[94]. Pietra del paragone politico.

[95]. Guastalla, il cui nome suona scuderia delle guardie (Ward Stall), fu fabbricata da’ Longobardi sul Crostolo, e dopo una tempestosa libertà Luchino Visconti l’acquistò al Milanese, e Gianmaria la infeudò a Guido Torello nel 1406: Filippo Maria vi aggiunse il castello di Montechiarugolo nel Parmigiano presso l’Enza, dove un ramo de’ Torelli dominò, dipendendo dai Farnesi, finchè il conte Pio fu mandato al supplizio dal duca di Parma nel 1612. Da Salinguerra, costui fratello, derivarono i Torelli di Francia e i Ciolek Poniatowski, de’ quali fu l’ultimo re di Polonia. Il ramo primogenito, sovrano a Guastalla, finì nel 1522 col conte Achille, uomo di costumi perduti; e Lodovica Torello superstite, a cui era disputato dai parenti, vendè il contado a Ferdinando, figlio cadetto di Francesco II Gonzaga di Mantova (1539), allora vicerè di Sicilia; e fondate le Angeliche e le Signore della Guastalla a Milano, vi si ritirò a vita devota e morì nel 1569. Ferdinando suddetto fu celebre capitano, e contribuì alla vittoria di San Quintino. Cesare suo figlio sposò Camilla sorella di san Carlo Borromeo, nelle braccia del quale morì il 1577. Ferdinando II suo figlio fece erigere il contado di Guastalla in ducato dall’imperatore Ferdinando II, il 2 luglio 1621. All’estinzione della linea principale, pretese a tutto il ducato di Mantova, ma nella pace di Cherasco ottenne solo terre per la rendita di seimila scudi, che furono Dossolo, Luzzara, Suzzara, Seggiolo. Ferdinando III ebbe sol due figlie (-1678), una delle quali sposò Vincenzo Gonzaga duca di Melfi e d’Oriano, il quale ebbe quell’eredità e pretese anche tutto il Mantovano; ma quando l’imperatore tenne questo per la sua casa, al duca di Guastalla lasciò solo i principati di Bozzolo e Sabbioneta, colle terre d’Ostiano e Pomponesco, appannaggio un tempo d’altre linee finite. Vincenzo lasciò (1714) due figli che si succedettero; Antonio Ferdinando (-1729), e Giuseppe Maria (-1746), con cui finì la linea.

[96]. Memorie recondite, III. p. 367.

[97].

Ma qual fin sarà il mio se tu ti adorni

In pace col vicin? Se del Sebeto

Stringe e le mani tue comune oliva?

Miserabile Italia! Allor ben pormi

Dell’Ossuna in un punto e del Toleto

Sento a laccio servil la man cattiva.