[49]. Varie gride. E vedi i nostri Ragionamenti sulla storia lombarda nel secolo XVII.
[50]. «Non avendo sua eccellenza desiderato mai cosa che la quiete e sollevamento delli vassalli di questo Stato, che tanto lo meritarono per la loro fedeltà e divotione al servigio di sua maestà, e mostrando l’esperienza che la principal rovina che sentono dipende dalli eccessi e rapacità d’alcuni soldati mal disciplinati, dalle cui male attioni risulta, non solamente discredito a quelli che si contengono nell’osservanza delli ordini, ma inconvenienti, danni e molti delitti gravi ed enormi, e che la maggior parte dei disordini procedono dal mal esempio, negligenza, tolleranza, dissimulazione dei capitani...» Grida 4 marzo 1637.
[51]. Istoria milanese in latino. All’opposto il Boccalini, nella Pietra del Paragone politico, loda i Milanesi «virtuosi italiani, i quali per la mirabile fecondità delli ingegni loro, nati all’invenzione di cose eleganti, da Apollo meritamente vengono chiamati primogeniti delle lettere».
[52]. In tempo di simile baldoria capitò ad Acerra una compagnia di commedianti, e subito fu presa a motti dai vendemmiatori; quelli risposero, ma furono sopraffatti dalle arguzie d’un Puccio d’Aniello. Laonde quei commedianti proposero a costui d’entrare nella loro banda, ed egli colle buffonerie sue traeva gran gente ai loro spettacoli. Morto, altri l’imitarono, e vuolsi da ciò cominciasse la maschera del Puciniello o Pulcinella.
[53]. Tesoro politico, tom. I. p. 317; Conti, Storia de’ suoi tempi, lib. II. 37.
[54]. Dei vicerè un solo napoletano, il conte di Santa Severina; come un solo milanese governatore a Milano, il cardinale Teodoro Trivulzio. Ecco i vicerè di Napoli.
| 1501 | Don Gonsalvo di Cordova. |
| 7 | Don Giovanni d’Aragona, conte di Ripacorsa. |
| 9 | Don Ramon di Cardona. |
| 22 | Carlo di Lannoy. |
| 27 | Don Ugo di Moncada. |
| 28 | Filiberto di Châlons, principe d’Orange. |
| 29 | Cardinale Pompeo Colonna. |
| 32 | Don Pedro Alvarez di Toledo. |
| 53 | Cardinale Pacheco. |
| 55 | Ferdinando di Toledo, duca d’Alba. |
| 59 | Don Perafan di Rivera, duca d’Alcala. |
| 71 | Cardinale Granuela. |
| 75 | Don Inigo Lopez Hurtado di Mendoza, marchese di Mondejar. |
| 79 | Don Giovanni di Zuniga, principe di Pietraporsia. |
| 82 | Don Pedro Giron, duca d’Ossuna. |
| 86 | Don Giovanni di Zuniga, conte di Miranda. |
| 95 | Don Enrico di Guzman, conte d’Olivarez. |
| 99 | Don Ferrante Ruiz di Castro, conte di Lemos. |
| 1603 | Don Giovanni Pimentel d’Herrera. |
| 10 | Don Pedro di Castro, conte di Lemos. |
| 18 | Don Pedro Tellez y Giron duca d’Osanna. |
| 21 | Cardinale Borgia di Candia. |
| Cardinale Zapata. | |
| 22 | Don Antonio di Toledo, duca d’Alba. |
| 29 | Don Ferrante Afan di Ribera, duca d’Alcala. |
| 31 | Don Emanuele di Guzman, marchese di Monterey. |
| 37 | Don Ramiro Guzman, duca di Medina las Torres. |
| 44 | Don Giovanni di Cabrera, ammiraglio di Castiglia. |
| 46 | Don Rodrigo Ponce di Leon, duca d’Arcos. |
| 48 | Don Inigo Velez, conte d’Ognate. |
| 53 | Don Garcia di Haro, conte di Castrillo. |
| 59 | Don Gaspare Bragamonte Guzman, conte di Pegnaranda. |
| 64 | Don Pasquale cardinale d’Aragona. |
| 66 | Don Pedro Antonio d’Aragona. |
| 72 | Don Antonio d’Alvarez, marchese d’Astorga. |
| 75 | Don Ferrante Fajardo, marchese di Los Velez. |
| 83 | Don Gaspare di Haro, marchese del Carpio. |
| 87 | Don Francesco Benavides, conte di Santo Stefano. |
| 96 | Don Luigi della Cerda, duca di Medina Cœli. |
[55]. È caratteristico il bando pubblicato dal vicerè in Palermo il 28 maggio 1621: — Convenendo al servizio di sua maestà cumulare et ammassare quella maggior somma di denaro che si può dal suo real patrimonio, per soccorrere et subvenire alle urgentissime necessità che soprastano, ed alla conservazione degli Stati e dominj di sua maestà e sua real corona, per esecuzione di ordine dato per sue reali e duplicate lettere a sua eccellenza dirette, colla deliberatione, voto e consiglio del tribunale del real patrimonio, ha deliberato vendere ed alienare, cossì a tutti passati, come per termino ad redimendum, ogni giurisditione di mero e misto imperio, alta e bassa, cum gladii potestate, a tutte quelle città et università e terre del regno che la vorranno comprare; nec non vendersi a tutti e qualsivoglia signori, baroni di vassalli, feudatarj e pezzi di territorj e burgensatici etiam che dette baronie, feudi, territorj e burgensatici fossero posti e siti dentro o fora di territorj e giurisditione di università; pretende sua eccellenza vendere a tutti passati tutte quelle giurisditioni di mero e misto imperio, venditi et alienati cum certa gratia redimendi, a tutti passati absque spe redimendi; e questo per quella maggiore somma e prezzo che potrà convenire, cossì de’ contanti, come ad tempus. Per tanto in virtù del presente bando si notifica a tutte e qualsivoglia persone, officiali di università, signori, padroni di stati, di terra et habitatione, baroni e feudatarj, e qualsivoglia padroni di territorj e burgensatici, che volessero attendere alla compra del mero e misto imperio in larga forma di dette università, loro territorj, e di detti stati, baronali e feudi e loro territorii e di detti stati, baronie, feudi e loro territorj, e delli sudetti burgensatici e territorj, e che sieno situate nelli territorj delle città demaniali o di altri, habbiano e debbiano comparire nel tribunale del real patrimonio con loro memoriali oblatorj, che si accetteranno le offerte proficue al servitio di sua maestà, e che il prezzo sia parte di contanti e parte ad tempus. E di più si notifica a tutti officiali di università, e signori padroni di vassalli, feudatarj et altri, che avessero comprato mero e misto imperio con certa gratia redimendi, che vedendo quella comprare con loro memoriali oblatorj, che si accetterà l’offerta che sarà parimenti proficua per il servizio di sua maestà e della forma e maniera di sopra espressate. Promulgetur: Corsettus F. P. — Billia Attuarius».
[56]. Opera capitale è Camillo Tutini, Dell’origine e fondazione dei seggi di Napoli. 1644.
[57]. Carteggio del residente del duca d’Urbino. In una grida, spesso ripetuta con qualche varietà, leggiamo: — Essendo pervenuto a nostra notizia che, per l’avidità di alcune persone poderose ed ingordigia dei venditori, il prezzo dei grani ed orzi si è alterato dal tempo della raccolta in qua a prezzi eccessivi, in grandissimo danno e pregiudizio dei poveri di tutto il regno, ecc.... e volendo rimediar come si conviene a cosa di tanto pregiudizio del regno, ecc.».