La politica, per quanto divenisse profana, non era ancor distaccata dalla religione; e troppo fresca era la ricordanza del medioevo, sicchè dovesse saper di strano il cambiare il pulpito in tribuna, come facea frà Girolamo. Il quale preferiva il governo dei più, non però a foggia di demagogo; asseriva anzi che il monarchico è di tutti il migliore, perchè più simile a quello di Dio, a condizione che l’imperante sia il miglior uomo, accidente troppo difficile. Le costituzioni non sono buone se non in quanto armonizzano colle qualità o i difetti de’ popoli; e nell’Italia, viva d’intelletti e impetuosa, male può stabilirsi un governo cui non partecipano i più. Adunque il popolare v’è più adatto, specialmente a Firenze, dove rimembrava un glorioso passato.
Certo costui conosceva il cuor dell’uomo, e che primo spediente della tirannia è il corrompere i sudditi, mentre la virtù è fondamento necessario d’ogni libertà. Perciò predicava dover la riforma dello Stato cominciare da quella de’ costumi e della Chiesa; al contrario di Cosimo, che dicea non doversi governare coi paternostri, egli proclamava che libertà e religione, buon governo e morale vanno inseparabili; e con seguaci tutti disinteresse ed austerità s’industriò d’attuare la santità evangelica ne’ costumi e nelle leggi di Firenze. — Popolo fiorentino (intonava), tu sai il proverbio che pei peccati vengono le avversità. Va, leggi. Quando il popolo ebreo facea bene ed era amico di Dio, sempre avea bene; al contrario, quando metteasi alle scelleratezze, Dio apparecchiava il flagello. Firenze, che hai fatto tu, che hai tu commesso? come ti trovi con Dio? vuoi che io tel dica? ohimè! è pieno il sacco, la tua malizia è venuta al sommo. Firenze, aspetta un gran flagello. Signore, tu mi sei testimonio, che co’ fratelli mi sono sforzato di sostenere colle orazioni questa piena e questa rovina: non si può più. Abbiam pregato il Signore che almeno converta tal flagello in pestilenza».
E il popolo, escluso dagli affari pubblici, e sentendo in sè il bisogno d’alcun che di superiore, sapeva grado a chi ne ergesse gli occhi verso il cielo, e additasse colà il rimedio ai mali o la speranza. Adunque dai villaggi dell’Appennino affluivano moltissimi, appena alla punta del giorno s’aprissero le porte di Firenze; e accolti e sostentati dall’eccitata carità, in ascoltarlo tremavano, fremevano, faceansi gran conversioni, «sicchè pareva proprio una primitiva Chiesa; era una conversazione fra loro piena di carità, e riscontrandosi insieme si guardavano l’un l’altro con letizia inestimabile, talchè, sebbene fossero forestieri, solo a vederli in volto erano conosciuti figliuoli di quel gran padre. Per ascoltarlo non si faceva conto di disagio alcuno...; e tra questi erano giovani e vecchi, donne e fanciulli d’ogni sorta, con tanto giubilo che era uno stupore, andando alla predica come si va a nozze. In chiesa poi il silenzio era grandissimo, riducendosi ognuno al suo luogo, e con un lumicino in mano, chi sapeva leggere diceva il suo ufficio ed altre orazioni. Essendo insieme tante migliaja di persone, non si sentiva quasi un zitto, fintanto che venivano i fanciulli, i quali cantavano alcune laudi con tanta dolcezza, che pareva si aprisse il paradiso. Così aspettavano tre o quattr’ore, finchè il padre entrava in pergamo. Pel contado non si cantavano più canzoni e vanità, ma laudi e canti spirituali, cantando alle volte a vicenda da ogni banda della via come usano i frati in coro, mentre lavoravano in somma letizia; tanto s’era sparso e acceso per tutto questo gran fuoco. Vedevasi talvolta per le strade le madri andare dicendo l’ufficio con li proprj figliuoli a uso di religiosi. Alle mense loro fatta la benedizione, si teneva silenzio, leggendo la vita de’ santi Padri, e altri libri devoti, massime le prediche del Savonarola ed altre opere sue. Le donne si ornavano con somma modestia, e per riformarsi mandarono alcune ambasciatrici alla Signoria con molta comitiva e solennità. Anche fanciulli, presentatisi ai reggitori della città, li richiesero di leggi che proteggessero il buon costume»[22].
