[340]. L’ambasciadore Fedeli diceva di lui: — Avendo provato la cattiva poi la buona fortuna, e l’uno e l’altro modo di vivere, e l’una e l’altra condizione de’ tempi, s’è fatto molto prudente e savio, e si è conservato ed ingrandito, e ha superate tutte le difficoltà, scoperte tutte le congiure; e vinti e debellati tutti li suoi potentissimi nemici, e quelli avuti nelle mani ha castigato di modo che con le persecuzioni s’è assicurato e con le guerre confermato; talmente che oggidì si dice in Firenze che ogni tumulto, ogni guerra, ogni assedio, ogni vittoria ed ogni morte si vede esser seguìta per fermare e stabilire in Cosmo questo principato...
«Questo principe governa gli Stati suoi con un grandissimo rigore e spavento; vuole la pace, l’unione, la tranquillità fra i suoi popoli e cittadini, li quali non ardiscono pur muoversi; e non vuole che si parli d’odj, d’ingiurie, d’inimicizie e di vendette, nè che più si nomini nè parte guelfa nè ghibellina, nè parte panciatica nè cancelliera, nè piagnoni nè arrabbiati, sebbene tutte fra loro queste parti sieno piene di veleno. Tiene una giustizia incomparabile, e così grande, così eccessiva, così espedita, e così a tutti indifferente, che fa stare ciascuno ne’ termini; e in ciò mette grandissima cura acciocchè non segua disordine, e non sia fatto torto ad alcuno nè ingiustizia, e che tutti siano eziandio de’ loro errori indifferentemente castigati e puniti. Finalmente colla quiete de’ popoli, con l’abbondanza, con la pace e con la giustizia si fa sempre più degno del principato: nè manca in cosa alcuna, ponendo ogni cura e diligenza che gli ufficiali di dentro, e li reggimenti e governi di fuori siano sempre d’uomini periti, pratici e intelligenti, e soprattutto che siano buoni e fedeli; e come ne scuopre un tristo o parziale, lo cassa e lo punisce senza rispetto alcuno; e non sono molti mesi che una mattina assistendo all’udienza del magistrato degli Otto, che è il supremo nelle cose criminali, li mandò tutti a casa con ignominia, e dubitavasi di peggio assai, solamente per mostrarsi parziali in un caso che aveva bisogno di pronta e severa risoluzione; di modo che le cose civili e criminali sono con grandissimo studio spedite ed amministrate.
«Ha medesimamente provveduto per la difesa de’ suoi popoli, per la conservazione de’ suoi Stati, per l’aumento della sua grandezza, e per la futura autorità e dignità de’ suoi posteri e successori; perciocchè ha disposto sotto perpetui ordini una onorata e valorosa milizia di fanti trentamila, tutti disciplinati e tutti descritti da anni diciotto fino a cinquanta, li quali in cinque giorni si possono unire e porsi tutti insieme in campagna; e si può eziandio servire di molto maggior numero se vuole, per la buona e numerosa gente de’ suoi Stati.
«Di cavalli, volendone tenere una banda di duemila, ne va ogni dì facendo, ma con grandissima difficoltà, per la carestia che ha il paese di cavalli: pur mi disse che pensava di facilitar l’espedizione col fare una nuova descrizione di tutti quelli del suo Stato, che o per comodità o per sollazzo o per onorevolezza tenessero cavalli, e con due scudi al mese in tempo di pace, e con qualche esenzione personale o privilegio di portar l’armi, obbligarli a star bene a cavallo, con promessa di pagarli in tempo di guerra: e con questo modo pensava di dar pronta esecuzione a questo suo disegno, come darà, perchè quello che egli vuole senza replica sempre si eseguisce.
«Ha poi una descrizione di dodicimila guastatori, tutti uomini di campagna robustissimi, delli quali, sebbene sono fatti per adoperarli nella guerra, se ne serve però anche in tempo di pace, secondo il bisogno, ad assettar le strade, a cavar fossi, seccare paludi, bonificar terreni, e così fa opere grandi e maravigliose che è uno stupore; volta le acque e i fiumi dove che vuole per ridurre il paese all’agricoltura.
«Fa poi di continuo lavorare intorno le munizioni di polvere, e gettare artiglierie, che finora n’ha pezzi cento da batteria ed altri infiniti da campagna; e a questo si aggiunge una elevazione di capitani valorosi di diverse nazioni, tutti esercitati nella guerra, i quali sono al numero di centoventi, che tutti seguono la Corte, e tutti hanno soldo da diciotto fino a venti, venticinque, trenta e quaranta scudi al mese per uno...
