«8. Che tutti i beni confiscati siano restituiti a quelli di chi erano, essendo capaci per la presente concessione; e in ogni caso non essendo essi capaci, siano restituiti a’suoi più prossimi, quali verranno ab intestato.
«9. Che non sia proibito ad alcuno di questa città il far mercanzia e artifizio di qualunque sorte che sia permesso nella città di Milano.
«10. Che niuno sia forzato contro sua volontà a venire a stare ed abitare nella città, ma sia in libertà sua star dentro e fuori.
«11. Che il governo della città si riduca e sia com’era nanti la investitura e infeudazione o alienazione di questa città.
«12. Che i signori feudatarj siano preservati nei loro privilegi e amministrazione delle loro giurisdizioni, com’erano nel tempo degli eccellentissimi duchi passati di Milano, avanti che lo Stato fosse occupato dai Francesi, osservandosi però sempre il decreto del maggiore magistrato.
«13. Che sua maestà perpetuis temporibus farà de’ magnifici senatori residenti in Milano uno dei giureconsulti di questa città.
«Ultimo, che sua eccellenza costringa ognuno che posseda beni nel territorio di Piacenza, così piacentino come ogni altro, anche feudatarj, a venire alla debita obbedienza, fedeltà e unione con gli altri cittadini; e contro gl’inobbedienti si proceda alla privazione de’ loro beni e altre pene, come meglio parrà a sua eccellenza».
[328]. Grisellini, Vita di don Ferrante; Adriani, Storia, lib. IV.
[329]. Sozzini, Diario Senese, pag. 88.
[330]. Brantôme nella Vita di esso scrive: Le seigneur Strozzi quitta l’Italie et vint trouver le roy au camp de Marole, avec la plus belle compagnie qui fût jamais vue de deux cents arquebusiers à cheval, les mieux dorés, les mieux montés, les mieux en point qu’on eût su voir; car il n’y en avoit nul qui n’eût deux bons chevaux qu’on nommoit cavalins, qui sont de légère taille, le morion doré, les manches de maille, qu’on portoit fort alors, la plupart toutes dorées, ou bien la moitié, les arquebuses et fourniments de même, ils attoient souvent avec les cheveaux légers et coureurs, de sort qu’ils faisaient rage; quelquefois ils se servoient de la pique, de la bourghignote et du corselet doré, quand il en faisoit besoin; et qui plus est, c’étoient tous vieux capitaines et soldats bien aguerris sous les bannières et ordonnances de ce grand capitaine Jeannin de Médicis, qui avoient quasi tous été à lui, tellement que, quand il falloit mettre pied à terre, on n’avoit besoin de grand commandement pour les ordonner en bataille, car d’eux-mêmes se rangeoient si bien qu’on n’y trouvoit rien à redire...