[295]. I fuorusciti si teneano molto raccomandati ai frati; e al confessore di sua maestà lasciarono un’esposizione del salmo Verba mea auribus percipe, Domine, in forma d’orazione ad esso imperatore.
[296]. Il Segni, che pur è benevolo a Cosmo, narra nel lib. xii d’aver molto bene conosciuto Beba da Volterra, uno degli assassinatori di Lorenzino, «il quale vantandosi di quel fatto, lo raccontava pur come un’azione gloriosa... Ed essi dal duca Cosmo non avendo voluto accettare la taglia, furono provvisionati con trecento scudi l’anno per ciascuno, e con titolo di capitani; onde di poi lietamente potessero vivere in Volterra, e trionfare del prezzo del sangue».
[297]. Relazione dell’ambasciador veneto Fedeli. Questo racconta che, mentre in consiglio si dibatteva sul partito da scegliersi, un soldato che stava di guardia tirò a un colombo sulla torre del palazzo, e il popolo applaudì a quella botta con tal rombazzo, che i quarantotto adunati credettero la città sollevata, e fretta e furia risolsero per Cosmo.
[298]. — L’altro giorno venne a bottega mia quello de’ Bettini, e... mi disse come Cosimo de’ Medici era fatto duca, ma ch’egli era fatto con certe condizioni, le quali l’avrebbon tenuto che egli non avesse potuto isvolazzare a suo modo. Allora toccò a me ridermi di loro, e dissi: Codesti uomini di Firenze hanno messo un giovane sopra un maraviglioso cavallo; poi gli hanno messo gli sproni e datogli la briglia in mano in sua libertà, e messolo sopra un bellissimo campo, dove sono fiori e frutti e moltissime delizie; poi gli hanno detto ch’ei non passi certi contrassegnati termini. Or ditemi voi chi è quello che tener lo possa quand’egli passar li voglia? Le leggi non si possono dare a chi è padrone di esse». Benvenuto Cellini, Vita. — A questo punto finisce la storia del Varchi.
[299]. Appare evidente dai documenti soggiunti da Giovan Battista Niccolini alla tragedia su Filippo Strozzi, e specialmente dalla lettera di Francesco Vettori, 15 gennajo 1537. Al 6 luglio 1536 re Francesco I scriveva e mandava per uomo espresso a Filippo Strozzi, esibendosi a tutto: — Io credo che voi sapete assai il desiderio ed affezione che vi porto, non solamente a voi e a tutti quelli di vostra casa ed alleati, ma eziandio a tutte le cose pubbliche di Fiorenza. Di presente essendo le cose ridotte al punto che si trovano, io ho voluto spedire Emilio Ferretti acciò di sapere da voi e dagli amici vostri se ci sarà loco e modo dove possa io fare qualche cosa tanto per voi quanto per loro e la repubblica di Fiorenza; pregandovi avvertirmene amplissimamente per mezzo suo, e di quello vi parrà si potrà e dovrà fare a quel punto. E potete esser sicuro che facendomelo sapere, mi c’impegnerò di tal modo, che voi conoscerete chiaramente quanto desidero fare per voi, per vostri amici, e in conseguenza per la libertà di Fiorenza».
[300]. Il Cambi scrive: — Addì 19 di maggio 1524 si azzuffarono i Pistoiesi, come sono usitati; per modo che i Panciatichi cacciarono fuori i Cancellieri della città; e fuvvi morto da dieci cittadini ecc.».
[301]. Filippo n’avea offerti al Vitelli cinquantamila scudi: esso ne voleva sessantamila, tutti in denari contanti. Dietro al Filippo Strozzi del Niccolini si stamparono le trattative pel riscatto di Filippo. Il sunto delle ragioni sta in queste parole di lui, ove al cardinale Salviati raccomanda di far presente a sua maestà e al Medici che «la morte mia dispera sette figli, i quali restano con non poche facoltà; offende tutta la famiglia degli Strozzi, che è la più numerosa di questa città, e tutti li parenti che sono di qualità; disordina e scompiglia una città che ha necessità di essere riordinata; e finalmente che il trarre più sangue a questo infermo che ha bisogno di ristoro infinito, saria estremo errore e passione e non ragione».
Quelle lautissime esibizioni spiacevane a Pietro Strozzi, ch’era fuggito e che poi divenne maresciallo; e ai fratelli scriveva: — Ci troveremo senza il padre, poveri, ruinati della riputazione. Nostro padre non pensa più nè a roba nè a figliuoli, ed offre le più esorbitanti e vituperose cose che mai s’udissino; scrive che vuole piuttosto viver povero che morire ricco; certo voce degna d’un uomo che abbia sette figliuoli!... e dice tante altre coglionerie, che credo certo vi morreste dal dolore vedendole». 21 febbrajo. Filippo se ne scagionava, e secondo suo stile diceva averle offerte solo perchè Cosmo non avrebbe mai voluto dare sì grossa taglia, e perciò non l’otterrebbe dal Vitelli; ma del resto «non pensai mai pagare tale taglia, sapendo non potere se non con vendere quanto ho al mondo, e restare poi mendico, vituperato e non libero; il che non farei mai, eleggendo prima morire». 8 marzo. Di Pietro diceva Filippo nel testamento: — Piero mio si è portato dopo la mia cattura tanto empiamente, che si può con verità dire ch’io perisco per sua colpa».
[302]. — Più certa fama in fra pochi fa che il Filippo fosse stato scannato per ordine del castellano o del marchese Del Vasto, che gli avevano promesso di non darlo in mano del duca; i quali, intesa la risoluzione dell’imperatore che voleva compiacere il duca Cosimo, l’avevano fatto scannare, e fatto ire fuora voce che da se stesso si fosse ammazzato». Segni, lib. IX.
[303]. Niccolini, nella vita dello Strozzi che precede la tragedia mentovata. Si aggiunse d’una carta trovatagli, intitolata Deo liberatori, e con una proclamazione, che fu esercizio, giacchè ciascuno la reca diversa. È notevole la sua preghiera a Dio, acciocchè all’anima sua «se altro bene dare non vuole, le dia almeno quel luogo dove Catone Uticese ed altri simili virtuosi uomini che hanno fatto tal fine».