Chi li muraglie ruinar sol cura,
Cava fin sotto a’ fondamenti d’esse,
E li sospende con intravatura.
Poichè gran parte in su colonne messe,
Dà sotto travi fuoco, e lui fuor viene:
Cascan le mura allor sbandate e fesse.
Qui non si parla che delle mine all’antica; ma delle moderne discorrono a lungo Francesco Martini e Leonardo da Vinci. I Genovesi nel 1487, assediando il forte di Sarzanello tenuto dai Fiorentini, le adoprarono; e Pietro Navarro che colà militava, potè vedere quest’artifizio. La mina del Castel dell’Ovo di Napoli, che diè tanta fama al Navarro, sembra per molti argomenti dovuta al suddetto Martini.
[115]. Bembo, Storia veneziana, lib. V. p. III; Raynaldi, Annal. eccles. ad 1500, § 22.
[116]. La nobiltà di Venezia non proveniva da feudi, eppur era la più ambita. Negli ultimi tempi il popolo vi distingueva i dodici apostoli e i quattro evangelisti. I primi erano le case elettorali vecchie: Contarini ch’ebbero otto dogi, Morosini che n’ebbero quattro, Michiel che tre, Badoer, Sanudo, Gradenigo, Falier, Dandolo, Manin, Tiepolo, Bolani, Barozzi. I quattro evangelisti erano Giustiniani, Bragadin, Bembo, Corner. Aggiungansi le famiglie tribunizie dei Dolfin, Quirini, Ziani, ecc.
[117]. Lib. VII. c. 45. — Nel 1855 per nozze fu stampato a Milano il Viaggio di Pietro Casola a Gerusalemme, scritto nel 1494. Questo pio prete milanese dovendo indugiarsi a Venezia per attendere l’imbarco, «acciò per tedio non gli venisse voglia de tornare indietro come feceno li fioli de Israel», cominciò a visitarne le rarità e le bellezze, e le descrive con una ammirazione così dabbene, che incanta.