Quando, nell’accordo di Granata, il Cristianissimo e il Cattolico conculcavano ogni obbligazione morale, ogni legge d’onore per spartirsi il regno di Napoli; quando l’usurpazione di questo era agevolata da perfidie le più sfacciate; che diritto aveano le nazioni forestiere di far rimproveri all’italiana? ai politici di quella scuola poteva altro insegnarsi se non ad elidere coll’inganno l’inganno, coll’assassinio un altro prevenirne? il Machiavelli espone queste pratiche come evenienze naturali, senza passione, in tono d’assioma, con freddo computo di mezzi e di fine; non come Satana dice al male: «Tu sei il mio bene», ma «Tu mi sei utile»; se l’utile deva all’onesto posporsi, è disputa da frati. Così il chimico insegna come preparare i tossici e gli abortivi; se siano poi da adoperare, non è quistione da chimico.
Delle astuzie insegnate ai forti, della vergogna ad essi risparmiata, gli effetti ricadono sempre sui deboli, sul popolo. Quante volte già vedemmo e quante vedremo la ricantata perfidia degl’italiani soccombere alla buona fede tedesca, alla rozza franchezza svizzera, all’onore francese, alla lealtà castigliana! I maneggi, la fredda astuzia, l’occhieggiar l’occasione, il lasciare logorarsi le forze nemiche erano tattica più praticata che non il valore personale. Alcuni Italiani impararono presto queste arti, e se ne valsero contro i popolani, di più schietto sentimento e perciò più ingannabili; e perchè in Italia fu chi espose ad alta voce questa politica, che appena uno confesserebbe alla propria coscienza, venimmo tacciati quali maestri delle scelleraggini, delle quali restammo vittime. Si perdona più facilmente una cattiva azione che non la teoria di essa, più facilmente il delitto che il sofisma.
I moderni panegiristi del Machiavelli ricordino che gli stessi suoi contemporanei, che di quella politica sentivano le conseguenze, si raggricciavano contro la costui licenziosa leggerezza, maledicendo a’ perversi consigli per cui col Principe aveva insegnato al duca d’Urbino «a togliere ai facoltosi la roba, ai poveri l’onore, agli uni e agli altri la libertà». Lo aborrirono i principi perchè insegna ai popoli le congiure, i popoli perchè ai principi l’oppressione, e agli uni e agli altri la mala fede, anzichè quella reciproca confidenza e benevola docilità, colle quali soltanto può affidarsi l’andamento civile. E tanto parve fuori stagione questo ritorno al paganesimo, che alcuno lo credette una continua ironia[103]; ovvero un artifizio per indurre i Medici ad abusare del potere, finchè stancassero la pazienza. Ma l’autore stesso adoprossi a levarlo di circolazione, e il popolo nol volle rimettere segretario ai Dieci della guerra; tanto la pubblica coscienza si risentiva a quella fredda analisi che pone l’ordine politico sopra l’ordine morale, la ragione di Stato sopra l’umanità, e sagrifica l’individuo alla prosperità dello Stato, identificato col principe.
Egli, aspirando sempre a comandare, passò la vita a obbedire, vacillò fra principato e repubblica, e dopo aver declamato nelle Storie che troppo si era conceduto ai Medici, crede poi inutile l’opporvisi, anzi li seconda, pel sussidio che potrebbe venirne a fare uno Stato forte: scopo alto ma parziale, e tante volte rovinoso. Pel quale scrive il Principe, onde ammaestrare Giuliano de’ Medici a conservare il recente dominio: poichè quegli manca, egli lo indirizza a Lorenzo, molto men virtuoso del Valentino, ma appoggiato a un papa giovane: fallitagli la speranza anche in questo, la ritorse da capo sopra la Repubblica fiorentina.
In altre nature, in altra fermezza noi vogliamo cercare il liberale; nè per austero uomo o caldo repubblicano accetteremo il Machiavelli, che continuo esorta ad acconciarsi col governo qual egli sia; che, dedito a bassi appetiti, ha per amici i più solazzevoli di Firenze, per confidenti ha turpi politici e sleali alla patria; che guardava come colmo della miseria il vivere oscuro ed umile, avendo mestieri di fracasso, di denaro, di godimenti, di amori, dell’aura dei grandi, degl’impieghi. Per ottenerli piaggia Leone X, piaggia Clemente VII e l’inetto Lorenzo; essi il mettono alla corda, ed egli li loda, e mendica, e per piaggiarli insulta all’onorevole governo del Soderini[104].
E noi, confessando che il Machiavelli e il Guicciardini contribuirono immensamente a sviluppare la nuova scienza politica, li giudichiamo scandalo della letteratura cristiana, e li rigettiamo fra i grandi del mondo gentile[105].
CAPITOLO CXXXI. Il sistema militare. Guerra di Pisa. Giulio II. Lega di Cambrai.
Sotto un altro aspetto ci si presenta il Machiavelli, come maestro di tattica. Notammo altrove i miglioramenti che in questa aveano introdotto le bande mercenarie (Cap. CVIII, CXV); dappoi le bocche da fuoco portarono cambiamenti di cui era difficile valutare l’estensione; le cortesie cavalleresche soccombeano a un’arte tutta positiva; ma l’antica e la nuova si trovavano a fronte senza ancora che l’una all’altra prevalesse. La fanteria svizzera, serrata in battaglioni di tre o quattromila uomini, con picche di sei metri, spadoni a due mani, poche armi difensive, poche da fuoco, offriva una siepe insormontabile alla cavalleria, e faceva poderosa impressione nell’esercito avverso: ma se fossero costretti combattere per distaccamenti, scadeano di coraggio; poco valeano in affari di posto, in assedj od assalti; e una volta scompigliati, difficilmente si rannodavano.
Gli Spagnuoli, nella lotta di sette secoli contro i Mori, aveano acquistato quel coraggio che da nulla è ispirato meglio che dalla guerra di bande; e quando, sbarbicata la dominazione straniera, uscirono a molestare l’Europa, erano reputati la prima fanteria dopo la svizzera, anzi migliore di questa dopo che da essa impararono in Italia a formare battaglioni serrati ed altri miglioramenti. Sobrj all’estremo, non patimento, non fatica gli abbatteva; portavano per offesa l’alabarda, poi la picca, spada, pugnale o daga: messi in iscompiglio, tornavano alla carica individualmente; e coperti del brochello o cappa di maglia, spingevansi uno ad uno tra le picche pugnalando il nemico. La lontananza dalla casa rendea difficile ad essi il disertare, ai potenti il congedarli dopo finita la campagna, sicchè crescevano in perizia e disciplina.
I Francesi pensarono a migliori ordini durante la guerra cogl’Inglesi, fissando ai militari un soldo; e Carlo VII introdusse gli uomini d’arme, primo esercito stabile, coll’ordinanza che le altre potenze poi imitarono.