Chiunque cospirasse contro la persona del duca e de’ suoi, o la sicurezza dello Stato, o avendone notizia non lo denunzii, s’intenda incorso nelle pene inflitte dalle leggi comuni; e vengano perseguitati in ogni luogo, promettendo cinquantamila fiorini a chi rivela tali macchinazioni, oltre conseguir le sostanze de’ cospiranti; assolti da ogni pena se fossero stati anch’essi cospiratori. Eguale premio a chi ucciderà uno d’essi cospiranti, quand’anche fosse bandito, e condannato nella vita; e inoltre possano ottener grazia della vita a due banditi per altra colpa che di Stato: eguale a chi un rubelle conducesse vivo nelle forze della santa giustizia, quand’anche siano bargelli o persone pubbliche: ai ribelli s’infligga la pena di morte; e se non siano in podestà della giustizia vengano banditi, confiscati i loro beni, quantunque legati a fedecommesso, sostituzione, traslazione; e fin i beni materni e delle avole che ad essi pervengano; cassando i contratti che abbian fatto dopo messisi a cospirare.

E «acciocchè non solo essi cospiranti siano puniti e castigati, ma i figliuoli ancora e i loro discendenti maschi etiam inlegittimi, come discendenti da corrotta radice, e per tale discendenzia partecipi del soprascritto contagioso e abbominevole delitto, portino parte della pena che si convien loro come persone odiose e colpevoli», si stabilisce che essi pure siano infami, incapaci d’ogni dignità, esuli in perpetuo e relegati, cominciando al duodecimo anno. Le figliuole s’intendano solo prive d’ogni successione, e fin de’ beni fedecommessi, salvo una dote competente. Le doti delle mogli de’ delinquenti s’impieghino sul Monte dello Stato o in beni stabili, in modo che non possano conseguirne alcun frutto vita durante: che se muojano senz’altri figli che dello scellerato, tutto vada al fisco, non ostante qualsivoglia contratto: bensì possano succedere i figli che abbiano d’altro letto.

Con queste non s’intende tolta verun’altra delle pene comminate dalla legge comune o dalle municipali, e non ostante qualsivoglia privilegio, statuto, provvisione, immunità, capitolazione.

[338]. Sono sue le fortezze di Pistoja, d’Arezzo, di San Sepolcro, di Eliopoli al confine della Romagna, due castelli dell’isola d’Elba, quel di San Martino nel Mugello, il bastione di Poggio imperiale.

Del modo di quelle milizie Cosmo informava di sua bocca il Fedeli suddetto: — Io ho una milizia descritta nello Stato di Firenze d’uomini da diciotto anni fin a cinquanta, e tutti usi alle armi, in numero di ventitremila, così bene regolati e disciplinati, che si può dire che questa sia una bellissima banda, tutta armata, parte d’archibugi, parte di corsaletti e picca. Da questa descrizione è riservata la città di Pistoja e suo territorio, per gli animi che hanno implicati nelle parti, e la città di Firenze e suo territorio; chè a questa non ho voluto lasciar l’arme, ma vi si caveria e miglior gente e in gran numero in un bisogno importante, come fu nella guerra di Siena, ch’io me ne servii mirabilmente; così che in tutta quella impresa non altri che due soli mi si ribellarono, e tutti continuarono sino a guerra finita; cosa che non fece nessun’altra nazione, che ogni tratto se ne andavano e se ne fuggivano. In regolare questa milizia ho avuto grandissima fatica a ridurla obbediente ed in provveder di non essere rubato nei pagamenti, come io era da principio; ma in questo ho ora posto così buon ordine, che ben posso al tutto e di tutti rassicurarmi

«Quando si ritrova di tempo in tempo alcuno che passi l’età, o che si faccia impotente, o che abbia qualche altra legittima causa di non poter essere soldato, subito si mette un altro in suo luogo, e si vanno descrivendo eziandio alla giornata quelli che pervengono alli diciotto anni. Quando poi mi occorre di levar una banda dalla provincia, faccio cavar dal libro della descrizione generale un ruolo a San Pietro, con li cognomi, nomi dei padri, e segni, e con li pagamenti stabiliti a’ capitani, sergenti ed alfieri e capi di squadra; e con una lettera mia e con il denaro bollato in gruppo, mando l’ordine al commissario di quella città dove voglio levare la gente; il qual subito col ruolo in mano chiama la gente e la paga, e quelli se ne vengono tutti spediti, perchè sanno che hanno da camminare; e così immediate marciano dove dai capi sono guidati. E quest’ordine ho io ridotto così facile, che in cinque soli giorni li metto tutti insieme ed uniti in campagna: perchè in due giorni e mezzo va il comandamento per tutto lo Stato, e in due giorni e mezzo sono tutti uniti. Ma quando è il tempo delli raccolti e di far i servizj della villa, ordino che li contadini siano lasciati a casa persino che dura il bisogno della campagna. Ho poi fatto una descrizione per tutto lo Stato di dodicimila guastatori, tutti uomini di campagna forti e robusti, e sono tutti per pelo o per segno descritti; e di questi me ne posso servire mo’ di una parte, mo’ dell’altra in quel modo che io voglio, scambiandoli di continuo secondo il bisogno, e adoperandoli sì nella guerra come in altre opere secondo la mia volontà.

«Di quel di Siena io cavo poco per adesso, per le esecuzioni fatte loro per la guerra, ma penso ridurli a buoni termini. Ora ne cavo poco più di centomila ducati oltre la spesa; e questo denaro si cava solamente dai pascoli, dal sale e da due dazj, li quali spero io che si faranno molto maggiori presto, perchè torneranno li traffichi, e moltiplicheranno le genti. La milizia descritta è di settemila uomini, tutta gente eletta (che il Senese fa sempre buoni soldati), ed è governata col medesimo ordine e con la stessa disciplina che ho detto esser quella di Firenze. Di modo che dell’uno e dell’altro Stato di Firenze e Siena avrò sempre pronti trentamila fanti, senza che li Stati predetti patiscano.

«De’ cavalli non son molto in ordine, ma presto farò di maniera che ne avrò una banda di mille e cinquecento; perchè in tutti due li Stati vi sono molti gentiluomini, ed altri che tengono cavalli per loro uso, ai quali dando io due scudi al mese in tempo di pace, supplisco al mio bisogno con poca spesa, e terranno buoni cavalli con questo poco intertenimento.

«Io mi sono posto poi con tutti gli spiriti alle cose di mare, e ho delle galere fatte, e tuttavia se ne fanno, e continuerò a farne, e le terrò in ordine di tutte quelle cose che fanno bisogno per poterle armare; chè ciurme non me ne mancheranno, e d’avvantaggio, se occorrerà in servizio delli miei amici; fra poco tempo ne voglio avere trenta in ordine. E per avere nel mio Stato tutte le cose per bisogno dell’arsenale, quest’anno ho posto in ordine per il tessere cotonine da far le vele; chè il resto nasce tutto sul mio in grandissima copia, e da servirne chi ne volesse».

[339]. Non si può immaginar festa più insigni, di quelle per le nozze del granduca Francesco Medici colla regina Giovanna d’Austria, descritte a lungo dal Vasari, e dove tutto il giro della città ebbe archi, statue, ritratti, iscrizioni, poi apparati diversi di comparse, di teatri, di musiche, continuati per molti giorni. Il Vasari stesso ordinò e descrisse quelle pel battesimo del loro figlio.