Gl’Italiani suggerivano al re di Francia come far guerra all’imperatore, e — S’ha bisogno di vigilanza ed estrema cura, avendo a fare con inimici pieni d’astuzia e di malizia, e li quali han pazienza d’aspettar l’occasione, e par che sempre abbino in presupposto che gli eserciti di sua maestà e suoi collegati s’abbino a consumar da se stessi; la qual cosa, perchè già più volte s’è visto avvenire, bisogna con tutte le necessarie provvisioni provvedere nelle imprese che ora si faranno... Sarà bene condur di Francia una conveniente quantità di guastatori..., che difficilmente si troverà in Italia, per esser morti tra di fame, di peste e d’altro la maggior parte de’ contadini»[253].
Ma altri s’accorgeano che debolissimi sforzi facea quella nazione, e «il ricordarmi che di nessuna impresa che sia andata in lungo, mai i Francesi sono stati vincitori, mi fa temere di questa il medesimo; e perchè so quanto confidano sempre delle cose loro, e si promettono della debilità degli inimici, mi pare già vedere che, come abbino avviso che i lanzichenecchi imperiali se ne tornano a casa, allenteranno ancor loro delle provvisioni, e monsignor di San Paolo si troverà condotto in Italia, e imbarcato, come si dice, senza biscotto, cioè che si mancherà di provvederli di denari»[254].
Di fatto il Saint-Pol, lentissimo procedendo (1529) per mancanza di paghe, per disaccordo col duca d’Urbino e per l’annunzio della rivolta di Genova e del Doria, non seppe tampoco impedire che duemila Bisogni spagnuoli, sbarcati a Genova senz’armi nè vesti nè scarpe nè paghe, si traforassero fin a Milano, la quale fu sottoposta dal Leyva a nuove angherie, e validamente fortificata. Saint-Pol a Landriano, presso Milano, fu sorpreso e sconfitto dall’instancabile Leyva (1529 21 giugno), che spasimando allora di gotta, erasi fatto portar nella mischia sopra una bara: caduto prigione il capo, l’esercito francese si disperse.
Il Lautrec s’era indugiato sotto Napoli tanto, che fallirongli i denari (1528), sempre a miseria ministratigli dal re; poi sopravvenne l’epidemia; onde tra la malignità dell’aria e il mal governo e il tanfo degli alloggiamenti, gli assedianti si ridussero in un mese da venticinque a quattromila, non risparmiando le vite dei capi nè del Lautrec istesso. Egli fu sepolto a Poggioreale, ma un fantaccino spagnuolo lo dissepellì, e mezzo fracido recosselo sulle spade, fra il popolo e i soldati, in una cantina, sperando che di Francia verrebbe qualche parente suo a riscattarlo, e così egli ne guadagnerebbe. Nessun barone lo ricomprò per dargli degna sepoltura, tanto aveano paura dell’Orange; ma i Romani, tenuto consiglio in Campidoglio, gli resero onorevoli esequie, da rinnovarsi ogn’anno in S. Giovanni Laterano. Dappoi Gonsalvo de Cordova duca di Sesse pose al Lautrec un monumento in S. Maria la Nuova di Napoli, con epigrafe composta da Paolo Giovio.
Michel Antonio marchese di Saluzzo, sottentratogli al comando (15 agosto), scioglie l’assedio e si ritira in Aversa, e costretto ad arrendersi, ne muor di vergogna (30 agosto); i brani del bellissimo esercito conquistatore d’Italia perirono di stento chiusi nelle scuderie; e l’infezione dell’aria prodotta dalle loro malattie estese fieramente la mortalità e le imprecazioni contro gli stranieri. Le Bande nere, che aveano mostrato non esser morto il valore italiano, allora si sciolsero: l’illustre Pietro Navarro, attore importante in tutte queste guerre, restò preso in battaglia, e Carlo V ordinò fosse decapitato; se non che il governatore della fortezza, compassionando a quel vecchio prode, andò e strozzollo di propria mano.
Il principe d’Orange, portato vicerè di Napoli, colmava nella pace i mali della guerra; apponeva a molti feudatarj d’aver favorito ai Francesi, onde mandarli al patibolo e incamerarne i beni; e fece pagare dai natii sei mesi di soldo dovuti all’esercito saccheggiatore di Roma. Principj violenti di quel governo assurdo e tirannico, che per due secoli fece miserabile la più bella parte d’Italia.
