Francesco Giuseppe Bressoni, gesuita romano, predicò ai Canadesi e agli Uroni; preso dagli Irochesi, fu venduto agli Olandesi mutilo e ferito; appena guarito tornò fra gli Uroni, ove i segni del suo martirio lo rendeano più venerabile; distrutti questi, rivide l’Italia, dove si diede alla predicazione, e stese un breve ragguaglio delle missioni nella Nuova Francia. Filippo Salvatore Gilli, gesuita romano, predicò per diciott’anni sull’Orenoco, sette anni a Santa Fè di Bogota, e ne diè la descrizione. E quanto deva la geografia ai missionarj, può raccogliersi da una dissertazione del cardinale Zurla.
Pochi noi accenniamo de’ moltissimi che, senz’altra speranza che del paradiso, senz’altra ricerca che delle anime, corsero fra’ popoli selvaggi o fra’ rimbambiti: ma non ci parve dover dimenticare questi eroi della fede e della civiltà, e riposammo sui loro trofei prima di raccontare le troppe miserie della loro e nostra patria.
CAPITOLO CL. Savoja. Emanuele Filiberto. Carlo Emanuele. Genova. Congiura del Vachero.
Il ducato di Savoja, il principato di Piemonte colla contea di Nizza, la supremazia sui marchesati di Saluzzo e di Monferrato, su Ginevra e il paese di Vaud, la Bresse, il Bugey, il paese di Gex, componevano il retaggio dei discendenti di Umberto Biancamano. I paesi oltremonti divideansi in baliati militari, ciascuno con un giudice, e spesso un ricevitore. Di qua dell’Alpi, il Canavese e val di Susa formavano un baliato, uno la val d’Aosta; gli altri paesi, di cui principali Torino, Carignano, Pinerolo, Moncalieri, Cumiana, Cavour, Vigone, Villafranca, stavano sotto al capitano del Piemonte.
Mentre le conquiste del secolo precedente aveano ridotto gli altri Stati italiani ai limiti che ormai doveano conservare, quel paese rimase frastagliato in mezzo a grosse Potenze, e i duchi attesero ad arrotondarlo coll’accorgimento e colle forze militari, ch’essi medesimi capitanavano. Dell’esser vassalli all’imperatore profittavano per ottenerne privilegi qualvolta egli avesse bisogno di loro; le alleanze o le guerricciuole de’ confinanti porgeano occasione d’incremento, come le opportune parentele. Amedeo VIII, ingrandito lo Stato (t. IX, p. 449), ottenne il titolo di duca di Savoja[26] (1416), e stabilì la successione primogenita con rappresentanza all’infinito, di modo che più il dominio non fosse diviso. Da commissarj ecclesiastici e laici, fra cui il cancelliere Giovanni di Beaufort e il segretario Nicolò Festi, avea fatto compilare statuti generali che prevalessero ad ogni statuto locale, e nel proemio avvertiva come le leggi abbiano bisogno di riformarsi a seconda dei bisogni nuovi, delle nuove milizie, della mutabilità delle cose umane.
Già v’era di pubblico obbligo il servizio militare, e Amedeo contava ventisettemila uomini abili alle armi; ma esentavansi a prezzo, e vero esercito nazionale si ebbe soltanto sotto Emanuele Filiberto verso il 1560. Il dominio di Nizza diede anche forze marittime; e navi armava il duca Lodovico verso il 1460.
Amedeo, senza togliersi del tutto agli affari, ritiratosi a Ripaglia sul lago Lemano, lasciasi eleggere antipapa (tom. VIII, pag. 196); poi per rinunziare alla tiara vuole buoni patti, fra cui il non potersi in dignità ecclesiastiche collocare verun forestiero. Suo figlio Lodovico (1440), accidioso e dissoluto, circondato di mimi, raggirato dalla moglie Anna Lusignano di Cipro, che coi denari di Savoja arricchiva sè ed i Ciprioti suoi, fu costretto ricorrere all’oneroso e disonorevole patronato di Luigi XI suo genero. I feudatarj, tenuti in briglia dai tre Amedei, allora vedendosi posposti, raffittirono trame e sollevazioni, donde supplizj, affogamenti ne’ laghi, esigli, e un esacerbarsi delle fazioni guelfa e ghibellina. Sin Filippo figlio del duca, per odio contro la parte candiota, scommosse lo Stato e uccise Giorgio di Varax.
