[88]. Il sunnominato gesuita Magnati al 18 marzo 1468 scriveva: — Il Guisa sta con un colore di morte, smagrito e smunto per il timore d’essere ammazzato. Perciò sta ritirato nella casa del principe di Santo Buono, difesa da cannoni, cavalleria e fanteria, per assicurarsi da chi gli macchina la morte. La mattina del 13 stante mandò una delle compagnie dei lazzari alla casa di Antonello Mazzella eletto del popolo; e condotto da quelli nella sellaria, gli fu mozzo il capo, spogliato, strascinato, e poi appiccato per un piede nel mercato senz’averlo fatto confessare. E dicono che forzassero Ciccio Gensale, genero del Mazzella ed eletto prima consigliere della repubblica, a strascinare cogli altri il suo suocero; poi fu saccheggiata la casa fin alli chiodi, essendo richissima di denari e mobili. Il Mazzella nel principio dei rumori si ritirò a Procida sua patria, e ne fu cavato a violenza da gente popolare per farlo eletto, ipso renitente».

[89]. Vedansi le Memorie della Motteville, che fa tristissimo ritratto di questo eroe scenico. Mazarino ai 23 aprile 1648 scriveva al gran principe di Condé: Il me faut travailler incessamment pour soutenir les affaires de Naples, lesquelles, faute de conduite de celuy qui les a entre les mains, sout tous les jours en estat d’estre entièrement ruinées. Dieu pardonne à qui en est cause; car pour moi je ne vois rien que je ne prévisse bien lorsque je fis tous mes efforts pour empêcher le voyage de monsieur de Guyse dans le dit royaume.

[90]. «Fu vista troppo superba il vedere gli abbracciamenti, li baci, le allegrezze che facevano tutti, non eccettuandosi nè persona, nè sesso, nè religiosi, nè qualsivoglia altra persona, e baciavano il terreno di questo nostro quartiere che li aveva liberati da mano de’ lazzari; e quello che recava stupore a tutti era il vedere li scambievoli abbracciamenti che si facevano gli Italiani con li Spagnuoli, e con le lacrime agli occhi gridavano: Viva Spagna che ci ha liberato dai lazzari e dai Francesi; e molti voleano baciare li piedi alli Spagnuoli... Il Guisa, avvisato del successo, si mangiò le mani e disse: Io merito questo e peggio, d’essermi fidato d’un popolo così barbaro ed incostante». Lettera del 6 aprile al cardinale Brancaccio.

[91]. Il Mazarino, in una lettera al maresciallo Du Plessis-Besançon del 16 luglio 1648, chiamava la spedizione di Napoli l’affaire de la plus grande importance qui se puisse presque concevoir. E al 15 agosto scriveva allo stesso Plessis e al principe Tommaso: Jamais la conjoncture n’a été plus favorable pour causer une révolution dans ce royaume, pourvu que l’on vous y voye en état de l’appuyer, les principaux de la noblesse étant dans la dernière méfiance des Espagnols, et ayant refusé à don Juan d’Autriche de se rendre près de lui, et les peuples ayant ajouté à la haine implacable qu’ils avaient déjà contre cette nation, dont ils ont donné de bonnes marques depuis un an, le désespoir et la rage de s’être laissé tromper et de voir ostensiblement que les Espagnols leur préparent des chaînes et un joug bien plus dur. — Ducento anni appunto più tardi noi leggevamo lettere dell’egualissimo tenore.

Del Mazarino furono pubblicate altre lettere relative a questo affare del Pastoret e dal Fortia. Tra altre al Fontenay scriveva: Je regrette fort qu’ on ait imprimé les lettres où vous traitez ce peuple de république. Heureusement ils ont souscrit la leur des mots, Votre très-humble servante, la république de Naples; ce qui les a rendu ridicules, et c’est beaucoup. Ces imaginations de république seraient de tout point funestes, car on ne peut chasser les Espagnols tant que la noblesse tiendra pour eux, ou que la république pourra mettre le pouvoir aux mains du peuple. Ainsi point de république: beaucoup de promesses générales, en se gardant toujours le moyen de profiler des événements sans contrevenir à sa parole; et puis du temps, du temps surtout. La patience doit finir cette affaire aussi bien qu’ elle l’a commencée.

Da quelle corrispondenze appare che la condotta del Guisa e la sua cattura, avvenuta fin dal 1º aprile, ignoravasi ancora a Parigi dal Mazarino il 22.

[92]. Tutti costoro sono dipinti come eroi nella Vita di Salvator Rosa di lady Morgan, che tanto male vi dice dell’Italia, per amor dell’Italia. Il Rosa, nella satira sulla guerra, cantava,

Senti come cangiato ha il mio Sebeto

In sistri bellicosi le zampogne,

Nè più si volge al mar tranquillo e cheto...