Nè soltanto in orazioni e digiuni si esercitavano, ma ed in opere di carità cristiana. Ricchi cittadini davano mangiare e bere e alloggio in casa loro a venti, trenta, quaranta forestieri per volta. Gittatasi una grave carestia, e molti del contado che accorreano a Firenze a mendicare, cadendo di fame per le strade, uomini dabbene andavano attorno con confezioni e malvagie per confortarli e li menavano all’ospedale; e n’erano derisi dai savj del mondo col nome di Stropiccioni. Altri spedivano migliaja di ducati in Sicilia, e avutone grano, il rivendevano a buon mercato.
Coloro che partecipavano all’oligarchia de’ Medici aborrivano quei che la scalzavano, e aveano per sè i giovani nobili, speranti il potere; i buontemponi, intitolati Tiepidi dagli infervorati, sopra di questi versavano la beffa chiamandoli Piagnoni; e presto quei nomi designarono due partiti di morale, ed anche di arti e di letteratura.
Imperocchè al Savonarola non era sfuggito un altro grave guasto d’Italia, l’irrompere delle idee pagane, che sotto l’ombra degli studj classici, aduggiavano il buon seme evangelico. Nelle accademie i nomi di battesimo si convertivano in quei dell’antica gentilità; nelle storie Cristo chiamavasi figlio di Giove, e vestali le monache, e dea Maria, e padri coscritti i cardinali, e fato la Provvidenza; nelle scuole l’attenzione era serbata a fatti mitologici, l’ammirazione a eroi pagani; e non che Tibullo e Catullo, vi si spiegavano l’Ars amandi e fin la Priapea. Venivasi alla filosofia? le sottigliezze d’Aristotile godevano maggior credito che la santa Scrittura, e la sublimità platonica invaniva in delirj teosofistici. Fin le lascivie contro natura, comuni ai due sessi, pretendeansi giustificare cogli esempj di Tebe e d’Atene. La pittura esibiva sugli altari o seduttrici nudità o somiglianze impudenti; e di mezzo al sacrifizio, venivano i curiosi a riconoscere le famigerate belle del paese.
Contro questo preferir le vie di Betsabea alle vie di Betlemme; contro quella manìa pel passato che vuol far rivivere ciò che più non è, e più non dev’essere, insorgeva il Savonarola: ma quanto tale austerezza dovea far colpo in un’età di retorici, in una letteratura d’intelletto e di lusso, fra i contemporanei dell’Aretino! E poichè i vecchi trovava «tutti duri come pietre», il frate cercava arrolare alla bandiera di Cristo la gioventù; e se la vide stringersegli attorno, cara promessa di tempi migliori. «Nel giorno di Natale convenne nella chiesa cattedrale un numero grande di più che milletrecento fanciulli d’anni diciotto in giù; e avendo udita la messa dell’alba, cantata da’ sacerdoti solennemente, ed essendo comunicato prima tutto il clero secondo la dignità e grado suo, furon dipoi divotissimamente per le mani di due canonici comunicati i detti fanciulli con tanta modestia e notabile devozione, che gli spettatori e massimamente i forestieri non si astenevano dalle lacrime, prendendo gran meraviglia che quell’età così fragile e poco inclinata alle divine contemplazioni fosse così bene animata, e ridotta in così buona disposizione[23]... I fanciulli si radunavano, e avevano fatto infra loro messeri, consiglieri e altri uffiziali, che andavano per la terra a spegnere i giuochi e gli altri vizj, togliendo carte e dadi, raccogliendo libri d’innamoramenti e novellaccie, e tutto mandavano al fuoco. Ed ancora andando per le strade, se avessero trovato qualcuna di queste giovani pompose, con istrascichi e con fogge disoneste, la salutavano con gentilezza, facendole una riprensione piacevole... di modo che, da una volta in là, se non per amore, per vergogna lasciavano buona parte di loro vanità. Così ancora gli uomini infami e viziosi, per paura di non essere additati nè iscoperti, s’astenevano da molte cose».