Crebbe il disordine Lodovico, assegnando grossi appannaggi ai molti suoi figliuoli, che arrogavansi ciascuno l’arbitrio principesco fin di assolvere a denaro i delitti, dar moratorie, e altri abusi. Dopo ciò, che importa se Lodovico proteggeva le lettere, e andava talvolta coi principi ad ascoltar i professori dell’Università? Cominciò egli a mettere negli alti uffizj qualche Piemontese; come a quel di cancelliere di Savoja Giacomo Valperga di Masino, che poi dopo lunghi processi fu affogato nel lago di Ginevra e al fisco i suoi beni, indi riconosciuto innocente; Antonio di Romagnano, che a pena colla fuga si sottraesse al supplizio.
Amedeo IX succedutogli (1465), fu modello de’ mariti e correttore de’ costumi; guaj a chi bestemmiasse! scostava dal suo servizio il libertino, foss’anche il primo suo ministro; le cause de’ poveri e degli orfani volea riferite le prime nel suo consiglio; moltissimi indigenti alimentava in palazzo, comechè schifosi; la propria collana mandò alla zecca per risparmiare nuove imposte; e a chi lo avvertiva che con quel denaro avrebbe potuto procacciarsi esercito e fortezze, rispose: — Le limosine sono le migliori fortificazioni; e perchè regni l’abbondanza, vuolsi largheggiare coi poveri». Per tali virtù ottenne l’onore degli altari: ma il suo regno fu soqquadrato da incessanti discrepanze de’ fratelli e de’ nobili, scoppiate sino in guerra civile dopo ch’egli infermò e proseguite sotto la reggenza (1472) di Jolanda di Francia sua vedova, turbata anche da invasioni degli Svizzeri che le tolsero il paese di Vaud e Friburgo, de’ Borgognoni che lei chiusero in fortezza, de’ Milanesi che, a titolo di difenderla, occuparono il Vercellese (1482). Morta lei, e poco dopo il giovane figlio Filiberto, Carlo succeduto dovette colla spada recuperarsi il dominio; e ben tosto morendo (1490) dava luogo a una nuova reggenza, disputata sanguinosamente. I marchesi di Saluzzo, i conti di Bresse e de La Chambre a gara si sollevano; l’ambizione di Filippo fratello del defunto sommove il paese, finchè alla morte del fanciullo Carlo II nipote (1496), ottiene il dominio, ma dopo soli diciotto mesi muore anch’esso.
Suo figlio Filiberto II il Bello (1498) tentò svincolarsi dai nodi di Francia, rinforzati ne’ precorsi tumulti, ma per avvolgersi in quelli della moglie Margherita d’Austria; vide l’invasione de’ Francesi con Luigi XII, ed ebbe a soffrirne in sei anni d’indecoroso dominio. Suo fratello Carlo III il Buono (1504), che cinquant’anni regnò, le intere mattinate passava a sentir messe e visitar chiese; non isprovveduto d’intelligenza, ma di fortuna: ed oltre vedere i suoi paesi conturbati dall’eresia, corsi da Svizzeri, Francesi, Imperiali a vicenda, Berna invocata dai Ginevrini ch’egli stoltamente minacciava voler ridurre pari ad un villaggio di Savoja, gli tolse il Ciablese, il paese di Vaud, Ginevra e Gex, a suo dispetto piantandovi la Riforma; e Francesco I di Francia i restanti possessi perchè favorevole al cognato Carlo V, e permise che Federico II Gonzaga duca di Mantova (1533) raccogliesse in eredità il Monferrato. Vero è che il cognato imperiale gli donò la contea d’Asti e il marchesato di Ceva.