Di questi spregi verso la gente mercadante avemmo altre volte a far ragione; e sin d’allora il Varchi li confutava, e, — Io mi sono meco più volte maravigliato come esser possa che quegli uomini, i quali sono usati per piccolissimo prezzo infino dalla prima fanciullezza loro a portare le balle della lana in guisa di facchini, e le sporte della seta ad uso de’ zanajuoli, o star poco meno che schiavi tutto il giorno e gran pezza della notte alla caviglia e al fuso, si ritrovi poi in molti di loro, dove e quando bisogna, tanta grandezza d’animo e così nobili ed alti pensieri ecc.».

[282]. — Tanto sono diversi gli affetti e le passioni degli animi degli uomini in diversi tempi, secondo la varietà e la forza degli accidenti: conciossiachè già nella mia adolescenza io avessi veduto i padri e le madri levare e torre dalle camere de’ loro figliuoli ogni generazione di arme quanto meglio potevano e sapevano, acciò, che quegli fossero meglio disciplinati e manco discoli che fosse possibile; e poscia io medesimo abbia veduto più d’un padre, ancora di verde età, descritto nella milizia, andare alla mostra o vero rassegna, o anche nelle fazioni fuori delle porte, accompagnato in mezzo di duoi suoi figlioletti con gli archibusi, che non passavano l’età di quindici o sedici anni; e similmente ho veduto le sorelle armare in persona i fratelli loro, e le madri e i padri mandare i loro figliuoli lietamente alle fazioni della guerra, raccomandandoli alla bontà di Dio con la loro benedizione». Nardi.

[283]. Anche il residente Carlo Cappello, a’ 15 ottobre 1529, scriveva alla Signoria veneta: — La città tutta è di ottimo animo, ed ognora si rende più intrepida e desiderosa di mostrare il valor suo: nè più si può dire con verità che li poderi di questi signori sieno ostaggi dei loro nemici, perchè sono tanti gli incendj di bellissimi e ricchissimi edifizj, fatti sì dalle genti nemiche come dalli padroni proprj, che non è facile giudicare qual sia maggiore, o la immanità e barbarie di quelli, ovvero la generosa costanza di questi; e sebbene così grande rovina non può fare che non doglia, pure è di molto maggior contento vedere la grandezza degli animi e la prontezza d’ognuno in sostenere ogni danno, ogni pericolo, per conservazione della libertà». Relazioni ecc.; serie 2ª, vol. I. pag. 234. — Sebbene sia questa la prima fiata che questa città abbia sentito l’artiglieria alle mura, non v’è però alcuno che non sia di costante e forte animo, e prontissimo alla difensione di quella, la quale, per somma diligenza usata da ognuno e per la comodità di balle mille ottocento di lana, le quali sono state poste nelle fortificazioni di essa, è ridotta ormai di sorte, che il nemico deve piuttosto di lei temere, che sperare vittoria». Ivi, pag. 238.

[284]. Questo fatto nuovo raccogliamo da relazioni dell’ambasciatore Cornaro, che scriveva alla Signoria veneta: — Non voglio restar di dire che questi signori sempre mi domandano delle cose del signor Turco, dimostrando di avere in quello grandissima speranza; e jeri hanno avuto lettere da Ragusa, che quella potenza preparava grande armata di mare e di terra, e già aveva inviato alla Vallona galere cento e cento palandre, la qual nuova è stata di sommo contento a tutta questa città, di modo che si può quasi esser certi che questi signori abbiano fatto intendere al Turco il bisogno loro; e di ciò mi è stato eziandio fatto motto da buon loco». Relazioni ecc.; serie 2ª, volume I, pag. 279.

[285]. Nardi. Il quale, al lib. ix, ci dà alcuni prezzi: vino al barile ducati 8, 9, 10; aceto ducati 5 o 6; olio un ducato e più al fiasco; carne di vitello 5 carlini la libbra; 2 la bovina; 4 quella di castrato; 1 quella di cavallo o d’asino; 5 carlini la libbra il cacio; ducati 6 e fin 8 il pajo di capponi; 3 di pollastri; uno di piccioni; soldi 18 la coppia d’ova.

[286]. In espiazione, il giorno dell’Ascensione movono da San Marcello e da Gavinana due processioni verso la fonte dei Gorghi; quando s’incontrano rinforzano i canti, e accostano i crocifissi, il che dicesi il bacio de’ Cristi.

Fabrizio Maramaldo, alquanti anni dopo, s’una festa alla corte di Urbino invitò a ballare la figliuola di Silvestro Aldobrandino, ed essa gli rispose: — Nè io nè altra donna italiana che non sia del tutto svergognata, farà mai cortesia all’assassino di Ferruccio».

Di rimpatto, la marchesa di Pescara ha una lettera al principe d’Orange, ove loda infinitamente Fabrizio Maramaldo, e lagnasi che, per accuse dategli, abbiagli esso diminuita la sua grazia, e confida che «la candida fede d’un tal cavaliere, affinata per mano» del marchese di Pescara e del marchese del Vasto, sarà restituita all’onorato grado ed autorità che i suoi servigi ricercano.

Lettere di XIII uomini illustri, 1564. p. 570.

[287]. Nel Discorso sopra il governo di Firenze, che è nelle Lettere di Principi a Principi, III. 124, tra il resto dice: — Le difficoltà principali mi pajono due: la prima che questo Stato ha alienissimi da sè gli animi della più parte della città, i quali in universale non si possono guadagnare con qualunque maniera di dolcezza o di benefizj; la seconda che il dominio nostro è qualificato in modo, che non si può conservare senza grosse entrate: ed il nervo di queste consiste nella città propria, che è tanto indebolita, che, se non si cerca di augumentare quella industria che vi è restata, ci caderà un dì ogni cosa di mano; però è necessario aver rispetto assai a questo, il che ha impedito il poter usare molti rimedj gagliardi, che erano appropriati alla prima difficoltà; e se questa ragione non ostasse, era da fare quasi di nuovo ogni cosa, non essendo nè utile nè ragionevole aver pietà di coloro che hanno fatto tanti mali, e che si sa che, come potessino, farebbon peggio che mai: ma quanto la città ha più d’entrate, tanto è più potente chi n’è capo, purchè sia padrone di quella; e il diminuire ogni dì l’entrate con esenzioni a sudditi, è mal considerato...