Huc adportavit, romana ad commoda gentis.
Quasi al tempo stesso Giovanni Nicod ambasciatore francese in Portogallo, l’introduceva in Francia, dov’era detta nicodina; e poi erba della regina perchè se ne valeva Caterina de’ Medici.
[158]. Nel 1648 il principe di Roccaromana descrivendo una vittoria da lui riportata, diceva: — Sto quasi morto di stracchezza per aversi peleato (combattuto) otto ore... me ne rallegro con vostra eccellenza, essendo risultato il tutto dal suo amparo (protezione). Il sergente Garzia merita la piazza dell’alfier morto, ed io ce l’ho promessa: vostra eccellenza faccia complirlo». Ap. Capecelatro, Diarj.
[159]. Lo compendio da una nota del cavaliere Tommaso Rinuccini, che sta ne’ Ricordi storici di Filippo di Cino Rinuccini, pubblicati a Firenze il 1840.
[160]. «La palla lesina era della grossezza d’una piccola pesca od albicocca, fatta di pelle di castrone ben seccata e ripiena di borra sì fortemente che riuscirà sodissima, e balzava altissimo: per darle s’adoperava mestole di un braccio incirca o poco più, di legname leggiero ed incartate di cartapecora nel luogo dove dovea dar la palla, che, colta bene, andava con tal velocità, che io scrittore mi ricordo di aver visto, quando era ragazzo, Pietro Berti ammazzare una rondine, che a caso s’incontrò nella palla alla quale lui aveva dato. La palle si facevano quasi per tutto il contado, ma le migliori e più stimate venivano da Panzano ed in giuoco si pagavano un testone la dozzina».
[161]. Molte erano quelle che, per aver fatto alcun voto, portavano una veste tutta scura.
[162]. Incomincia: — Assaggiamo di parlare un poco quest’altra lingua, massime essendo in questa contrada (Lucca), dove mi par sentire il più perfetto favellare della Toscana».
[163]. La ville et la république de Venise, Parigi 1680; opera anonima dedicata al conte d’Avaux, ambasciadore di Francia a Venezia. Merita pure essere veduto il viaggio in Italia del celebre Burnet vescovo di Salisbury.
[164]. Non siffatta dovea sembrare a Pietro Paolo Gileto milanese, che fece un poema Torino in ogni parte ammirabile; Milano, Malatesta, 1661. Egli stesso scrisse un altro poema in quattordici canti in ottava rima, Mondana politica, con varietà di successi significata, diretto a Carlo Emanuele II.
[165]. Journal du voyage de Michel Montaigne en Italie en 1580-81. Roma 1774. A Cristoforo Leuschner, che veniva in Italia, Giorgio Fabrizio dirigeva questi consigli: