Vous n’attraperez jamais rien.

Nelle lettere del cardinale D’Ossat occorrono moltissimi italianismi: Aigrir les matières, ne pouvoir mais, marcher de bon pied en une affaire, entrer en mauvaise satisfaction, scopes, ayant tardé plus qu’il ne soloit; m’embrassa, me tenant serré une bonne pièce (buona pezza); il me tournait à dire encore; la religion pâtit trop en temps de guerre. Reciprocamente poco era conosciuto qui il francese, poichè egli stesso ogni tratto mette: Le cardinal d’Ascoli me fit lire et expliquer en italien la lettre: monsieur le cardinal Lancelot me fit lire et interpréter en italien la lettre que votre majesté lui écrivoit etc. E a Venezia: Je bailli au duc les lettres de votre majesté avec une traduction en langue italienne, laquelle j’avais faite sur la copie que vous m’en aviez envoyée. Negli archivj veneti trovansi carteggi di varie Corti, e singolarmente della inglese, stesi in italiano: l’ambasciadore francese parlava a quel senato per via d’interprete, locchè non faceva lo spagnuolo: il doge rispondendo a quello, scusavasi se non avea ben capito, se non intendea bene il francese ecc.

[132]. «Il duca di Savoja ottenne questi giorni dal papa che tutti i soldati del suo esercito possano, una volta in vita e una in punto di morte, essere assolti da tutti i peccati e casi riservati alla santa sede... Questa domanda mi ha dato a pensare che voglia farli combattere non solo in giusta guerra contro gl’Infedeli, ma in qualche tristo disegno che possa avere». D’Ossat, Lettre CCLVI.

[133]. L’edizione elzeviriana del 1654, dedicata a Dio e coll’epigrafe La divozion forzata al Signor non è grata, è rarissima.

[134]. D’Ossat, Lettre CCXLIII. Il cardinale Francesco Barberini teneva presso Enrichetta di Francia regina d’Inghilterra agenti che, oltre le funzioni di ministri papali, procuravano vi si ristabilisse la religione cattolica. Singolarmente vi si adoperò il conte Carlo Rossetti, che cercava ottenere libertà di coscienza e di culto pe’ Cattolici, e anche di convertire il re. L’arcivescovo di Cantorberì si mostrava disposto andare a Roma se gli fosse assicurata la pensione di quarantottomila lire; ma il popolo di Londra, avutone sentore, assalì il Rossetti, che dovette fuggire. Wicquefort, L’Ambassadeur.

[135]. D’Ossat, Lettere del 1598. Quelle lettere riboccano di siffatte pretensioni.

[136]. Uberto Languet si ride della vanità de’ principi italiani, che cercavano il titolo di re alla corte dell’imperatore: Nam de ejusmodi nugis tanto conatu in hac aula agitur ab ipsis, ut nobis ampla materia ridendi præbeatur... Novit aula cæsarea uti vanitate Italorum ad sua commoda; quare non est quod Sabaudus speret se per Hispanum aut quemquam alium consecuturum id quod ambit, nisi multum pecuniæ in eam rem impenderit. Lettere da Praga, agosto 1575, marzo 1578.

[137]. Wicquefort, L’Ambassadeur. Famose questioni in tal proposito ebbe la corte di Torino colla romana. Quando i residenti di Savoja chiedessero udienza straordinaria, il maestro di camera rispondeva: — Il signor residente venga alla tal ora, che nostra santità lo sentirà». Nel 1701 il marchese Garneri fece la domanda, e monsignor Ruffo gli rispose che «troverebbe l’anticamera aperta, e in lui ogni attenzione per servirlo». L’inviato se ne tenne offeso, e interpostosi il cardinale Barberini protettore di Savoja, si rattoppò. Il Garneri, chiesta novamente udienza per mezzo del suo cavallerizzo, ebbe a voce risposta dal maestro di camera: — Il cardinale nostro viene oggi alle ventidue ore, e crederei di poter servire il signor residente». Il cavallerizzo domandò se avesse informato sua santità; e il Ruffo rispose: — Lei vuol saper troppo...». Il residente l’ebbe per ingiuria; il Ruffo negò d’avere data tale risposta; il papa mostrò che dovea credere a questo più che al cavallerizzo; il duca ordinò al residente di partire, e ne venne una lunga interruzione diplomatica.

[138]. Capitula regni Siciliæ edita ab ill. Fr. Testa; tom. II. pag. 57.

[139]. D’Ossat, Lettre CXLVIII.