[200]. In predica diceva che après leur mort les papes deviennent des papillons, les sires des sirons, les rois des roitelets; e a proposito del nuovo titolo di eminenza dato ai cardinali, dice che questi aveano lasciato ai vecchi l’illustrissimo e il reverendissimo, come ai loro camerieri regalavano gli abiti logori di pavonazzo e la biancheria sudicia. Il padre Basquier di Mons predicatore fece il Petit rasoir des ornements mondains; il Fouet de l’Académie des pécheurs, ecc. Altri titoli di prediche sono: Fusil de pénitence pour battre le caillou de l’homme; Petit pistolet de poche pour tirer aux hérétiques; la douce moëlle et la sauce friande des os savoureux de l’Avent. Fra i Tedeschi è per simili scempiaggini famoso il predicatore Abramo di Santa Chiara, morto il 1765.
* Gay de la Brosse nel 1628 dedicando a Richelieu il suo Dessein d’un jardin royal, diceva: — Encore que le temple de votre vertu incomparable ne soit honoré que de vœux d’un grand prix, et qu’une petite offrande aurait mauvaise grâce au rang de celles de valeur; sans vanité je ne laisse d’espérer que ces nouvelles pensées des plantes y pourront trouver quelque place sortable à leur bassesse.... Les plantes, pour être filles de la terre, ne sont tant abjectes qu’elles ne méritent la faveur des Dieux: l’ambroise, le nectar et la panacée chérie des immortels sont de leur famille... Ainsi que le soleil qui ne reluit pas seulement sur les hauts pins des montagnes et sur les chênes les plus élevés des forêts, mais encore sur les herbes les plus basses, il se pourra faire que vous, soleil des esprits, après avoir dissipé par la force de votre splendeur les épais nuages de la faction rebelle, que couronné de lauriers immortels et la palme à la main, vous rayonniez sur cette œuvre des plantes, sur les fleurs et les fruits de votre humble créature etc.
[201]. Un uomo ingegnoso in quel tempo stesso descriveva Parigi con altrettante arguzie, ma con ben altro spirito d’osservazione. È messer Giovanni Sagredo, di cui altrove parleremo, e in alcune Lettere, pubblicate a Venezia il 1839 per nozze, scrive a Giorgio Contarini:
— Eccomi in Francia: o che Parigi è un piccolo mondo, o che il mondo è un gran Parigi; o che non vi è paradiso in terra, o che Parigi è il paradiso terrestre. La fendono, o piuttosto la vettovagliano due grandi fiumi; città paragonabile ad una provincia a segno, che se alcuno commette un delitto da una parte di questa grande metropoli e fugga dall’altra, non è più conosciuto come se fosse passato in altro paese.
«La sera verso al piegar del sole fui condotto al corso, dove intervennero le maestà regie, e perciò frequentato da innumerabili carrozze. Pria che vi si entri si traversa un esercito di paggi e di staffieri coperti di livree di varj colori, esercito libertino senza capi che lo dirigano e perciò non poco insolente.
«Il corso è guarnito di verdeggiante tappezzeria naturale, formata da molti alberi piantati in fila, che per un terzo di miglio distesamente dilatandosi formano ombrosi e lunghissimi viali, sotto i quali si gode una deliziosa frescura ed aria amena. Che vi dirò delle donne che vi passeggiano? sciolgono la voce e cantando incatenano, augelli al suono, angeli al volto. Si sentono le più belle arie del mondo, ed esse hanno un’aria celeste.
«Il susseguente giorno fui introdotto nel gabinetto di una principessa, frequentato dalle più elette bellezze; per entro non si vedevano che oro e pitture, e risplendevano in tanta abbondanza i lumi a traverso dei cristalli, che la stanza mi sembrò un cielo illuminato da stelle.
«Che dirò dell’affabilità, della libertà, del brio, dello spirito pronto, dell’ingegno versatile delle dame? Parlano di tutto, hanno o pretendono di avere qualche cognizione d’ogni cosa; spesso, a dirvela schietta, non è che semplice tintura, e talvolta spropositi dicono, ma con sì belle parole che pajono belle cose. Discorrono della guerra come se avessero diretti eserciti, parlano di politica come se si fossero consumate nei gabinetti. Quelle poi della Corte penetrano nei secreti più reconditi, e fra i divertimenti d’un balletto si fabbricano da loro talvolta trame di famose rivoluzioni, si formano partiti per abbattere i favoriti, e taluna si è trasferita sino in Ispagna per procurare da quel re sostegno alla propria fazione.
«Vi sono le dame dameggianti che in francese si nomano coquettes, le quali godono d’essere intrattenute con allegri racconti, che ognuno spasimi per le loro bellezze, e si compiacciono delle lodi e delle lusinghe. Scaltre però e raffinate all’estremo, grande cautela si vuole per resistere ad un misto di vivacità e bellezza, e guaj a chi cede ad un cuore che pare di fuoco e non è che di ghiaccio; e solo l’orgoglio spesso, talvolta l’interesse, mutano il fuoco in ghiaccio, il ghiaccio in fuoco.
«Alcune altre, più serie e più gravi dell’aspetto, sono chiamate les précieuses, non sputano che sentenze, hanno del sussiego, aborriscono sentir parlare dell’amore, sebbene talvolta facciano all’amore più delle altre; ogni sentenza loro è un aforismo. Visitai, pochi giorni sono, una di queste, e non avendo soggetto così pronto per intrattenerla, sapendo che il di lei marito esercitava nel campo carica principale, l’interpellai se tenesse freschi avvisi del campo. Rispose che si trovava il re non lungi dalle sue truppe per invitare gli Spagnuoli a qualche azione. Soggiunsi che dove si ritrovava il re, dove assisteva la sua nobiltà fiorita e generosa, non poteva disgiungersi la vittoria. La preziosa, postasi in contegno grave, replicò che gli esiti delle battaglie erano incerti, che la fortuna ne prendeva una buona parte, che il principio delle imprese dipendeva dall’arbitrio dell’uomo, il fine dal volere di Dio. In altra occasione dissi: «Come vi sentite voi, madama, negli effetti dei correnti eccessivi calori?» Mi rispose, che nel teatro del mondo ciascheduna delle stagioni dell’anno fa il suo carnovale, e rappresenta quella parte che la natura le ha assegnato; che se l’inverno si trasvestisse da estate e l’estate da inverno, e se l’autunno da primavera e la primavera da autunno, e non avessero le loro temperanze, si disordinerebbe la rappresentazione, e si scomporrebbe l’architettura dell’universo.