Fu opera del frate se i Fiorentini non presero parte cogli altri Italiani nel cacciare Carlo VIII, il quale però, senza riguardo per essi, manipolava con Pietro de’ Medici. Costui non seppe cogliere il destro di rientrare in Firenze all’ombra del re; dappoi lo tentò, invano: due volte coll’ajuto di condottieri romagnuoli e d’interne intelligenze. Di queste imputati, Bernardo del Nero gonfaloniere ed altri potenti e creduti cittadini furono condannati a morte (1497 1 agosto). Secondo la legge emanata dal Savonarola, essi appellarono al gran consiglio: ma ben vedendo ch’era quistione di Stato più che di giustizia, e che l’assolverli equivaleva a condannare il reggimento d’allora, gli esagerati urlando fecero ricusare l’appello, e non lasciarono la sala del consiglio finchè la sentenza non fu eseguita.

Tristo al partito liberale il giorno ch’è costretto violare le proprie ordinanze e rinnegare le proclamate libertà! I Piagnoni scaddero di grazia: — Il Savonarola (gridavasi dagli Arrabbiati) è un intrigante, le cui passioni dissonano dalle parole, giacchè dopo proclamata l’amnistia non impedì il costoro supplizio; un insensato, che annunziò come inviato da Dio questo Carlo VIII; è donnajuolo, ambizioso, instabile; il coraggio, la pietà sua dov’erano nella peste d’or ora, quand’egli e i suoi frati si chiusero nel convento?»

Nuovi odj accumulavasi frà Girolamo coll’inveire contro la scandalosa famiglia del pontefice, dove un fratello uccideva l’altro per gelosia della comune sorella, dove la bagascia del gran prete figurava nelle funzioni di palazzo e di chiesa: ed Alessandro VI, dopo ammonitolo ripetutamente, gli attaccò processo d’eresia, e interdisse il predicare. Il frate protestò, e: — La santità vostra si degni indicarmi qual cosa io deva rivocare di quanto ho scritto o detto, e volenterissimo il farò»[57]; poi non solo disobbedisce, ma allega una decisione di papa Pelagio, che, quando la scomunica sia ingiusta, non importi cercarne l’assoluzione[58]; e celebra in pubblico, e ripiglia il predicare, più ascoltato come suole chi è perseguitato.

Citato a Roma, temendo per la sua vita, nega andarvi; e poichè è della natura umana l’esagerare nel puntiglio delle quistioni, sostiene in predica il papa poter fallare o perchè mal informato, o perchè operi contro coscienza; poi via via incalorendosi, se già avea detto che non è vero successore di san Pietro chi non ne imita i costumi, cerca sia convocato un concilio e deposto Alessandro; ne scrive ai re di Spagna, di Francia, d’Ungheria, d’Inghilterra, a Lodovico Moro, che, per ingraziarsi il papa, manda a questo la lettera.

Alessandro non uscì dalle vie della moderazione[59]; consultò quattordici teologi domenicani; lasciogli sempre aperto il pentimento; nel breve ai frati dell’Annunziata lo chiamava excommunicatum et de hæresi suspectum, ma non eretico; esortava la Signoria che «facesse qualche segno di resistere al predicare qualche tempo, e che in qualche modo si umiliasse frà Girolamo a chiedere l’assoluzione, la quale quando seguisse, non gliela dinegherebbe mai, e poi il predicare»[60]. Non ascoltato, intimò nuova scomunica, ordinando alla Signoria d’imporgli silenzio se non volea vedere occupate di fuori le sostanze de’ Fiorentini, e interdetto il territorio proprio.