Non vendeasi più carne i giorni proibiti, e si dovè modificare la tassa che pagavano i macellaj: sobrie faceansi le nozze, colla comunione e la predica, nè di rado vi seguiva il voto di castità: alcuni che pur voleano divertirsi, s’adunavano a venti o trenta in qualche luogo delizioso, come i giovani del Decamerone, e comunicatisi, passavano la giornata cantando salmi e in pii sermoni, o recavano in processione la Madonna e il bambino: quella gioventù pur dianzi petulante e scapestrata, accoglievasi al focolare domestico per recitare il rosario, e nelle feste veniva di brigata a coglier rami d’ulivi e sedere sui prati, cantando a coro le laudi che il Savonarola avea composte[24], e adattandole sopra arie dedicate alla frivolezza o all’immoralità. Di tal passo si rigeneravano la scienza, la poesia, la musica.
Per educare le arti del disegno, frà Girolamo divisava alcun che di simile alle loggie de’ Franchimuratori; aggregare al convento una scuola, ove i frati conversi si eserciterebbero nella pittura e scultura, all’ombra del santuario. A quell’anima entusiasta, sotto il bel cielo d’Italia, nella città altrice delle arti, come dovea sorridere il pensiero di rigenerarle, e di ricollocare la bellezza in grembo all’Eterno da cui essa deriva! E, — Ditemi un po’ in che consiste la bellezza? Nei colori? no; la bellezza è una forma che risulta dalla proporzione e corrispondenza di tutte le membra e de’ colori; ma nelle cose semplici la bellezza è la luce. Vedete il sole, la bellezza sua è aver luce; vedete Iddio, perchè è lucidissimo, è la bellezza stessa; e tanto sono belle le creature, quanto più partecipano alla bellezza di Dio; e ancora tanto più bello è il corpo quanto più è bella l’anima. Togli due donne che sieno egualmente belle di corpo; l’una sia santa, l’altra cattiva; vedrai che quella santa sarà più amata da ciascheduno che la cattiva; e tutti gli occhi saranno vôlti in lei, anche gli occhi degli uomini carnali. Togli un uomo santo, il quale sia brutto di corpo; vedrai che ognuno lo vuol vedere volentieri; e pare benchè brutto, che quella santità risalti e faccia grazia in quella faccia»[25].
Dalle lodi del bello passava a disapprovare la licenza degli artisti: — Aristotele, ch’era pagano, dice nella Politica che non si deva far dipingere figure disoneste, per rispetto a’ fanciulli, perchè vedendole diventano lascivi. Ma che dirò di voi, pittori cristiani, che fate quelle figure spettorate? Voi, a cui s’appartiene, dovreste far incalcinare e guastare quelle figure che avete nelle case vostre, dipinte disonestamente; e fareste opera che molto piacerebbe a Dio e alla Vergine Maria». Ed elevandosi contro la profanazione della pittura di chiesa, prorompeva: — L’immagine de’ vostri Dei sono le immagini e similitudini delle figure che voi fate dipingere nelle chiese; e i giovani poi vanno dicendo a questa e quella, Costei è la Madonna, quell’altra è san Giovanni; perchè voi fate dipingere le figure nelle chiese a similitudine di quella donna o di quell’altra. Se voi sapeste lo scandalo che ne segue, e quello che so io; non le dipingereste. Credete voi che la Vergine Maria andasse vestita in questo modo? Io vi dico ch’ella vestiva come poverella, semplicemente, e coperta che appena se gli vedeva il viso; così sant’Elisabetta. Voi fareste un gran bene a cancellare queste figure così disoneste, dove fate parere la Vergine Maria vestita come meretrice»[26].