Ansaldo Grimaldi di Genova fece rifabbricare a proprie spese la chiesa di Santa Maria della Consolazione; e in una sola volta donò alle opere pie della città 75 mila scudi d’oro. Perciò ottenne franchigie perpetue e due statue nel 1536, una delle quali vedesi ancora nel palazzo di San Giorgio.

[320]. Lucca nel 1504 avea stabilito munirsi di mura, e fino al 1544 si fecero quelle verso levante e mezzodì; poi dall’estendersi delle nuove armi fatti accorti che i bastioni circolari e le mura con poca scarpa mal resisterebbero, affidossene la cura ad altri ingegneri, segnatamente a Vincenzo Civitali; e l’opera con undici bastioni fu compita solo nel 1645, colla spesa di 956,000 scudi; oltre il valore di 120 cannoni che la munivano; nella tagliata, fin a 750 braccia di distanza non era permesso piantare. La fortificazione fu adattata a bel passeggio, della lunghezza di 5000 metri, tutto pianeggiante.

Con un fosso navigabile si pose in comunicazione Lucca coll’Ozzeri e il lago di Sesto, donde per l’emissario della Seresta sboccavasi in Arno, e così poteasi navigare a Firenze, a Pisa e al mare.

[321]. Il Burlamacchi «interrogato, rispose, che il desiderio suo di mettere in libertà la Toscana, e farne poi una unione, li era nato dall’aver letto più libri d’istorie, e massime le Vite di Plutarco; fra le quali aveva considerato la vita di quattro gran capitani, che con pochissima gente avevano fatto gran cose; e questi erano Timoleone, Pelopida, Dione ed Arato. Ed in questi pensieri era stato da sei mesi se non forse un anno avanti che lo conferisse con persona; ed ogni giorno parendoli che la cosa fosse più riuscibile, deliberò conferirla; e così li parve che fosse a proposito Cesare di Benedino; e ne lo conferì, dicendoli che ci andasse pensando, che altre volte ne parlerebbero, perchè era cosa da pensarla; e sendone stato alcune volte insieme, a esso Cesare pareva che la cosa fosse riuscibile.

«Item, interrogato, disse: essersi confessato e comunicato quest’anno in Ferrara, e da molti anni in qua, ogni anno una volta; non avere mai desiderato alcun comodo o utilità particolare di questo suo disegno, ma che il principale intento suo era di fare una cosa buona, lodevole e di memoria; tenere per certo che, se la cosa non si fosse scoperta, sarebbe riuscita, senza dubbio alcuno, a giudizio suo, ed oggi lo crede più che mai.

«Interrogato qual benefizio intendesse fare a sua maestà con quest’unione, sì come scrive, rispose che, riuscendoli l’impresa dell’unire Toscana, aveva disegnato di poi andare o mandare o scrivere all’imperatore, e pregarlo se ne venisse dalle parti di qua, e che vedesse di riformare la Chiesa dalli molti abusi che vi sono, e ridurla all’unione di molte varietà d’opinioni che vi sono; il che li poteva riuscire con levarli l’entrate, e con questo avrebbe contentato gli Alamanni, e ridottili alla obbedienza sua, li quali non desideravano altro.

«Ed allora il prefato signor commissario, per aver meglio la verità delli altri complici del detto delitto, ha ordinato sia spogliato, ligato et alzato. E subito postosi da se medesimo alla corda spogliato, e dopo ligato ed alzato per braccia quattro o circa da terra, ed ivi stando sospeso, interrogato che dica la verità degli altri complici di più di quello ha detto, e massime delli suddetti Senesi, rispose: Ah, signor commissario, ch’io son morto, che ho detto la verità, ahimè!...

Un altro giorno «entrato il soprascritto signor commissario nella carcere della torre del Palazzo di Lucca, dove sta detenuto il soprascritto Burlamacchi, e di nuovo monito ed interrogato, rispose lamentandosi: Oh! signore, che volete ch’io vi dica: se ho detto tutto ciò che sapeva? Fatemi di grazia tagliar più presto la testa che tormentarmi tanto, chè io sono tutto stroppiato. Non avete, signore, la cosa chiara?

«E volendo il prefato signor commissario chiarire l’animo suo di questo fatto importantissimo, in conformità dell’ordine che tiene, ordinò li fosse appresentato il fuoco e ceppi, e scalzato. E di nuovo interrogato, rispose: Ah! signore, se si vede la cosa chiara, come e a che tanto tormentarmi?

«E scalzato che fu, il prefato signor commissario ordinò che fosse condotto al fuoco; e così ivi condotto, nell’atto di ponerli i ceppi, più volte monito e pregato a dire la verità, disse: Signore, io non so che mai dirle altro, perchè ho detto tutta la verità, e mai dirò altro di più di quelle ho detto.