Ne mostrano scandalo i frati d’altri Ordini, e gli Agostiniani lo anatemizzano: ne pigliano baldanza i Compagnacci, ed ora ipocritamente non vogliono aver affare con lui scomunicato e figliuolo di perdizione, ora collo spurgarsi e stropicciare piedi e grugnire ne accompagnano i sermoni; o gli fan trovare il pulpito fetido di brutture o covertato colla pelle d’un asino; o a mezza la predica sollevano in alto il tronco delle limosine, e lasciandolo cadere con gran fracasso scompigliano l’udienza. Quand’egli fece una processione «con i fanciulli tutti con una crocellina piccola di legno rossa in mano, passando sul ponte di Santa Trinita, li dileggiavano, e tolsero la croce rossa di mano, e rotta alcuna e gittata in Arno: nientedimeno detti fanciulli non feciono quistione, ma seguirono la processione; e fu cosa meravigliosa che avessino più cervello i fanciulli che i grandi: e bene Iddio dimostrò che era con loro, e cogli Arrabbiati il diavolo, da poi avevano in odio la Croce di Cristo» (Cambi).

La plebe pretende sempre miracoli da’ suoi idoli; e anche Carlo VIII, plebe di re, aveva detto beffardamente al Savonarola: — Fatemi un miracoluccio». Ora Francesco da Puglia, frate minore, sfidò il Savonarola (1498) a provare la verità delle sue predicazioni col giudizio di Dio: — Entri con me nel fuoco, e chi resterà illeso sia creduto. Perirò forse, ma col vantaggio di meco distruggere un eresiarca, che tante anime trarrebbe a perdizione».

Il papa ringraziò i Francescani d’un sacrifizio, di cui la memoria non cadrebbe in eterno: il vulgo inuzzolì di tale spettacolo: gli accorti previdero che il Savonarola non accetterebbe, onde essi n’avrebbero il destro di trattarlo di vile, od esporlo alle baje. In fatto il Savonarola declinò l’empia prova; mentre insistevano gli avversarj per coprirlo di confusione, gli entusiasti nella persuasione della riuscita, e tutti i Domenicani, e molti laici e monache e donne e fanciulli si esibivano a sostenere il cimento del fuoco in sua vece[61]. Fu dunque forza aderirvi, e frà Domenico Buonvicino di Pescia, suo discepolo prediletto, se l’assunse per sostenere che, 1º la Chiesa di Dio ha bisogno d’essere rinnovata; 2º essa verrà percossa; 3º dopo i flagelli, Firenze e la Chiesa saranno rinnovate e prospereranno; 4º gl’infedeli si convertiranno a Cristo; 5º queste cose avverranno ai nostri tempi; 6º la scomunica portata contro frà Girolamo è nulla; nè peccano quei che non ne tengono conto.

Nacque un interminabile disputare sulle forme (1498 7 aprile): finalmente allestita la pira e tutto, frà Girolamo pretese che il suo campione v’entrasse con l’ostia consacrata. Lo negarono risolutamente i Francescani: si cominciò a dire ch’egli era un fatucchiero, e portava vesti incantate: la giornata consumossi dal sì al no, e a sera un acquazzone disperse la folla, che era accorsa da tutto il territorio, avida di spettacolo, d’emozioni, di miracoli.

L’entusiasmo deluso si muta in ira e vendetta; i Compagnacci lo gridano impostore; la Signoria può ormai affidarsi a lasciarlo prendere a furia di popolo, e processare. I suoi voleano difenderlo colla forza, ed egli lo impedì. Frà Benedetto da Firenze, che al secolo era stato il pittore Bettuccio, voleva a ogni modo andare seco in prigione, ma esso gli si rivolse dicendo: — Per obbedienza non venite, perchè io e frà Domenico dobbiamo morire per l’amor di Cristo»; ed in questo fu rapito dagli occhi de’ suoi figli, che tutti piangeano (Burlamacchi). Per le vie è insultato; uno gli caccia un pugno nelle spalle, dicendo: — Profetizza chi ti ha percosso», un altro un calcio dietro, e — Costà hai ha profezia»; amici parenti degli ultimamente condannati si satollano di vendetta, ingiuriano i Piagnoni, uccidono Francesco Valori colla moglie ed altri. Sgominati gli amici, non restano più nel consiglio e ne’ tribunali che gli avversarj del frate, i quali ripermettono le bische, gli spassi, i vizj.