[128]. Su questi Tedeschi sporadici moltissimo si scrisse. Il consigliere Bergmann, nell’introduzione al Dizionario cimbrico di Schmeller, morto nel 1852, espone le varie opinioni sull’origine loro. V’è chi li crede avanzo degli antichi Reti, chi de’ Cimri sconfitti da Mario (t. 1, cap. XX), chi Alemanni quivi stanziati al tempo d’Onorio, chi Goti, chi seguaci de’ Carolingi o degli Ottoni. Infatti la prima loro venuta in que’ paesi pare fosse quando Ottone I nell’872 donò al vescovo Abramo di Frisinga molto paese attorno a Castelfranco, a Godego, e più addentro in que’ monti, dove s’erano stabiliti molti Tedeschi. Ezelino da Romano dovette condurne altri, ed Ezelino IV verso il 1250 teneva un uffiziale (amtmann) a Rozzo, uno de’ sette Comuni. Tedeschi di Pergine nel Tirolo e della vicina val Cembra, la quale sol più tardi s’italianizzò, vennero nel XII secolo a cercare fra i monti vicentini sicurezza dall’oppressione del balivo Guidobaldo, e forse vi portarono anche il nome di Cimbri. Certo in antico son nominati teutonici, e la loro lingua è un dialetto simile al tirolese-bavaro del XIII secolo, per attestazione del suddetto Schmeller. Da principio il paese era a dominio dei monasteri d’Oliero e di San Floriano, dei Ponzi di Breganze, del Comune di Vicenza e d’altri signorotti; quindi passò agli Scaligeri, coi privilegi che godettero poi sempre; indi ai Visconti di Milano fino al 1404, quando vennero alla repubblica di Venezia, che diè loro il titolo di Fedeli, e alla quale contribuivano in occasione di guerra quattrocento lire e sette arcieri, oltre l’obbligo di custodire i passi dal Tirolo al Veneto; del resto esenti da prestazioni personali, da dazj, da dogane, ecc.

[129]. Vedi le Lettere storiche del Da Porto.

[130]. Gratarolo, Storia della riviera di Salò.

[131]. Il 17 luglio 1509, festa di santa Marina, in cui Padova fu ricuperata, restò sempre feriato a Venezia: il doge andava alla chiesa di questa santa, e vi si esponeva un vessillo coll’iscrizione:

Hanc tibi debemus trojani Antenoris urbem,

Præsidii memores, diva Marina, tui.

[132]. «Dio volesse fusse sta fatto l’accordo che io voleva far, se intrava Savio ai Ordeni, di mandar a tor cinque over seimila Turchi, e mandar secretario over ambasciatore al Turco! ma ora è tardi». Marin Sanuto, al 17 maggio 1509.

[133]. Il Guicciardini mette in bocca al Giustinian un’orazione delle sue solite, che pretende aver tradotta dall’originale latino. Sì abjetto n’è il senso, che i Veneziani l’impugnano come calunniosa; e robuste ragioni vi opposero molti di essi e Rafael della Torre, Teodoro Gransvinckel e altri; mentre la sostengono vera il cardinal della Cueva, il Caringio, Goldast nella Politica imperialis, ed altri.

[134]. Fleurange, Mémoires, tom. XVI, p. 63.

[135]. Pense l’empereur que ce soit chose raisonnable de mettre tant de noblesse en péril et hasart avecques des pietons, dont l’ung est cordonnier, l’autre mareschal, l’autre boulengier, et gens mecaniques, qui n’ont leur honneur en si grosse recommandation que gentils hommes! c’est trop regarder petitement, sauf sa grace à luy.