[118]. Il ducato, marchesato e contado di Trento fa donato dall’imperatore Corrado il Salico nel 1027 al vescovo Voldarico, onde i vescovi furon anche principi sino al 1802: nel 1182 il vescovo Salomone vi ottenne il diritto di zecca. Però i Veneziani possedevano il castello di Lizzana, Roveredo ed altre terre della val Lagarina per testamento di Guglielmo di Castelbarco del 1416: nel 1440 tolsero a forza Penede e Torbolo ai d’Arco, e Riva di Trento al vescovo, che tennero fin nel 1509, quando gl’Imperiali la ripresero.

[119]. Anche durante il dominio veneto, si conservarono a Cividal del Friuli alcune costumanze, che attestavano l’antica giurisdizione sì del patriarca, sì del capitolo. Esso patriarca, nella prima sua entrata, veniva investito colla spada dal decano del capitolo: all’Epifania il diacono ascendeva a cantare il vangelo, con elmo dorato in testa e pennacchio bianco e rosso, e colla spada nuda dorata nella destra, nella sinistra l’evangelo: alla festa della Purificazione un canonico recitava tutti i nomi dei patriarchi cominciando da san Marco, e il gastaldo della repubblica veneta saliva al coro a offrir alcuni denari, e riceveva una candela. Relazione del provveditor Balbi nel 1637, nelle Monografie friulane.

[120]. All’Alviano la Serenissima infeudò Pordenone, il 1508 20 giugno, pro se et heredibus suis masculis legitime descendentibus, cum mero et mixto imperio, cum reservatione statutorum, consuetudinum et privilegiorum hactenus servatorum ipsi communitati, et civibus prædicti loci, cum recognitione dominio nostro cerei singulo quoque anno dando in festo sancti Marci, cum obligatione salis, et quod ibi stare non possit aliquis qui stare non possit in terris dominii nostri. Item quod dominium nostrum possit accipere vastatores, currus et cornetas, prout ab aliis, sicut semper est solitum servari in locis datis in phœudum per dominium nostrum.

[121]. Relazione di Giovanni Corner del 1569.

[122]. Gli eventi della lega di Cambrai sono narrati a minutissimo da storici famosi, quali il Paruta, il Giustiniani, il Barbaro, e fra i moderni principalmente da Giambattista Dubos, Histoire de la ligue de Cambray, tutta in onore di Luigi XII e vitupero di papa Giulio II. Meglio la ritraggono le moltissime cronache e relazioni contemporanee.

[123]. È curioso che i paesi che doveva appropriarsi Massimiliano, son quelli stessi che l’Austria ottenne nel trattato di Campoformio; come egli già trattava collo czar di Moscovia per uno spartimento della Polonia.

[124]. La festa dell’Ascensione, la maggiore solennità veneta.

[125]. Che dispensasse i sudditi della Terraferma dal giuramento è asserito da tutti, ma non ne trovo vestigio negli atti uffiziali, e repugna anzi con alcuni di essi, per es., colle punizioni inflitte a chi favorì lo straniero.

[126]. Nella Legazione a Mantova.

[127]. La storia di questa cittaduccia, importante come tutte quelle del Friuli, può in parte raccogliersi dal Derossi, Mon. eccles. aquilejensis, e dal Florio, Discorso preliminare alla vita del beato Bertrando patriarca. Essa città aveva avuto, al solito, il consiglio maggiore di famiglie patrizie; il piccolo, composto del podestà e cinque consoli; e un sindacato di cento capifamiglia. Ogni anno in San Giorgio congregavasi l’arrengo, cioè il consiglio generale, ed eleggeva a voti i magistrati del Comune; ma le cariche principali spettavano ai nobili. Sotto i Veneti il capitano presedeva; il consiglio maggiore fu ristretto in venticinque famiglie; due provveditori tenean luogo del podestà e del sindaco, ma continuavano il sindacato popolare e l’arrengo. Il Comune aveva giurisdizione civile e criminale con mero e misto imperio sulla città e territorio; la civile esercitavasi dal Consiglio, la criminale minore dal capitano, la maggiore dai tribunali veneti.