[194]. Si suole dai nostri rimbrottare Boileau d’aver opposto all’or de Virgile le clinquant du Tasse: ma già prima la frase era stata adoprata in paragone molto più basso da Leonardo Salviati nell’Infarinato Secondo, lamentandosi di chi pretende «agguagliare all’Avarchide il poema del Tasso, secondo che s’agguaglia anche l’orpello all’oro».

[195]. Ciò spiegasi dalle condizioni sociali d’un tempo, in cui Chaudebonne diceva a Voiture: Vous êtes un trop galant homme pour demeurer dans la bourgeoisie: il faut que je vous en tire.

[196]. Vedi la raccolta delle lettere fatta dal Guasti, vol. V. pag. 97.

[197]. — Io non pensai mai di stampare a mie spese, perchè non ho molti scudi oltre i cento, i quali non mi basteranno quest’anno a vestire ed a mangiare. Sono sfornitissimo di tutte le cose necessarie. Avrei voluto (poichè gli stampatori non hanno discrezione o pietà o coscienza alcuna) ch’alcun mio amico facesse la spesa, e poi ritraesse i denari». Al Costantini, 12 settembre 1590.

[198]. — Appena questa state ho comperato per mio gusto due paja di meloni; e benchè io sia stato quasi sempre infermo, molte volte mi sono contentato del manzo per non ispendere in pollastro; e la minestra di lattuca e di zucca, quando ho potuto averne, m’è stata invece di delizia». Al Costantini, 12 ottobre 1590.

— Io vendei in Mantova per necessità per venti scudi un rubino, già donatomi dalla signora duchessa d’Urbino, il quale era stato stimato, da chi più, settanta scudi; da chi meno, trentacinque... I trentadue scudi non mi furono dati per pagamento d’un anello, ma per quel d’una collana, la quale io gli diedi da vendere, ed egli la vendè quattro scudi meno di quel che pesava l’oro». A Curzio Ardizio 1581.

— Io sottoscritto dichiaro d’aver ricevuto dal signor Abram Levi venticinque lire, per le quali ritiene in pegno una spada del mio padre, sei camiscie, quattro lenzuoli, due tovaglie. A dì 2 di marzo 1570». Torquato Tasso.

[199].

È del poeta il fin la meraviglia:

Chi non sa far stupir vada alla striglia.