[304]. Del Migliore, nella Firenze illustrata, annovera le famiglie magnatizie che allora migrarono.

[305]. Da un figlio naturale di Francesco I Sforza derivarono i conti di Borgonuovo, finiti nel 1680. Da uno di Lodovico Moro i marchesi di Caravaggio, finiti nel 1697. Francesco avea avuti due fratelli: Alessandro ebbe nel 1445 la signoria di Pesaro, che poi Galeazzo, ultimo suo discendente, rinunziò al papa nel 1512; Bosio, la signoria di Castell’Arquato, e sposando nel 1439 Cecilia, erede del conte Guido degli Aldobrandeschi, per lei ereditò la ricchissima contea di Santa Fiora in Toscana, da Mario Sforza venduta poi nel 1633 al granduca. Suo nipote Federico sposò nel 1673 Livia Cesarini, donde i duchi romani Sforza-Cesarini.

[306]. Paolo Giovio, lib. XL. — Anche Gregorio Leti taccia Carlo V d’essere fuggito dinanzi a Solimano, conducendosi in Italia per la via più breve. La cosa è pure attestata da un bel documento inserito nei Diarj manoscritti di Marin Sanuto, che giova riferire come prova dell’insubordinazione delle truppe d’allora: — Non volevano (le soldatesche italiane) andare in Ungaria a morir di fame. E cussì il signor marchese del Vasto volendo risolvere e aver l’opinion di queste fanterie italiane, avendoli tutti ceduti alli soi colonnelli, e passando lui per mezzo loro colonnelli, dimandò qual voleva restar in Ungaria e quali retonar in Italia; dove per uno fante discalzo e ragazzone fu scomenzato a risponder, Italia Italia, andar andar; e cussì in un atimo, come sol succedere nelle guerre e campi; e il desiderio di repatriar, e li mali pagamenti, la carestia del viver, la dubitazione de morir in Ungaria e non poder più venire in Italia, la mala natura dei oltramontani dall’Italiani contraria, fu precipuo e principal fondamento che tutti Italiani con grandissimo strepito comenzorono a cridar Italia Italia, andar andar; e cussi in ordine se posero in cammino a dispetto dello imperatore e marchese del Vasto e delli soi capi, ali quali più volte li archibusi le fece angustia e paura, che tre delli soi colonnelli amazarono, e costituetono tre altri e novi capi, sotto il governo delli quali vennero avanti lo imperatore, caminando in un giorno leghe sei che son miglia sessanta; e cussì sino alla Chiusa sono venuti in ordinanza; e perchè non trovavano vittuaglie e volevano intertenerli, brusavano, amazavano, sachizavano, strapazavano li preti, e vergognavano le donne. Ma sopratutto ad un locho, se adimanda la Trevisana, per esser stato amazato alcuni capitani e gentilomini che venivano avanti, hanno brusato e fato quel più male hanno potuto, talchè dubito se ha rinovato l’odio ed inimicizie antiche dei oltramontani con Italiani. A Vilach a stafeta, per dirupi e vie insolite, arrivò innanzi al capitano Ponte, ministro del campo cesareo, mandato in diligenza da Cesare per intertenerli lì a quel passo, o con bone parole overo per forza; dove non potè far cosa alcuna nè con promission di darli denari, e manco per forza, che scomenzorono a brusar il burgo, dove avevano el passo, e per tre giorni continui fino alo arrivar alla Chiusa hanno vissuto di radici; e arrivati suso al Stato nostro, vedendo le buone preparazion di vittuaglie ed essere intesi, scomenzorono a cridar Marco Marco, Italia Italia, dicendo che, se si credessero ciascun di loro acquistar un imperio, non torneria in quella parte, che li mancava e denari e vittuaglie, e quando domandavan pane, overo vino, tutti respondevano Nicht Furt ecc.».

[307]. Al fine del 1300 i villani del Vallese, della Tarantasia, del Vercellese e più del Canavese si sollevarono contro i nobili; le valli di Brozzo e di Pont formarono un’estesa cospirazione, e fecero strazio de’ beni, de’ castelli, dell’onore, dei castellani e delle mogli e figlie loro, e quasi un secolo durò il movimento.

[308]. Una cronaca contemporanea di Rivoli racconta che molti si chiusero nel campanile; ma i Francesi poser fuoco ad una catasta di legna là vicina; onde i rinchiusi sarebbervi soffocati : se non si fossero calati per le corde delle campane. Ma queste non giungendo fin a terra, doveano saltare, fiaccandosi la persona. Una madre si calò a questo modo portando un figliolino pel braccio, l’altro tenendo per le fasce coi denti.

[309]. Matteo Dandolo, andando per la Signoria veneta ambasciadore in Francia, visitava il duca di Savoja in Vercelli, quasi unica città rimastagli. «Io non so se veramente egli si possa chiamare non che duca, signor di Vercelli, essendo anche questa città, ov’egli abita, in guardia de’ Spagnuoli, e così stretta, che li miei servitori che conducevano le mie cavalcature non vi furono lasciati entrare, ma furon fatti alloggiare di fuori, siccome par che facciano di quasi tutti forestieri». Relaz. degli ambasciatori veneti, serie 1ª, vol. II. p. 62.

Esso Carlo diceva al Muzio: — Ho due granmastri di casa, l’imperatore e il re, che governano il mio, ma senza rendermene ragione». Avvertimenti morali.

[310]. Cibrario, Origine delle istituzioni di Savoja, pag. 136.

[311]. Vedi Négociations de la France dans le Levant, 1854, raccolti da Charrière. Solimano aveva concertato di assalire Otranto; ma venutone in vista e non trovatovi la flotta francese, diè volta.

Il signor Michelet, nel libro intitolato Réforme, misto di profondo e di buffo, dogmatico a forza di dubbio, e con uno stile tutto a sorprese, imputa della negligenza quei che in corte favorivano il papa contro il Turco e l’eresia; domanda se sarebbe stato un male che i Turchi occupassero il regno di Napoli, e risponde di no, perchè, come nella Cina, i conquistatori sarebbero stati inciviliti dai vinti, e il Turco sarebbesi ridotto europeo. Quasi ciò fosse avvenuto in Grecia e in quattrocento anni d’occupazione! Ma il professore parigino è accecato dal desiderio di veder abbattuto il cattolicismo.