Teofilo. Non tutte le cose che hanno un’anima, si chiamano animate.
Diosono. Dunque tutte le cose hanno per lo meno una vita?
Teofilo. Accordo che hanno l’anima in sè, hanno la vita quanto alla sostanza, e non quanto all’atto ammesso dei Peripatetici e da tutti coloro che definiscono la vita e l’anima in una maniera troppo grossolana. L’opinione di Anassagora, che ogni cosa è in ogni cosa, perchè lo spirito o anima o forma universale trovandosi in tutte le cose, ogni cosa può da ogni cosa prodursi, non solo è verisimile ma vera, perchè codesto spirito esiste in tutte le cose, le quali se non sono animali, sono però animate; se non sono secondo l’atto sensibile di animalità e di vita, sono però secondo un principio ed un atto primo qualunque d’animalità e di vita.
[235]. Est animal sanctum, sacrum et venerabile mundus. De immenso, lib. V.
[236]. Il famoso Scioppio il supplizio del Bruno raccontò in lettere ad un altro Luterano. Comincia: — Ti do la mia parola che niun Luterano o Calvinista è qui punito di morte, nè tampoco sta in pericolo, seppur non sia recidivo o scandaloso. È mente di sua santità, che ogni Luterano viaggi liberamente, e vi ottenga benevolenza e cortesia. Nel mese passato fu qui un Sassone, ch’era vissuto un anno con Beza, e fu umanissimamente accolto dal cardinale Baronio confessore del papa, e assicurato, purchè non desse scandalo». Segue narrando il processo e la condanna del Bruno, credendolo meritevole come ateo, e apostolo di dottrine assurde. Eppure si dubita se veramente sia stato arso. Vedasi Domenico Berti.
Il Botta si sbriga di quest’insigne Italiano colla frase seguente: — Non fermerommi a parlare del Bruno, perchè avendo insegnato che i soli Ebrei erano i discendenti di Adamo (?), che Mosè era un impostore ed un mago, che le sacre Scritture sentivano del favoloso, ed altre bestemmie ancora peggiori di queste, fu arso a Roma al modo di Roma nel 1600: rimedio abominevole contro opinioni pazze». Lib. XV.
Queste parole egli copia letteralmente dal Giannone, l. XXXIV. c. 8, che copia il Capasso e il Parrino, e dice: «Discreditarono l’onorata impresa (di innovar la filosofia) due frati domenicani, li quali non tenendo nè legge nè misura, e oltrepassando le giuste mete, siccome maggiormente accreditarono gli errori delle scuole, così posero in discredito coloro che volevano allontanarsene ecc.».
[237]. De libris propriis.
[238]. «Esser noi e poter sapere e volere è il certissimo principio primo». Universalis philosophia, I. l. 4. Secondo lui, l’intelletto consiste nel sentire, cioè accorgersi delle modificazioni del nostro essere; e memoria, riflessione, immaginativa sono varie determinazioni della sensività; il pensiero è il complesso delle cognizioni poste nella sensazione, la quale dà a conoscere soltanto gli oggetti individui, non la loro realtà nè le generali relazioni. Tutto il creato, a dir suo, consta di essere e non essere; il primo è costituito da potenza, sapienza e amore, che hanno per iscopo l’essenza, la verità, il bene: mentre il nulla è impotenza, odio, ignoranza. Nell’Ente supremo le tre qualità primordiali stanno unite in incomprensibile semplicità, senza mistura del nulla; une, benchè distinte. L’Ente supremo, nel trar le cose dal nulla, trasporta le inesaurabili sue idee nella materia sotto la condizione del tempo e sulla base dello spazio, e agli enti finiti comunica le tre qualità, che divengono principj dell’universo, sotto la triplice legge della necessità, della provvidenza, dell’armonia.
Sopra siffatta metafisica impianta una filosofia fisica, una psicologica, una sociale. Nella filosofia fisica considera l’universo come un complesso di fenomeni materiali, svolgentisi nel tempo e nello spazio. La materia posta in questi è un corpo, non costruito ma proprio alla costruzione; e opera per via di due agenti, calore e freddo. Quello formò il cielo dilatando, questo la terra condensando la materia; e dalla loro combinazione nascono tutti i fenomeni. La luce è tutt’uno col calore, solo denominati altrimenti secondo operano sul tatto o sulla vista.