[145]. 2 gennajo 1610. E vedi indietro al Cap. CXLIV.

Fra i dottori scelti da Federico Borromeo per la biblioteca ambrosiana era Antonio Rusca, che scrisse De inferno et statu dæmonum ante mundi exilium, libri V, in quibus tartarea cavitas, cruciamentorum genera, ethnicorom de his opiniones, dæmonumque conditio usque ad magnum judicii diem varia eruditione describuntur. Milano 1621.

* Il 21 luglio 1612 una donna a Firenze fu condannata ad essere appesa alle forche, poi bruciato il cadavere e confiscati i beni, come convinta e confessa d’aver avuto commercio nefando con un demonio che chiamava Bigiarino, il quale in forma di caprone la portò più volte ai sabati al noce di Benevento; ella stessa, trasformata in gatta, succhiò il sangue di molti ragazzi. Provavano il fatto molte madri, che certe malattie de’ loro figliuoli attestavano guarite da questa strega, mediante segni e parole inintelligibili. E poichè i fatti parean meno credibili, i giudici sottoposero la rea alla tortura probatoria, nella quale essa confermò tutte quelle fantasie. Paoletti, Istituzioni criminali.

[146]. Donzelli, pag. 194.

[147]. La moglie dell’ammiraglio Coligny era accusata d’eresia presso il duca di Savoja, e di stregheria per denunzia di un’ossessa. Il cardinale d’Ossat nelle lettere del 1597 molto ne parla, e adopera per salvarla, mostrando come non s’abbia ad aver fede al diavolo, padre della menzogna, e come esso non vorrebbe denunziare i proprj devoti: al tempo stesso crede accorgersi che il duca di Savoja non aspira ad impadronirsi dei beni di lei per servir de partage à un du tas de petits louveteaux qui se nourrissent au pié de ces monts, alludendo ai molti figli naturali del duca.

[148]. Nella Breve informatione del modo di trattare le cause del Sant’Offizio a Modena (Modena 1619) trovo questo catalogo di libri proibiti, speciale del paese, oltre quelli generali.

Che non si lascino vendere alcuna delle Istorie seguenti, per contenere esse respettivamente cose false, superstitiose, apocrife e lascive; cioè: Orazione di san Daniele. — Oratione di santa Helena, in ottava rima. — La Vergine Maria con gli Angeli santi — Oratione e scongiuri di santa Maria: «Con il priego suo, che la dirà, ecc. O somma sacra ecc.». — Il contrasto di Cicarello. — Egloga pastorale di Grotolo e Lilia. — Oratione di san Brandano — Vita di san Giovan Battista, in rima. — Oratione di santa Margarita, in ottava rima, per le donne di parto: «O dolce Madre, di Gesù vita». — Beneditione della Madonna, in ottava rima: «A te con le man giunte, ecc.». — Historia o martirio de’ santi Pietro e Paolo, in rima: «Al nome sia di Dio glorificato, ecc.». — Confessione della Maddalena: «Altissima benigna, e benedetta». — Pianto della Madonna, in ottava rima: «Chi vuol piangere con la Vergine, ecc.». — Contrasto del vangelo col demonio: «Madre di Cristo Vergine Maria, ecc.». — Historia di santa Chaterina vergine e martire. — Legenda devota del Romito de’ Pulcini. — Confitemini della beata Vergine. — Oratione contro la peste. — Epistola della Domenica, in ottava rima: «Viva divinità dove procede; ecc.». — Opera nova delli dodici venerdì: «A laude dell’eterno Redentore». — Opera nuova del Giudicio generale, in rima: «A te ricorre eterno Creatore». — Oratione trovata nella cappella dove fu flagellato nostro Signore in Gerusalemme: «Madonna santa Maria, ecc.». — Christo santo glorioso, laude devotissima: «Christo santo glorioso, che patesti, ecc.». — Oratione ascritta a san Cipriano contro i maligni spiriti: «Io son Cipriano servo di Dio, ecc.». — Historia di san Giorgio, in ottava rima, in quarto: «In nome sia, ecc.». — Oratione di San Giacomo Maggiore, in versi, in ottavo: «Immenso Creatore, e con tua morte, ecc.». — Oratione di santa Maria perpetua, in prosa, con la rubrica: «Quest’è una devotissima oratione, ecc.». Oratione della nostra Donna devotissima, e in versi e in rima: «Ave, Madre di Dio, ecc.». — Oratione di san Stefano: «Superno Padre eterno Redentore, ecc.».

Un catalogo di operette et historiette prohibite più esteso e aggiunto al Sacro Arsenale della Santa Inquisizione, Bologna 1665, e la più parte sono preghiere e storie devote, massime in versi; vale a dire che espurgavasi piuttosto dalle superstizioni, a tal uopo proibendo in generale «tutti li libri che trattano d’insogni o loro ispositioni», o d’astrologia giudiziaria, o d’indovinare. Anche nelle Regole del Sant’Uffizio, ristampate a Milano il 1689, è una lista di libri proibiti, che sono quasi tutte orazioni o pie leggende.

[149]. In Francia Enrico II fu il primo che portasse calze di seta; e allora si cessò di nettar il naso nella manica dell’abito; Naudé, Giudizio di guanto si pubblicò sul Mazarino. È bizzarro un Regolamento per erigere le manifatture in Francia, e toglier il corso dei drappi di seta che rovinano lo Stato; lavoro di Laffemas, Parigi 1597. In quel tempo un pajo di calze di seta valeva in Francia lire dodici, che oggi equivarrebbero a sessantaquattro.

[150]. Il carro mantovano, equivalente a otto sogli, vendevasi lire quaranta, prima della ruina dei vigneti.