. — Da questo nacque la cognizione delle cose oneste e buone, differenti dalle perniciose e ree, perchè veggendo che se uno noceva al suo benefattore, ne veniva odio e compassione in tra gli uomini, biasimando gl’ingrati ed onorando quelli che fossero grati, e pensando ancora che quelle medesime ingiurie potevano esser fatte a loro, per fuggire simile male si riducevano a far leggi, ordinare punizioni a chi contraffacesse, donde venne la cognizione della giustizia». Deche, I. 2.

[97]. Deche, II. 23; III. 41.

[98]. Vedasi in tal proposito la consulta del modo di trattare i popoli della Valdichiana ribellati. Esposto il discorso ove Camillo dittatore propone ai Romani di rovinare il Lazio affinchè più non possa ribellarsi, e si vanta di averli, colle sue vittorie, messi in grado di operare a loro arbitrio, esorta a imitar quel savissimo popolo, che diroccò una città nemica, in un’altra mandò nuovi abitanti. «Io ho sentito dire che la storia è la maestra delle azioni nostre, e massime de’ principi: e il mondo fu sempre ad un modo abitato da uomini che hanno avuto sempre le medesime passioni; e sempre fu chi serve e chi comanda: e chi serve mal volentieri; e chi si ribella ed è represso... Dunque non era male per chi aveva a punire e giudicare le terre di Valdichiana, pigliare esempio, e imitar coloro che sono stati padroni del mondo.... Non si chiama assicurarsene lasciare le mura in piedi, lasciarvene abitare i cinque sesti di loro, non dare loro compagnia di abitatori che li tengano sotto, e non si governare in modo con loro, che, negli impedimenti e guerre che vi fossero fatte, voi non avessi a tenere più spesa in Arezzo che all’incontro di quello inimico che v’assaltasse ecc.»

[99]. È il Nardi nella Storia di Firenze, lib. IV.

[100]. Che quel trattato non sia di frà Paolo, ma di un bastardo di casa Canal, è asserito non dimostrato; ma all’assunto nostro poco cambia.

[101]. Tom. I. p. 237 dell’edizione della Société historique: Je veulx declarer une tromperie ou habileté, ainsi qu’on vauldra nommer, car elle fut saigement conduicte. Pag. 278: Il pourra sembler, au temps advenir, à ceulx qui verront cecy, que en ces deux princes (Luigi XI e il duca di Borgogna) n’y eut pas grand foy... mais quant on penserà aux autres princes, on trouvera ceulx cy grans, nobles et notables et le notre très-saige... je cuyde estre certain que ces deux princes y estoient tous deux en intention de tromper chascun son compaignon. Tom. II. pag. 311: Ludovic Sforce estoit homme très saige... et homme sans foy s’il veoit son prouffit pour la rompre.

Pure Commines ammette la Provvidenza come ordinatrice delle sorti dei regni; e dice che bisogna far conoscere anche la malvagità del mondo, non per valersene, ma per guardarsene. Tom. I. pag. 237.

[102]. Parole d’uno de’ priori d’allora, partecipe dell’assassinio.