[58]. Zazzera, Governo del duca d’Ossuna. Perciò il Boccalini, nella Pietra del Paragone politico, dice che la Spagna «figurata da una potente reina, ha il corpo pieno di sanguisughe, per la maggior parte genovesi; e ve ne sono di quelle grosse come anguille di Comacchio».

[59]. Il residente del granduca scriveva al 27 luglio 1606: — Qui si sta senza pane e senza vino, con imposizione di nuove gabelle».

5 settembre 1606: — Qui si contano li homini per quartieri e per le case; e si sta in tanta necessità, che danno cinque tornesi di pane per bocca; e chi ne vuol più, ha da comprarse lo pane fatto fare per forestieri, che è piccolissimo».

23 aprile 1607. — La carestia è per lo Regno tanto grande, che vengono le comunità insieme in Napoli, e vanno gridando per la città pane. Ed è calata tanta poveraglia, che piaccia al Signore che questa città non si appesti, perchè le genti muoiono per le strade».

10 marzo 1609. — Per beneficio di questa città si erano messe gabelle sopra ogni sorta di legno e legnami, e sopra ogni sorta di corami, con mira di vedere di poter rimediare in qualche parte tanto debito. Ma questo popolaccio di Napoli, non potendo comportare questa repentina novità, è stato per farne tumulto».

Francesco Palermo pubblicò nell’Archivio storico italiano una preziosa raccolta di documenti intorno alla condizione economica del Regno dal 1522 al 1647. In lettere del residente in Napoli pel duca d’Urbino leggiamo: 31 dicembre 1611. — Il signor conte (di Lemos) ha con dolce maniera indotti i trattenuti a sottoscriversi di restar contenti di sei mesate del loro soldo, facendo dire che non forza nessuno, ma che mirerà con buon occhio quelli che lo faranno, e gli altri no; e che gli uni saranno nell’avvenire ben pagati, e gli altri male. Così tutti corrono a gara a far quello che sua eccellenza desidera, e vi è chi perde tre o quattromila ducati, che non ha altrettanto al mondo».

17 luglio 1621. — Qua la moneta è tanto scarsa, che ogni mille ducati non sono scudi quattrocento d’argento, per esser moneta piccola, tagliata e falsa: e così non potendo nè avendo modo il creditore dove investire detta moneta, s’induce a calare a sei ed a sei e mezzo per cento».

4 febbrajo 1622. — La confusione e danno incredibile che tuttavia si va augumentando in questa città e in tutto il regno per cagione di queste zanette da cinque grani, infamissime e vituperose, non si può esprimere. Basta solo a dire che è difficilissimo il poter trovare da vivere con questa sorta di moneta, e d’altre non se ne vedono: e se dura niente più, si morranno le genti di necessità, sendo la roba rincarita eccessivamente tutta, e quel che è peggio, non se ne può avere».

[60]. Così dice la Relazione elzeviriana che enumera le seguenti torri del littorale:

In Terra di Lavoro32
Nel Principato citeriore69
Nella Basilicata7
Nella Calabria citeriore27
Nella Calabria ulteriore50
In Terra d’Otranto65
In Terra di Bari16
Nell’Abruzzo citeriore7
Nell’Abruzzo ulteriore6
Nella Capitanata22