Così gravi e così indecorose miserie infondevano un cupo spavento, un bisogno di ricorrere a Dio quando più negli uomini non v’era pietà. Il Savonarola lasciò dietro di sè lunga scuola ne’ Piagnoni che deploravano la corruttela e i mali presenti e i futuri. Quando Lodovico Moro era in pratica di chiamare i Francesi, un frate cieco predicando sulla piazza del Castello di Milano gli diceva: — Signore, non gli mostrare la via, o te ne pentirai». Di molti miracoli si fa memoria in quel torno. A Perugia sul fine del Quattrocento avea rivelazioni e rapimenti la beata Colomba di Rieti, ed eccitò gran devozione: l’ombra di san Romualdo cacciò a sassate l’Alviano dalla badia de’ Camaldoli di Cesena: tre capitani, entrati in un monastero, udirono chiamarsi a nome e intimare non nocessero alle vergini sacre: gli Spagnuoli saccheggiando Prato, tolsero la corona d’argento alla Madonna della Cintola, e questa sudò tutta, e rivolse la faccia verso il Bambino, che le pose la mano al capo[255]: il Lautrec stava per abbandonare al saccheggio la borgata di Treviglio, quando una Madonna pianse, e la vista di quel miracolo frenò i violenti; come pianse la Madonna di San Calocero a Milano allorchè egli opprimeva questa città: presso la rotonda a Roma i lanzichenecchi trafissero una Madonna, e ne stillò sangue. Nel 1522 comparve la Madonna sui monti veronesi presso Rivoli, ove poi fu eretto il santuario della Madonna della Corona.
«Non pure i frati sui pergami, ma eziandio cotali romiti su per le piazze andavano, non solo la rovina d’Italia, ma la fine del mondo predicendo, nè mancavano di coloro i quali, dandosi a credere che a peggiori termini dei presenti venir non si potesse, dicevano papa Clemente esser l’anticristo» (Varchi). Un pazzo de’ Brozzi che chiamavano Martino, andava predicendo guaj e penitenza: — Quest’inverno morirono di freddo gli aranci, le viti, gli ulivi, i fichi, gli allori; non morì il lino che tanto lo teme. Chi mi sa dirne il perchè? perchè in questi tempi ogni cosa va al contrario, e Dio vuol governar lui, e non la sapienza vostra. E Dio flagellerà Firenze e Roma e l’Italia: perchè hanno morto frà Girolamo e gli altri profeti suoi, in iscambio de’ quali Iddio ha mandato me, profeta pazzo». Un Senese che chiamavano Brandano, vestito di sacco andava attorno per Roma prima del saccheggio, predicando che sovrastava un gran flagello, venissero a penitenza, placassero Dio, il quale non avrebbe risparmiato nè papa nè cardinali: e fu cacciato prigione, ma non quetò il terrore di quelle ominazioni. Anche per Cremona predicava un bimbo di undici anni, traendo grandissimo concorso di persone[256].
Nel 1523 predicava nel duomo di Milano un frate di San Marco confortando contro i Francesi; non avea riguardo all’uffiziatura, ma seguitava a predicare; e faceva profezie che sebbene non si avverassero, non gli scemavano credito. Nel 29 si fece per quella città una processione per mitigar il Signore; e quando il tabernacolo «entrò dentro della porta maggiore del duomo, tutto il mondo si mise a cridare Misericordia; poi arrivato al mezzo della chiesa, il medesimo cridare Misericordia; arrivato all’altare, crida Misericordia; tanto che il clero volendo celebrar le litanie non poterono far ristare li clamori, e non fu uomo nè donna che non si movesse a piangere». Era stato consiglio d’un frà Tommaso, che predicava in duomo «e diceva non voler mancare di confortarne fino che Dio ne liberasse: e sempre dava qualche suo comando di qualche devozione, e dalla maggior parte era tenuto profeta... E ai 5 settembre fece una predica molto disperata, e con gran minaccie non tanto a Milano quanto a tutta la cristianitade; ma che da Milano avria principio la rinnovazione della ecclesia, e per questa bisogna sia da prima afflitta e in ultimo rinnovata» (Burigozzo).
Altrettanto ripetevasi dappertutto; talmente gli uomini, non vedendo più che demonj nei loro simili e nei governanti, sentivano la necessità di rifuggirsi alle divozioni e fin alle superstizioni. Che più? invidiavasi la dominazione turca; tanto che Lodovico Vives da Bruges dirigeva un discorso agl’Italiani[257], compatendoli come i più miseri fra gli uomini, pur mostrando a quanto peggior condizione si troverebbero cadendo sotto Solimano.