«Non entra nè esce cosa alcuna dalle città dello Stato, che tutte non paghino pur qualsivoglia minima cosa; nè in ciò vi è rimedio, tanta è la esatta diligenza dei dazieri e deputati, che tutti sono per conto del principe, il quale non affitta nè appalta alcun dazio o gabella, e però si fa la esazione con molta cautela e riscontri, e quelli che hanno i carichi stanno sempre con spavento nel rivedere de’ conti, perchè il principe punisce gl’intacchi severissimamente; il quale, con aver fatto impiccare un suo favoritissimo, e che però rubava con sicurtà, nominato messer Giuliano del Tovaglia, uomo già fatto ricchissimo e al quale a tutte l’ore era l’adito aperto di poter entrare dal duca, ha dato un esempio perpetuo a tutti li suoi ministri. E mi ricordo che sua eccellenza un giorno mi disse, che in regolare il suo Stato il tutto gli era stato facilissimo, ma che il provvedere di non esser rubato l’avea trovato difficilissimo, e l’avea ottenuto con gran fatica, parendogli però d’esser ora sicuro che li ministri s’abbino a guardare di torgli pur un quattrino; li quali per la verità stanno sempre in un terrore grandissimo, talmente che non bisogna pensare di potere far contrabbandi nello Stato suo.
«Ha un corpo di assai più che comune statura, robustissimo e forte; nell’aspetto è molto grazioso, ma quando vuole si rende tremendo; nelle fatiche e negli esercizj è indefesso, e molto si diletta delle cose ove abbisogni agilità, forza e destrezza, talmente che nel levar dei pesi, nel maneggiar dell’armi, nei torneamenti dei cavalli, e nel giuoco della palla e nella caccia, non vi è chi lo superi, e stracca ognuno. Ed in simili piaceri delli quali si diletta molto, e nel pescare e nel nuotare è la totale sua ricreazione, e si spoglia allora d’ogni autorità e dignità, e sta con molta domestichezza burlando con tutti molto famigliarmente, e vuole che tutti i suoi egualmente piglino questa sicurtà senza avergli rispetto alcuno: ma fuori di questi esercizj non riconosce persona, come se vista e conosciuta mai non l’avesse, nè v’è chi fosse ardito di far pure un minimo segno di famigliarità, e si ritira immediate nella sua solita severità, talmente che è fatto un proverbio nella città, che il duca si disduca e s’induca quando vuole, perchè si fa privato e principe a sua posta. Ma questo fa solamente con i suoi, perchè con gli altri non si domestica mai, nè fa punto copia di se stesso se non quando porta il bisogno del negoziare.
«Così come è grande nel maneggio e nel governo dello Stato, così già soleva usare tutte le grandezze in tutte le cose: ma da un tempo in qua è molto rimesso e ritirato, e nelle cose della casa non vive in vero da principe con quelle grandezze esquisite che sogliono usare gli altri principi o duchi, ma vive come un grandissimo padre di famiglia, e mangia sempre unitamente con la moglie e con i suoi figliuoli, con una tavola moderatamente ornata; nè li figli fanno da sè tavola, nè altra spesa come s’usa nelle altre corti, ma tutta è una spesa ed una sola corte; e così nell’andar fuori o per la città e in campagna, dove va il duca va la moglie e figliuoli e tutta la casa, con una guardia sempre a canto d’una banda d’Allemanni, d’una compagnia di cavalli leggieri e di cento archibugieri, che non mancano mai; e lui sta sempre armato di maniche, giaco, spada e pugnale con la sua numerosa corte che lo segue; e dove va la sua persona vanne tutti li suoi capitani pensionati e stipendiati, che manco di seicento cavalli non sono mai, i quali tutti ad un suon di tromba si muovono; e tutto è ridotto a tanta facilità, che li muli e carriaggi, che sono infiniti, sono subito pronti e presti in seguire; nè altri poi vi sono che gli facciano corte di quelli della città, perchè il duca non vuole che nè le donne nè gli uomini si occupino in altro che nelle loro faccende, per non esser nè atti nè assuefatti a questo, come è usanza nelle corti degli altri principi.
«Soleva già questo principe dare la spesa e fare una tavola per chi voleva andare; ora l’ha levata del tutto, e non la fa se non in campagna, e non sempre. Soleva tenere una stalla regia di tutte le sorta di preziosi cavalli; ora tiene tanto che basta. Soleva nelle cose della caccia far una grandissima spesa; ora se la passa con ogni mediocrità, e fa che li privati suppliscano, che il tenere un buon falcone o un buon cane si reputa favore. Ed ha ristretto finalmente tutte le spese superflue, nè si vede tenere in altro la mira che in accumular tesori.