Per un altro principio, la legalità, il nostro Giannone giustifica le continue correrie e le conquiste de’ Turchi in Italia, perchè, avendo essi conquiso Costantinopoli, divenivano legittimi eredi dell’impero orientale, e quindi de’ diritti di questo sull’Italia meridionale!!
[312]. In quell’isola la chiesa di San Giovanni vuolsi disegno del fiorentino Arnolfo, continuata poi da tutti i granmaestri dell’Ordine. Per noi trovammo memorevole il sepolcro di Fabrizio Del Carretto, urbis instaurator et ad publicam utilitatem per septennium rector, morto il 1521.
[313]. Sarebbesi voluto levare il decimo de’ frutti per cinque anni, invece de’ quali il papa offriva un milione di ducati d’oro. Adunque esso decimo doveva essere per lo meno di ducento mila ducati, cioè la rendita annua de’ beni del clero superava i due milioni di ducati. Ingente possesso!
[314]. Questo, già generale de’ Veneziani, aveva un castello presso Agen, in Francia, e a lui e sua moglie Costanza Rangoni largheggia encomj Matteo Bandello, il quale avendo avuto la sua casa in Milano bruciata dagli Spagnuoli, erasi rifuggito presso di loro. Morto Cesare, re Enrico diede al Bandello il vescovado di Agen, riservando metà dei frutti per Ettore Fregoso, figlio dell’estinto.
[315]. Il duca di Savoja fece battere medaglie col titolo Nicea a Turcis et Gallis obsessa.
[316]. Marano era stata occupata da Massimiliano nella guerra della lega di Cambrai, e non la volle restituire nella pace. Pietro Strozzi nel 1542 la sorprese con una sua masnada; e intimatogli di lasciarla, rispose la darebbe piuttosto al Turco che all’Austria. I Veneziani risolsero allora comprarla da lui per trentacinquemila ducati; ma ecco l’imperatore querelarsene, e pretendere settantacinquemila ducati per indennità. Il senato rassegnavasi a questo sacrifizio, ma voleva s’acconciassero contemporaneamente altre divergenze di confini nell’Istria e nei Friuli; onde vennero lunghissime dispute.
[317]. La famiglia Birago milanese era durata fedele ai Francesi; e ripristinati gli Sforza, ricoverò in Francia. Renato vi ebbe grandi favori da Francesco I, che lo fece consigliere del parlamento di Parigi, poi presidente di quel di Torino, governatore del Lionese, e lo deputò al concilio di Trento. Carlo IX lo nominò guardasigilli, e si asserisce sia stato principal consigliatore della strage del San Bartolomeo. I Francesi estesero anche a lui l’odio che portavano a Caterina, e lo davano per famoso avvelenatore. Il capitano La Vergerie avendo detto che gl’Italiani erano la ruina della Francia e bisognava sterminarli, esso lo fece appiccare e squartare. Pure lo storico De Thou lo dà per generoso, prudente, tutto candore; e Papiro Masson ne stese un ampio elogio. Si oppose a Enrico III quando questi volle cedere al duca di Savoja le città di Pinerolo e Savigliano. Rimasto vedovo, fu ornato cardinale nel 1558, nella qual occasione diede una festa dove intervennero il re e la regina; un’altra scialosa ne diede pel battesimo del figlio d’un suo nipote, dov’erano due lunghe tavole, coperte di mille ducento piatti di majolica con confetti e droghe, disposte a piramidi, a castelli e in altre figure; e tutto il vasellame fu mandato a pezzi. Come Enrico III, apparteneva alla confraternita de’ Disciplini, e con quello e coi principi e grandi girava per le strade di Parigi, vestito di sacco e col volto coperto. Suo nipote Flaminio Birago scrisse poesie francesi. Altri di quel cognome ebber cariche e onori in Francia.
Governatore del Piemonte per re Francesco fu il signore di Bellay-Longeay, che scrisse le Ogdoadi, a imitazione delle Deche di Tito Livio.
[318]. Uberto Foglietta, in un’orazione a propria difesa, rivela le discordie e l’arroganza degli aristocratici: Sed quid ego ut sanguinem misceant loquor, cum nobiles ab ipsa popularium consuetudine abhorreant, se seque ab eorum aditu, congressu, sermone sejungant, illosque devitent, perinde quasi illorum contactu se polluere ac contagione contaminare formident? Quare, separata loca et compita habent, in quæ utriusque corporis juventus conveniat, cum alteri alterius corporis homines excludant. Quin etiam, cum forum unum esse, in quod omnes cives convenient; necesse sit, ratione quadam assequuti sunt, ut forum ipsum dividant, ac duo fora prope faciant: duæ enim sunt porticus, in quas alteri ab alterius corporis hominibus separati conveniunt. Eadem quoque distinctio in juventutis sodalitatibus servatur, quarum multas nobiles instituerunt; in quas neminem unquam ex popularibus acceperunt, cum nonnulli, privatis necessitudinibus illis conjuncti, se admitti postulassent, sed ad repulsæ injuriam, verborum quoque contumelias addiderunt, cum se degenerum sodalitate commaculaturos negarent. Jam vero, cum ad animos hominum accendendos major sit contemptus, quam injuriarum irritatio, dii immortales quam despecti ab istis nostris nobilibus sumus, quam illi a nobis abhorrent, quam nos auribus et animis respuunt, quam contemptim de nobis loquuntur, in quanta convicia, linguæ intemperantia provehuntur, cum nos degeneres et rusticanos, non modo Genuæ, sed in aliis civitatibus appellant, per inde quasi deorum genus, atque e cœlo delapsi ipsi sint; exterosque, simulatque de aliquo ex nobis incidit sermo, etiamsi alias res longe agatur, sedulo admoneant, hominem illum degenerem et ex infima plebe esse, nobilitateque sibi haudquaquam, comparandum: neque sentiunt, se risui plerumque exteris esse, quos non pudeat fœnus ac sordidiores quæstus exercentes, nobilitatis nomine, quam comprimere deberent, se commendare, haud ullam animæ nobilitatis mentionem facere. Anecdota Uberti Folieta. Genova 1838.
[319]. Secondo gli annali del vescovo Agostino Giustiniani, al principio del Cinquecento contenevano, la Liguria occidentale fuochi 31,457, o teste 125,828, calcolando solo quattro teste per fuoco; Genova e borghi 104,216; la Liguria orientale 22,088 famiglie, o teste 88,352; i paesi oltre Gioghi, 15,173.