Anche di là dall’Alpi un tempo grosso minacciava la Francia; ed Enrico VIII d’Inghilterra entrava nell’Artois, Fernando il Cattolico nella Navarra, nella Borgogna gli Svizzeri. Se non che le pretensioni opposte dei collegati rivissero appena vittoriosi; ed avendo ciascuno oltrepassato l’oggetto della loro unione, s’inimicavano nello spartirsi le prede. Il papa volea tutto quanto giace a mezzodì del Po; Massimiliano accampava le antiche ragioni dell’Impero; il vicerè Cardona volea menar le sue truppe a vivere nella Lombardia, col pretesto di snidare i Francesi anche dalle fortezze; i Veneziani tentavano Crema e Brescia.

Firenze, tuttochè alleata di Francia[141], si conservava quieta e ne’ doveri, nessuno offendendo; eppure non evitò la sorte dei deboli fra i prepotenti. Già per punirla del radunato concilio, il papa avea tentato soppiantare il gonfaloniere Soderini e la parte popolare, e lasciato che il cardinale Giovanni de’ Medici intrigasse per ripristinarvi la sua famiglia. Ora il vicerè Cardona move sopra di essa (1512), promettendo rispettare i beni e le franchigie, purchè siano cacciato il Soderini e ricevuti i Medici. Poteva ella salvarsi offrendo denari, unico movente di quei capitani; ma parendo che il pagare fosse un confessarsi in colpa, ricorse alle ragioni, quasi abbiano luogo fra le armi; e il Soderini, nobile patrioto anzichè uomo risoluto, tentennò e non fece armi se non quando il pericolo era irreparabile. Il Cardona traversò l’Appennino senza ostacoli; Prato, ove prima un corpo soldato fermò gli aggressori (30 agosto), fu mandata a inumana carnificina, sotto gli occhi del legato pontificio uccidendo da tremila persone, e violando fin le vergini sacre[142]; i rimasti, messi a strazio perchè pagassero enormi taglie. Firenze ne fu sbigottita: l’ordinanza non osava tener testa alle bande: poi una mano di giovani, che solevano adunarsi negli orti Rucellaj a ragionamenti letterarj, proclamano esser inutile il resistere, cacciano il Soderini con minaccia d’ucciderlo (2 7bre), lo fan deporre dai consigli, dare al Cardona quanti denari domanda, e acclamare Giuliano Medici terzogenito del magnifico Lorenzo.

Gli antichi dominatori, restituiti in quella che consideravano casa loro, ma dove erano resi stranieri dall’esiglio, se sulle prime condiscesero alla democrazia, ripigliarono ben tosto il vantaggio; e colla solita ciurmeria del voto universale abolendo le leggi (16 7bre) emanate dopo la loro cacciata, sostituirono una stretta oligarchia, congedata l’ordinanza, rigorosamente esclusi d’ogni carica gli antichi Piagnoni, fautori della libertà e della riforma morale; con un prestito forzoso pagarono lautamente gli Spagnuoli; e Firenze entrò anch’essa nella Santa Lega.

Nel costoro disaccordo Luigi XII potè sperare alleati in quelli medesimi che testè lo combattevano, e rinterzava trattati e proposizioni. Solo nel contrariarlo non allentavasi Giulio II; puniva e lodava; trasferiva al re d’Inghilterra il titolo di cristianissimo, e il regno di Francia offeriva al primo occupante; convocava un congresso per chetare le irreconciliabili pretensioni dei collegati; intanto preparavasi a togliere Ferrara all’Estense, la Garfagnana ai Lucchesi: riceverebbe dall’imperatore Modena per ipoteca d’un credito, per prezzo Siena, che donerebbe al nipote duca d’Urbino; sostituirebbe un altro doge in Genova; forse ricaccerebbe di Firenze i Medici, di cui già non era abbastanza soddisfatto; e sollecitando gli Svizzeri, ch’egli destinava barriera all’Italia dopo cacciatone i Barbari, mandava loro la spada e il cappello benedetti. Fra tanti divisamenti la morte lo colse (1513 21 febbr.), e ancor nel vaniloquio dell’agonia ripeteva: — Via i Francesi d’Italia.

Se a quest’unico intento avesse misurato le azioni, poteva ben meritare del paese, come già s’era mostrato degno di governare uno Stato più grande; ma operando per collera, e volendo ogni cosa piegasse alla sua dispotica volontà, empì l’Italia di stranieri e di sangue. Noi lo lasciamo ammirare e rimpiangere dai classici adoratori della forza; come dagli idolatri del bello il suo successore.

CAPITOLO CXXXII. Leone X e Luigi XII.

