[151]. Correspondance inédite de Mabillon et de Montfaucon aree l’Italie. Parigi 1846, tom. I. 210. Tra le feste più pompose variate per bizzarria di componimenti, son quelle fattesi a Venezia il 1587 in occasione che vi apparvero alcuni principi del Giappone, probabilmente impostori, ch’erano stati a venerare il papa a Roma. Vedi Sansovino, Venetia città nobilissima et singolare ecc.
[152]. Lettera del 1695 nella collezione Clarorum venetorum ad A. Magliabechium, tom. I.
[153]. Guerra e Bucca, Diurnali napoletani.
[154]. La Lombardia nel secolo XVII, dove si troveranno altre particolarità di costumi.
[155]. Vedi Arteaga. Chi voglia può leggere Teti e Flora, prologo della gran pastorale recitata in Parma nel meraviglioso teatro ecc.; Mercurio e Marte, torneo regale fatto nel superbissimo teatro di Parma, ecc., opere dell’Achillini.
[156]. Nella Relazione dell’ambasceria a Costantinopoli di Gianfrancesco Morosini, bailo della repubblica di Venezia il 1585, si legge: — Tutta questa gente è molto vile, di costumi bassi, e di pochissima industria, di maniera che per il più consuma il tempo in grandissimo ozio. Quasi di continuo stanno a sedere, e per trattenimento usano di bevere pubblicamente così nelle botteghe, come anco per le strade, non solo uomini bassi, ma ancora de’ più principali, un’acqua negra bollente, quanto possono sofferire, che si cava d’una semente che chiaman cavée, la quale dicono ch’ha virtù di far stare l’uomo svegliato. Altri mangiano l’haccì per stare allegri, alcuni teriaca, ovvero letificante di Galeno, e cose simili; delle quali par che sii impossibile che i Turchi di qualcheduna non vogliano usare. Quelli poi che bevono vino, lo fanno di tal maniera che non si levano da mangiare e bere sino che non sono ubriachi; vogliono passeggiar mai, anzi si burlano quando veggono Cristiani a farlo, e dicono che sono pazzi a camminar senza necessità».
Uno de’ primissimi libri che trattasse del caffè è De saluberrima potione Cahue, seu Cafè nuncupata; discursus Faustini Naironi Banesii maronitæ, Roma 1671. Ma un’eccellente descrizione di quella pianta è data da Prospero Alpino.
[157]. Castore Duranti cantava:
Hanc Sanctacrucius Prosper, cum nuncius esset
Sedis apostolicæ Lusitanas missus ad oras,