[349]. Ziliolo, Vite de’ poeti, ms.
[350]. Ricotti, iv. 115; e Scelta di azioni egregie operate in guerra da generali e da soldati italiani; Venezia, 1742.
[351]. Cambi, Storia di Cremona.
[352]. Tra altri gli fecero quest’epitafio:
O Deus omnipotens, crassi miserere Vitelli,
Quem mors præveniens non sinit esse bovem.
Corpus in Italia est, tenet intestina Brabantus,
Ast animam nemo. Cur? quia non habuit.
[353]. Marin Sanuto, Diarj.
[354]. Paolo Contarini, balio a Costantinopoli nel 1580, scriveva alla Signoria: — Mustafà bascià a me fece grandissime cortesie, mostrando risentimento grande della morte del clarissimo Bragadin di felice memoria, e affermando non aver avuto alcuna parte in essa, e che fu tutta opera di Araparmat, il quale poi ne patì la pena, perchè nel luogo stesso che fu scorticato quel povero martire, essendo egli vicerè in quel regno, fu in una sollevazione de’ Gianizzeri impiccato». Relazioni degli ambasciadori veneti, vol. IX.