Castiglione delle Stiviere fu dichiarato città dall’imperatore Mattia con diploma del 23 ottobre 1612, ed era frequentatissimo pel culto di san Luigi. Contro Ferdinando stettero lungamente ribelli i sudditi; infine egli fu cacciato dagl’Imperiali nel 1692, e quel paese occupato a vicenda da Cesarei e da Francesi; finalmente distrutto il castello e il palazzo di Castiglione, e molte memorie di san Luigi. Ferdinando morì a Venezia; suo figlio, maritato in una Anguissola, andò in Ispagna e visse povero, come i suoi figliuoli, in servigi di corte ed armi, finchè nel 1773 Luigi vendette all’Austria il principato di Castiglione, il ducato di Solferino, il marchesato di Medole per un’annua pensione primogeniale di diecimila fiorini. Questo Luigi fu anche letterato, e amò la Corilla Olimpica; e con lui finì quel ramo dei Gonzaga.
Quello di Novellara, discendente da Feltrino, cadetto di Luigi che fu capo del Mantovano nel 1328, si estinse nel 1728.
Di questa casa uscirono insigni donne: Ippolita duchessa di Mondragone (-1563), cantata da Bernardo Tasso e da altri: Lucrezia maritata in Gian Paolo Fortebraccio Manfrone (-1576), che nelle lettere ci lasciò testimonj di suo sapere e coraggio; Giulia Gonzaga di Melfi; Isabella duchessa d’Urbino, quella che il Barbarossa pirata cercò rapire (-1566); Caterina duchessa di Longueville (-1629), che a Parigi fondò le Carmelitane; Maria Luigia, moglie di Casimiro V re di Polonia (-1667), del quale sostenne il coraggio e ajutò l’abilità a ricomporre il regno.
[100]. Da antico dimoravano gli Ebrei in Mantova; ma una grave persecuzione fu suscitata contro di loro in occasione delle prediche fattevi da frà Bartolomeo di Solutivo nel 1602 contro i ciuffi e le vanità. Si disse che gli Ebrei lo schernissero, onde a furia di popolo alcuni furono impiccati pei piedi; si trattò di cacciarli affatto, poi si stabilì portassero un segno al cappello, e si discorse di fare il ghetto, compito poi nel 1610.
[101]. Urbano VIII diceva all’ambasciadore Lodovico d’Agliè: — Alla gloria del signor duca di Savoja, il quale si può chiamar difensore della libertà d’Italia, compie il terminare da sè solo questa differenza senza intervento di Spagna e di Francia. E quando ciò non si possa senz’opera di mezzano, farlo per la via nostra o d’altro principe che non sia straniero, e che non abbi in mira di rifabbricare la sua monarchia sopra le ruine degli altri». Lettera 26 febbrajo 1628.
[102]. Egli perì poi vincitore alla battaglia di Lutzen nel 1632, nella quale combattevano Borso e Foresto d’Este, Mattia e Francesco de’ Medici, Ernesto Montecuccoli di Modena, Ottavio Piccolomini duca d’Amalfi, Luigi e Annibale Gonzaghi, uno Strozzi; e sussidj d’uomini e di denaro aveano mandati all’Impero Lucca e i duca di Modena e Toscana. Il Waldstein fu fatto trucidare dall’imperatore coll’opera di Ottavio Piccolomini d’Aragona duca d’Amalfi, mosso da invidia, o da fedeltà. Al Waldstein resero omaggio i nostri anche dopo la disgrazia: il conte Gualdo Priorato, che sotto di lui aveva combattuto, ne spose la vita, e a lungo ne parlò nelle storie: così Vittorio Siri, il Bisaccioni, il padre Ricci bresciano, Paganino Gaudenzio, e poeti e oratori non pochi. In alcune lettere di Ottavio Bolognesi al duca di Modena, pubblicate nell’Archivio storico (Nuova serie, tom. III. p. 80) leggiamo: — Dio ha voluto dar il tracollo a Friedland col mezzo dell’astrologia. Avea richiesto l’astrologo Giambattista Seni genovese a specolar bene se poteva essere corrisposto dal Piccolomini in un grave negozio che voleva appoggiargli; ed avendo avuto risposta che le figure confrontavano talmente che sarebbero stati concordi fin alla morte, esso, che non credeva Dio ma sì astrologia, senza esitazione comunicò al Piccolomini i suoi progetti di ribellione». Il Piccolomini, secondo le lettere stesse, diceva che il Waldstein pensava abbatter del tutto Casa d’Austria, eriger Milano a repubblica, o darlo al duca di Savoja. Il Priorato si lagna che «di tanti fedeli del Waldstein, nessuno lo difendesse, ma subito morto, tutti credettero guadagnar merito coll’esagerare contro le sue azioni: li più obbligati, gli amici più stretti, i confidenti più cari parlavano contro di lui come se fossero de’ maggiori ingrati». Ad Ottavio Piccolomini furon dati i beni pel valore di quattrocento mila talleri, e il titolo di principe dell’impero. Egli erasi mostrato eroe alla battaglia di Lutzen, e non lasciò figlio, essendo invenzione di Schiller il Max. Ottavio stese una relazione della morte di Waldstein, gravandolo d’ogni colpa. Nel manifesto pubblicato dalla corte di Vienna è professato che nessuna legislazione sensata, nè le leggi dell’impero esigono procedura e sentenza formale in criminibus proditionis perduellionis vel lesæ majestatis notoriis, e che in tali casi executio instar sententiæ est.
[103]. Credesi allora rapita la Tavola Isiaca, che era reputata il più insigne monumento egizio, e che ora sta nel museo Torinese non tenuta per autentica; una magnifica sardonica figurante una panegiria, or conservata nel museo di Brunswick. I quadri del palazzo di Mantova furono portati a Praga, dove Cristina di Svezia li comprò e trasferì a Roma: indi comprolli il duca d’Orléans reggente di Francia.
La continuazione del Fioretto delle cronache di Mantova del Giunta al 1630 dice che a Mantova nell’assedio il frumento pagavasi 24 scudi il sacco; una libbra di oncie 23 di pane, lire 3, soldi 4; un boccale di vino lire 6; una libbra di formaggio lire 8, d’olio d’uliva lire 24, di lardo lire 6, un uovo lire 5: la doppia d’Italia di lire 29 spendeasi 150; lo zecchino di Venezia di lire 16 soldi 10, andò a lire 72.
[104]. Sed belli graviores causæ: risposta che lo storico Ripamonti mette in bocca al governatore Cordova, e che più o meno sfacciatamente si ripete ogni tratto.
[105]. Tadini, Ragguaglio... della gran peste contagiosa. E su tutti questi fatti vedi la nostra Lombardia nel secolo XVII.