Alla compassata eleganza del Guicciardini (lib. XVII) possiamo cercar riscontro nel rozzissimo Burigozzo, viepiù attraente per infelicissimi riscontri coll’accaduto in questi ultimi anni. «Gli Spagnuoli comenzorno a far per Milano cose, che io non le potrò narrare perchè non gh’è chi le credesse. Fra le quali, se uno omo d’arme, overo uno fante alogiava in una casa, non bastava avere quella dove alogiavano, ma ne avevano quattro o cinque per uno delle case, e la facevano pagare un tanto al giorno; talmente che el gh’era tal omo d’arme e fante, che tocava da sei o otto scudi al giorno, e chi più e chi manco. E se trovaveno qualche roba par le cose che fossero ascose, se coloro de casa le volevano, besognava che ghe desseno tanti dinari come quasi valeva la roba.

«E assai de Milano se ne fugivano con le donne e con li putti, per non poterghe stare: tanto più che in tutto questo tempo le botteghe stavano serrate e non se fazeva quasi niente de ogni arte; e parte ne fugiva per non poterse mantenere e fare le spese alli soldati; perchè lì era tale omo, secondo el grado, a chi costava dieci e dodici e venti scudi al giorno in farghe le spese; e non tanto a loro, quanto ancora alli cavalli de biada. E se uno cavallo se amalava, bisognava che el padron de casa pagasse el magistro; tanto che per simili respecti e ancora pegio, besognava fugire; e quelli che rimaseno in Milano e in casa bisognava portare el basto...

«Tutto Milano aspettava con allegrezza ch’el campo (francese), da poi acquistata Cremona dovesseno venire a Milano a far l’impresa; e certo che quasi ognuno desiderava per far presto de andar a sacco, acciocchè la cosa avesse fine una volta; ma per contrario, mai non se ne dette all’arma, o ben poco; e pur Milano stentava, e ogni dì ne fugiva. E li Spagnoli qual logiavano in casa, vedendo li patroni fugire, ruinavano le case, e facevano de gran mali. E a dì 28 octobre, se retirò el campo de Veneziani in dietro quattro o cinque miglia, e fu fora li bagagi de Spagnoli, che portorno in Milano tanta roba che tolsono nel loro campo... E de presente se dice che Veneziani passano Adda, e così fu el vero. E fu ditto che el soccorso de lanzinechi era passato per forza su quello de Veneziani, e fu morti assai de loro da una parte e dall’altra...

«In questo mezzo fu ditto che bisognava che li Spagnoli, qual era in Milano, se partissero a andar incontra al soccorso, per adunarse inseme; e fu fatto assai consilj infra loro signori de partirse. E el povero Milano se fogava a pagar dinari et altre angarie, per ajutarse de fare che lo exercito se partesse: ma la fantaria mai non volse venire a partirse, dicendo voler esser pagati del tutto de quello che avevano servito. Dondechè uno sabbato de mattina, qual fu a dì 15 decembre, se ritrovò la fantaria con li capitanei a consiglio a San Gregorio, e non potenno esser d’accordo. E intrò in Milano la fantaria desperata, e se retrovorno alla piazza del domo, e menorno le mane a sachezzare le botteghe, e prender li omeni e torghe la borsa; e fezeno tremare Milano. Beato chi se poteva serrare in casa; e cridavano — Sacco, sacco»; e poi: — Paga, paga». Al qual rumore li capitanei corsero alla piazza, e se repararono prontissimi de pagare; e così le botteghe se erano comenzate a aprire; e per questo tratto beato chi poteva tenere serrato. Dondechè Milano stava molto male; e a dì 24 decembre, che fu la vigilia de Natale, in lunedì, fu dato licenzia de sonar le campane, qual non erano state sonate dal 17 giugno insino al presente; e in Milano se parse un poco megliorare.

«Il dì de santo Joan evangelista, ch’è a dì 27 decembre, la mattina si partì li lanzinechi fora de Milano, e quelli del quartero di porta Cumana dove erano logiati, l’avenno a male, dubitandose che Spagnoli non ghe andasseno a far qualche male, perchè già per lo passato ghe menazavano; e così fu vero. De subito partiti lanzinechi, loro Spagnoli ghe andorno alogiando, e con quelli modi ch’era sua usanza: tanto che, beato quello che poteva fugire fora da quello quartiero; tanto che fra tre o quattro giorni la fu conzata in dinari...

«In questo mezzo fu ditto ritornare lanzinechi a Milano per guardia, e che Spagnoli se avessero a partire tutti per andare in campo; e così fu. A dì 23 januario 1527, retornorno a Milano, e fu fatto ordene de darghe alogiamento in tre o quattro loghi per porta. Intrati in Milano, non volseno stare nell’ordine fatto, e se alogiorno con tanto dispiasere verso Milanesi in domandare cose grande, dicendo che Spagnoli volevano galine e caponi, e che anche loro volevano il simile e più: talmente che a Milano parse stranio. E el mal che aveva fatto Spagnoli, non era nulla a paragon de costoro. E quelli pochi Spagnoli qual restorno in Milano se partirno a dì 11 febraro fora de Milano; qual gente d’arme del suo bon deportamento se tace, perchè sarebbe troppo longo el scrivere. Tanto che a dì 27 zugno 1526, rivorno in Milano, e stettene alle coste de Milano a vivere, e con tanta carestia insino al presente, ch’è al dì 11 febbraro 1527; tanto tempo, e con tanta spesa intolerable, che el dire non saria possibile... L’è vero che Spagnoli hanno fatto mal assai; ma questi Taliani (del conte Belgiojoso) hanno avanzato assai là dove sono stati su per lo paese, e in la roba, in le persone e in l’onore delle donne; tanto che se Turchi venessero in queste bande, non fariano el mal qual fanno costoro.