Casa de’ Medici.
Giovanni di Bicci 1421-29
Cosmo Padre della patria 1429-64
Pietro 1464-69
Cosmo
Nanina Bianca in Guglielmo Pazzi
Lorenzo il Magnifico 1469-92
Pietro II 1492-1503
Lorenzo II 1513-19 duca d’Urbino 1516
Caterina in re Enrico II
Alessandro 1531-37
Clarice in Filippo Strozzi
Giovanni (Leone X) 1513
Giuliano II 1512 abdica 1513 duca di Nemours 1515
cardinale Ippolito -1535
Giuliano 1469-78
Giulio 1519-27 fu papa Clemente VII 1523
Giovanni -1463
Carlo
Lorenzo
Pier Francesco
Lorenzo
Pier Francesco
Lorenzino -1548
Giovanni m. di Caterina Sforza-Riario
Giovanni dalle Bande Nere -1526
Cosmo I 1537-74 granduca dal 1569
Francesco I 1574-87
Maria in Enrico IV di Francia
Giovanni cardinale -1562
Garzia
Ferdinando I 1587-1609
Cosmo II 1609-21
Ferdinando II 1621-70
Cosmo III 1670-1723
Ferdinando
Gian Gastone 1723-37
Anna princip. palatina -1743
D. Pietro

Il magnifico Lorenzo de’ Medici ebbe tre figliuoli, che educò domesticamente in colta cortesia. Una volta taluno ritrovò lui e il fratello Giuliano che, messisi carponi e fattisi montare in groppa que’ bambini, trottavano a maniera di cavalli; e vedendolo meravigliarsi, il pregarono a non farne motto finchè egli pure non fosse padre[143].

Sono codesti i due mostri de’ romanzi e delle tragedie. Giuliano, trucidato dai Pazzi (tom. VIII, pag. 280), lasciò orfano Giulio, che col tempo divenne papa Clemente VII. Dei tre di Lorenzo, Pietro toccò le sventure pubbliche che narrammo, finchè s’annegò alla battaglia del Garigliano; Giuliano s’imparentò coi reali di Francia, e fu creato duca di Nemours; Giovanni, nato il 1475, dalle fasce fu predestinato alla chierica, e suo padre notava con compiacenza ne’ registri di casa i benefizj ecclesiastici che man mano accumulavansi su questo fanciullo. — A’ 19 di maggio 1483, venne la nuova che il re di Francia per se medesimo aveva data la badia di Fontedolce a Giovanni nostro... A dì 31, da Roma, che il papa gliel aveva conferita, e fattolo abile a tenere benefizj sendo d’anni sette... A dì 8 giugno venne Jacopino corriere di Francia sulle tredici ore con lettere del re, che aveva dato a messer Giovanni nostro l’arcivescovado d’Aix in Provenza, ed a vespro fu spacciato il fonte per Roma per questo... A dì 15 a ore sei di notte, venner lettere di Roma che il papa faceva difficoltà di dare l’arcivescovado a messer Giovanni per l’età, e subito si spacciò il fante medesimo al re di Francia...»

Piace il trovare quest’amorevole padre di famiglia sotto le dissolute reminiscenze, questo principe cittadino quando sottentravano le Corti. E mandando Pietro suo al papa il 1484, quando cioè avea quattordici anni, gli dava di proprio pugno istruzioni minute, e insegnavagli le lusinghe da usar colle signorie e coi privati: — Ne’ tempj e luoghi dove concorreranno gli altri giovani degli ambasciadori, pórtati gravemente e costumatamente, e con umanità verso gli altri pari tuoi, guardandoti di non preceder loro se fossero di più età di te, poichè, per esser mio figliuolo, non sei però altro che cittadino di Firenze, come sono ancor loro: ma quando poi parrà a Giovanni di presentarti al papa separatamente, prima informato bene di tutte le cerimonie che si usano, ti presenterai alla sua santità, e lasciata la lettera mia che avrai di credenza al papa, supplicherai che si degni leggerla; e quando ti toccherà poi a parlare, prima mi raccomanderai a’ piedi di sua beatitudine, come feci alla santissima memoria del predecessore di quella... Farai intendere a sua santità, che avendogli tu raccomandato me, ti sforza l’amore di tuo fratello raccomandargli ancora Giovanni, il quale io ho fatto prete, e mi sforzo e di costumi e di lettere nutrirlo in modo, che non abbia da vergognarsi fra gli altri. Tutta la mia speranza in questa parte è in sua beatitudine, la quale avendo cominciato a fargli qualche dimostrazione d’amore, supplicherai si degni continuare per modo, che alle altre obbligazioni della casa nostra verso la Sede apostolica s’aggiunga questo particolare; ingegnandoti con queste ed altre parole raccomandarglielo, e metterglielo in grazia più che tu puoi. Avrai mie lettere di credenza per tutti i cardinali, le quali darai o no, secondo parrà a Giovanni. In genere, a tutti mi raccomanderai... Visiterai tutti que’ signori di casa Orsina che fossero in Roma, usando ogni riverente termine, e raccomandandomi a loro signorie, e offrendoti per figliuolo e servitor loro, poichè si sono degnati che noi siamo lor parenti, del quale obbligo tu hai la maggior parte per essere tanto più degnamente nato; e però ti sforzerai a tua possa di pagarlo almanco con la volontà.