«Passato qualche giorni, el signor Anton de Leyva fece domandare tutti li omeni de Milano, zoè tanti per porta. Andorno tutti alla Pace, là dove logiava; e lì gionti, ghe feze intendere che de due cose l’una: o che l’esercito voleva venir dentro de Milano e logiare al solito, zoè a discrezione, onde che besognava darghe li dinari de pagarli; tanto che a questa domanda ognuno dubitava dovesseno intrare, e beato chi se poteva serrare in casa. E molti ghe n’era che avevano fatto stangare le porte; tantochè chi andava per Milano era uno stremizio a vedere le contrate bandite de gente, e le porte a quello modo. Al povero Milano non erano bastanti le taje passate che mai non se faceva altro che scodere taje per dare a costoro; talmente che del passato non ne besognava parlare. Al presente fu resposto al melio se potè, perchè li omeni de Milano, scottati del tanto suo far male, besognò conzarla in dinari; e fu messa una taja d’un mezzo ducato per migliajo a quelli che sono in estimo de valsente, e ducati un per bottega alli bottigari, e ducati un per casa. Chi avesse visto per Milano le botteghe serrate per tal respetto de non pagar, era tal contrada che non gh’era bottega aperta; e perchè non se fazeva fazende alcune, non volevano pagare questi dinari; talmente che li sindaci delle parochie andavano conzando la cosa, secondo el grado delle persone che pagassero...

«A dì... settembre fu fatto una crida sotto pena della vita, che tutti quelli che non pagavano contribuzioni a Spagnoli, de soldi cinque in giuso, avesseno spazzato da Milano; donde che tanti e tanti poveretti che a fatica potevano vivere con tanta carestia, non potevano pagare questi denari ogni giorno: e così se partì de Milano un numero infinito de omeni, con le sue donne e fioli. Più ancora, che quelli che pagavano contribuzione, fusseno ricchi e arciricchi, pagando per due mesi la contribuzione potesseno andare dove gli pareva. A questa crida, assai omeni de grado se partirno, con le robe e mulìere e fioli; dondechè Milano non pareva più Milano, e le botteghe eran quasi tutte serrate. Ancora de più; el castello fazeva provisione de fornirse de quello li faceva de bisogno, come saria formagio, lardo, formento e molte altre cose: vino non entrava dentro de Milano dieci a dodici brente, che non ne volesseno la sua parte e per niente; e se ancora colui del vino voleva dire niente, ghe davano delle bastonate. E el detto vino, zoè mosto, era portato da lontano sei mìa con le brente; per chè non gh’era cavallanti che potessero andar in volta, che ghe era tolto el caval e le baghe; e valeva el mosto a questi giorni del mese de octobre 1527, lire sette la brenta, e poco bono.

«El povero Milano non saria stato malcontento a livrarla e andar a sacco, zoè la roba; perchè ad ogni modo la roba e li dinari ghe vanno ogni giorno: ma la paura era in fare prigioni, e darghe tormenti, e l’onore delle donne, e molti altri inconvenienti che acadeno. E per tal respetto se andava dal signor Anton de Leyva a lamentarse, dicendo la città non poter portare tanto carigo. Alle quali domande sempre bone risposte: — Faremo, non oggi, ma domani»; e con questa proroga se andava innanzi così; tanto che pure un giorno fu ditto che la gente d’arme se doveva partire. Ad ogni modo el tal giorno, che fu a dì 4 dicembre, fecero la preparazione certa per andare al termine tolto. Ma passò el termine tolto, e non fezeno niente; talmente che el povero Milano se vide tolto a festa, e ognuno incontrandose per Milano, se strenzevano in le spalle, perchè non se vedeva fine a tal cosa»

«Dal mese di aprile fu ditto di pagare la contribuzione de giorni 20 a un tratto, che el ditto esercito se partiria; tanto che sforzato el povero Milano a fare più che non se poteva, deliberarno de pagare questi tal dinari; e così fu fatto, tanto che a poco a poco se partirono. A dì primo de maggio (che fu la seconda festa de Pasqua), se partì el signor Anton de Leyva con certe compagnie ultime de lanzinechi; qual lanzinechi da tre giorni inanzi andavano per li monasteri de frati e de moneghe, vivendo a discrezione. Donde che era una cosa grande le ruine che era, massime in le moneghe, che andavano per Milano fugendo, e vedendo de reparare a questa cosa; ma che non gh’era ordene. Non bastò questo, che ancora andavamo per le giese, e intravano in casa de parochiani, e lì volevano del bono e del migliore, e li pigliaveno e li tractavano male. E per tal respetti accadeva de gran inconvenienti, talmente che li poveri preti stavano fugiti; e se andavano in volta, andavano in abito mondano per non esser conosciuti; e per tal causa el dì de Pasqua de maggio non fu fatto officj in parecchie giese de Milano, per causa che li preti non v’osavano a comparire. Per Milano non se trovava pane per mangiare, per l’ordene fatto ch’el pane non se avesse a vendere se non a soldati: e questo perchè se avevano a partire da Milano: tanto che el povero Milano non se sentiva se non lamentare.